19102017Headline:

Laziogate: coinvolto pure Parroncini

Giuseppe Parroncini

Giuseppe Parroncini

No, non è una storia torbida. Semmai è polverosa, e vale la pena aspettare che la polvere si posi per incominciare ad esprimere giudizi. Per il momento, meglio raccontare i fatti – quelli che sono emersi finora – e reprimere la tentazione di titoloni e gogne più o meno mediatiche. Ci sarebbe anche Giuseppe Parroncini tra gli indagati della nuova inchiesta sui fondi d’oro della Regione Lazio. Parroncini, l’ex consigliere regionale viterbese del Pd, sarebbe accusato di peculato, mentre per altri indagati – a partire dall’ex tesoriere del gruppo consigliare del Pd alla Pisana, il reatino Mario Perilli – si parla anche del reato di falso. La notizia l’aveva data ieri mattina Il Tempo, mentre il nome di Parroncini è stato fatto per primo dal telegiornale “Cronache” di La7, quello diretto da Enrico Mentana, alle due del pomeriggio.

Lo stesso Parroncini scandisce bene di non sapere nulla di questa storia: “Ho appreso la notizia dalla stampa, non ho ricevuto alcun atto e dunque non posso commentare”. E in effetti, l’iscrizione sul registro degli indagati non è ancora arrivata, per una ragione tecnica, così come non è arrivata ad altri due nomi eccellenti tirati in ballo nella vicenda, l’ex presidente reggente della Regione Esterino Montino (ora sindaco di Fiumicino) e il capo della segreteria del sindaco di Roma Enzo Foschi. Nel registro della Procura di Rieti, per ora, è iscritto soltanto Perilli. Ma fonti degne di fede riferiscono che per gli alti tre è solo questione di ore. Anzi, gli indagati alla fine sarebbero 14.

E in effetti, la vicenda parte proprio da Rieti. Per la precisione, da un articolo pubblicato un anno fa su un sito on line del capoluogo sabino. In cui si raccontavano, e documentavano, cene ed appuntamenti organizzati in provincia dal Pd,  e – secondo quanto scritto – pagate coi soldi destinati al gruppo della Regione. Spesso, però, si sarebbe trattato anche di eventi elettorali non connessi con l’attività della Pisana: convegni, cene a sottoscrizione e altri eventi del genere. Il magistrato reatino apre un fascicolo, e affida le indagini alla guardia di finanza, che acquisisce fatture e documenti anche a Roma, alla sede del gruppo consigliare del Pd. Che, nel 2011, ha ricevuto circa due milioni di euro di contributi.

Resta da capire la posizione dell’ex amministratore viterbese in questa vicenda. Perché al momento non è affatto chiara. Ci sono dei precisi riscontri a carico di Parroncini, oppure il suo avviso di garanzia (che non è ancora arrivato, ripetiamo, e che comunque è sempre un passaggio a tutela della sua difesa) è di carattere tecnico, formale? Della serie: avendo fatto parte del gruppo Pd, era un atto dovuto iscriverlo nel registro degli indagati, come gli altri colleghi, senza per questo pensare che sia responsabile di qualche scorrettezza.

Lo sapremo presto, si spera. Di certo, va registrato un crescente clima da caccia alle streghe, quando di parla di Regioni e di contributi ai partiti. A scoperchiare il vaso di Pandora fu il Laziogate, lo scandalo Fiorito, che è costato il posto a Renata Polverini e alla sua Giunta. Poi è arrivata la Lombardia, e qui a farne le spese è stato Formigoni. Quindi una regione rossa come l’Emilia Romagna. E in questi giorni fa notizia lo scandalo Piemonte, con una quarantina di consiglieri – e lo stesso governatore Cota – alle prese con la gestione, più o meno allegra, dei contributi. Anche per questa ragione, soprattutto per questa ragione, occorre procedere con cautela, aspettare che escano le carte, e aspettare che il polverone si posi, per distinguere gli eventuali onesti dagli eventuali disonesti.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Per l’amico zi’ Peppe il garantismo è obbligatorio, per i nemici un po’ meno. Quando si dice due pesi e due misure.

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