23102017Headline:

Politica ed etica: le travi e la pagliuzza

Il consiglio comunale di Civita Castellana

Il consiglio comunale di Civita Castellana

Qual è oggi il comune senso di giustizia? E qual è oggi il comune senso dell’etica? La domanda me la sono posta – e la pongo ai miei 15 lettori (ricordo che Alessandro Manzoni nei “Promessi sposi” ne dichiarò 25 e il sottoscritto non è certo alla sua altezza) – dopo aver assistito a vicende senza dubbio poco edificanti di cui hanno parlato recentemente i media locali e nazionali. E, dopo aver ascoltato, letto, valutato e analizzato, sono giunto alla conclusione che spesso ci si scandalizza per la pagliuzza (perché è senza dubbio la cosa più facile), mentre si resta indifferenti o si giustificano le svariate travi grandi come macigni.

Partiamo da queste ultime, limitandoci a citare quelle più recenti in ordine cronologico: il caso Cancellieri e l’eventuale grazia che il presidente della Repubblica dovrebbe (pardon, avrebbe dovuto) concedere a Silvio Berlusconi. In entrambi i casi, a mio modestissimo avviso, il comune senso del pudore (e dell’etica) è stato abbondantemente (e scandalosamente) superato. Cancellieri: non è tollerabile che un ministro della Giustizia, al di là della solidarietà umana che non si discute, ripeta per più volte “non è giusto” di fronte alla notizia di arresti per reati gravissimi, come invece è accaduto nella vicenda Ligresti. E non è tollerabile che, di fronte alle sacrosante polemiche che ne sono nate quando la cosa è diventata di dominio pubblico, lo stesso ministro non abbia avuto la sensibilità di fare spontaneamente quel passo indietro che sarebbe stato più che opportuno. Invece è accaduto il contrario: la Cancellieri ha tenuto il punto e – cosa altrettanto grave – il presidente del Consiglio dei ministri l’ha blindata per la classica ragion di Stato. Vergognoso. E Berlusconi? Qui siamo al delirio. Accusa il presidente della Repubblica di non volergli concedere la grazia, ma sottolinea che lui non la deve chiedere. Quasi fosse l’uomo Denim, quello che non deve chiedere mai. Dimostrando, ancora una volta se ve ne fosse bisogno, il cronico disprezzo per le regole di ogni tipo e del principio costituzionale che tutti sono uguali di fronte alla legge.

Fin qui le travi. E veniamo alla pagliuzza, ovverosia a quella che è stata definita la Parentopoli di Civita Castellana. Cosa è accaduto nella città delle ceramiche? Semplice. Che un professionista – incidentalmente anche consigliere comunale di centrodestra – ha avuto un incarico progettuale da un’azienda privata che deve aprire un nuovo supermercato. E, sapendo che sarebbero state fatte alcune assunzioni, ha – come si suol dire – sparso la voce tra amici e conoscenti, invitandoli a presentare i curricula. Ovvio che molti di loro, anzi la quasi totalità, appartenessero alla classe politica cittadina. Di tutti i partiti. Compresa quella Rifondazione Comunista (c’era di mezzo il vice sindaco il quale, si badi bene, è un cassintegrato) che poi ha voluto atteggiarsi a dura e pura uscendo dalla maggioranza.

Che in tutto ciò non ci fosse malizia alcuna lo dimostra il fatto che tutto è avvenuto senza sotterfugio alcuno e che ognuno ha agito indipendentemente dall’altro e, soprattutto, dal partito. Ma la considerazione da fare è un’altra: in un periodo dove la crisi morde e in una piccola cittadina dove chi fa politica fa praticamente volontariato (un consigliere comunale raggranella sì e no dai 150 ai 200 euro l’anno), perché a quest’ultimo dev’essere preclusa la possibilità di cercare un posto di lavoro privato (da 800 euro al mese o giù di lì) per sé, per un figlio o per qualsiasi altro parente?  Certo, l’opportunità politica avrebbe consigliato maggiore prudenza, ma il polverone che ne è nato è stato eccessivo. E soprattutto è stato eccessivo mettere addirittura in discussione la stabilità dell’amministrazione, anche se c’è il sospetto che da parte di Rifondazione Comunista si sia solo voluta prendere la palla al balzo.

Ma, al di là di ciò, se questo Paese vuole diventare puro come l’acqua che sgorga dalla sorgente, sarebbe bene che cominciasse a segare le tante travi che lo opprimono. Poi, si potrà anche arrivare a bruciare le pagliuzze.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Peccato per la mancata citazione del (relativamente) vecchio caso Lusi, con bonus peppebucìardi annessi e connessi. La memoria va di pari passo con l’età, eh Sassi?

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