25112017Headline:

Potature fuorilegge, ma spunta la deroga

Un impianto a biomasse

Un impianto a biomasse

La notizia può apparire banale: la giunta provinciale ha infatti approvato una delibera che fornisce ai Comuni indirizzi e linee guida in ordine al problema dello smaltimento degli scarti vegetali derivanti dalla potatura delle piante dopo che, una legge nazionale, vieta di bruciarli come rifiuto.

Il problema è ovvio: dopo il provvedimento preso dal Parlamento ingenti quantità di residui agricoli rischiano di restare al suolo provocando disagi agli agricoltori e penalizzando le colture. Inoltre, in caso di forti piogge, il trascinamento degli stessi nei corsi d’acqua e negli scoli, potrebbe compromettere la capacità di deflusso delle acque con conseguenti ricadute sull’assetto idrogeologico del territorio.

Per ovviare a tutte queste problematiche, considerata anche l’assenza di impianti a biomasse nella zona, la giunta provinciale, su proposta degli assessori all’Ambiente e all’Agricoltura Paolo Equitani e Roberto Staccini, ha approvato una delibera contenente indirizzi e linee guida ai sindaci, nel caso in cui decidano di emettere ordinanze in deroga, in attesa che la Regione o il Governo delineino la cornice normativa entro cui agire.

“Con questo provvedimento – spiegano Equitani e Staccini – veniamo incontro alle esigenze del mondo agricolo, in un momento in cui sono troppe le difficoltà che gli operatori del settore sono costretti ad affrontare. Considerando l’assenza sul territorio di impianti a biomasse in cui conferire gli scarti delle potature, è impensabile che gli agricoltori lascino ammucchiati i rifiuti sul terreno. I sindaci giustamente sono chiamati a far applicare e rispettare le disposizioni di legge, ma nel momento in cui si trovano ad emettere le ordinanze di divieto, non sanno dare risposte agli agricoltori che chiedono come risolvere il problema. Attraverso questa delibera – concludono – potranno avere indirizzi da seguire”.

Riassumendo: non si possono bruciare le potature. Ma queste, se lasciate in abbandono, possono provocare danni. Nella Tuscia non esistono impianti di biomasse. Ecco allora che la Provincia è costretta a inventarsi una deroga per venire incontro alle sacrosante esigenze degli agricoltori. Se permettete, questo è il festival dell’idiozia (senza offesa per nessuno, ma la parola in questo momento va di moda).

Perché? Si potrebbe osservare. Semplice. Perché alla fine le potature si bruciano lo stesso, l’ossido di carbonio che ne deriva circolerà liberamente nell’atmosfera e alla fine della giostra saranno stati gettati al vento quintali di calorie che sarebbero potuti servire per produrre energia e generare risparmio (energetico). Ma se qualcuno prova a proporre un impianto di biomasse da qualche parte, allora apriti cielo. Proteste, cortei e petizioni dappertutto. E allora la classe politica si adegua. Ignorando il fatto che tali impianti (soprattutto i più moderni) sono dotati di filtri in grado di abbattere la quasi totalità delle emissioni (insomma, bruciare le potature all’aperto è peggio) e che soprattutto produrrebbero calore da trasformare in energia elettrica o, addirittura in teleriscaldamento.

Inutile sottolineare che lo stesso discorso, con tutte le precauzioni del caso, potrebbe essere affrontato per i rifiuti, depurati da una raccolta differenziata spinta e dopo aver ottenuto un compost secco. Ma tutto ciò comporterebbe avere una classe politica degna di tale nome. Invece, a palazzo Gentili, sono tutti presi (da oltre cinque mesi) dal trovare un nome per fargli fare il presidente del consiglio provinciale…

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Festival dell’idiozia? Pane per i denti dell’ottuso superassessore Barelli, dunque.

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