23112017Headline:

Pure il Pignoletto nelle terre del Grechetto

Carlo Zucchetti con Maurizio Vallona

Carlo Zucchetti con Maurizio Vallona

Con Carlo Zucchetti siamo sui colli Bolognesi alla ricerca delle migliori cantine di Pignoletto da inserire nel percorso di “Nelle terre del Grechetto” di Civitella d’Agliano. Il nostro appuntamento ci ha portato in Valsamoggia, tra Bazzano e Castello di Serravalle. Un territorio di cerniera, posto fra l’Emilia e la Toscana, in un’area in cui la pianura Padana diventa Appennino. Un ambiente di grandi suggestioni, non solo naturalistiche. Qui la storia ha segnato il confine tra l’esarcato bizantino e le terre longobarde, e qui era il limite tra la guelfa Bologna e Modena ghibellina che si sono battute su questi campi ispirando il Tassoni per “La secchia rapita”. Le colture e più in alto i boschi, il saliscendi dei profili, amplificano la breve distanza con la via Emilia e il suo traffico incessante. Siamo in un altrove fatto di verdi brillanti, paesini arroccati, impressionanti calanchi.

Maurizio Vallona ci aspetta in cantina. Magro, capelli a spazzola, dinamico, ci viene incontro con il suo sorriso aperto e accogliente. L’inflessione emiliana, è inutile dirlo, trascina e crea una simpatia immediata. Carattere determinato e vulcanico, Maurizio ha una grande energia che innerva i suoi modi affabili e una forte personalità che è riuscito a trasferire anche ai suoi vini. Ci racconta che l’azienda era del nonno, Silverio, frutticoltore. Qui siamo vicini a Vignola, città del Durone Rosso e della Moretta e la cerasicoltura è stata fino a qualche decennio fa un’attività di punta. Maurizio ricorda che, nel periodo della fioritura, Bazzano sembrava innevata, i fiori dei ciliegi vestivano le colline coprendole di bianco candido. Poi le difficoltà della raccolta interamente manuale, dovuta sia ai costi che al reperimento di raccoglitori, e l’incidenza dei cambiamenti climatici hanno portato, almeno nel bazzanese, a un progressivo abbandono.

Passione, praticità e un grande amore per la campagna definiscono in poche parole Maurizio Vallona. Quando lo abbiamo incontrato ad aprile a Vinitaly, ci ha invitati per una visita in azienda avvertendoci: “Chiamatemi sul cellulare, ma insistete, perché quando sono sul trattore non lo sento”. Mentre parla del suo lavoro, emerge uno sguardo lucido e intelligentemente critico: “Non si riesce a capire che l’agricoltura non è solo un ambito di produzione, ma un importante sistema di mantenimento e cura del territorio e del paesaggio. È necessario cercare di mantenere e permettere agli agricoltori di poter portare avanti il proprio lavoro snellendo le pratiche burocratiche e comprendendo le difficoltà che ogni territorio porta con sé”.

Quella di occuparsi dell’azienda è stata una scelta. Nato a Bologna, Maurizio veniva qui in Valsamoggia a trovare il nonno il fine settimana. E così, negli anni, è maturata la decisione di dedicarsi all’azienda e di frequentare la facoltà di Agraria. Ha avuto le idee chiare fin da subito: “Non era nelle mie intenzioni continuare con la cerasicoltura, volevo dedicarmi alla vite. Così, nonostante le proteste del nonno, estirpai i ciliegi e l’azienda si coprì di filari. La mia scelta ricadde in particolare sul Pignoletto, un vitigno autoctono all’epoca poco conosciuto al di fuori di questa zona”. La cantina è stata finita nel 1985. In misura minore sono presenti anche Sauvignon, Cabernet e Merlot.

Oggi conduce 31 ettari vitati di cui 20 impiantati a Pignoletto. L’azienda si divide in tre appezzamenti, i terreni sono argillosi, calcarei e sabbiosi a seconda delle zone, con depositi alluvionali. La maggior parte delle cose le ho imparate direttamente, lavorando la terra e soprattutto a contatto con chi aveva una lunga esperienza sulle spalle. Ma altrettanto importante è tenersi aggiornati sulle ricerche, leggere i risultati delle sperimentazioni che vengono fatte.

Carlo Zucchetti: “Per quel che riguarda il legame tra Pignoletto e Grechetto: nei vecchi impianti corrispondono confermando l’ipotesi che si tratti di un unico vitigno con differenti cloni a cui sono stati dati nomi differenti nelle diverse zone e che la confusione e la separazione sia imputabile a disordini avvenuti in sede vivaistica. Tu hai notato una differenza tra i nuovi e i vecchi cloni”? Maurizio: “In effetti i grappoli sono più piccoli nei vecchi cloni. Personalmente, quando ho deciso di reimpiantare il Pignoletto, ho cercato le marze nei vecchi vigneti. Uno dei miei vigneti più vecchi risale agli anni ‘70 e presenta grappoli spargoli. Il passaggio che devo fare è dal cordone speronato al guyot che, soprattutto per vitigni come Grechetto e Pignoletto, consente una maggiore e più sicura produzione”.

“E per quanto riguarda l’invecchiamento, che ne pensi?” chiede Carlo. “Da queste parti longevità e vino bianco non erano termini affiancabili, soprattutto fino a qualche anno fa. Il vino bianco di un’annata vecchia era interpretato come fondo di magazzino. L’idea di procedere con l’invecchiamento, almeno nella mia esperienza, è nata quasi per caso, grazie a dei miei clienti che avevano tenuto dei cartoni di vino e quando l’hanno aperto sono rimasti entusiasti. Ho scoperto così le potenzialità del Pignoletto e ho iniziato a pensarlo per un’evoluzione. In questo modo è nato Ammestesso, Pignoletto in purezza che matura per 4 anni senza legno prima di essere messo in commercio. Gli ho dedicato un appezzamento a Montemaggiore, una vecchia vigna degli anni ‘70”.

Mentre parliamo si sente il rumore di una macchina che si avvicina, sono arrivate altre persone per una degustazione. Prima di salutare chiediamo a Maurizio dove sono i vigneti. Seguiamo la mappa che ci ha disegnato. La strada si inerpica sulla collina, i filari ordinatamente si susseguono sottolineando l’andamento dolce del terreno. Intorno poche case e panorami inaspettatamente seducenti. In questa giornata piena di sole, le viti sembrano distendersi e abitare lo spazio per godere appieno della luce intensa.

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