22022018Headline:

Quell’opera immortale di Andrea Scriattoli

Andrea Scriattoli

Andrea Scriattoli

Nel novero dei libri di ieri, da leggere/rileggere/ristampare, proponiamo oggi un classico dell’editoria viterbese:  “I più notevoli monumenti di Viterbo. Guida illustrata per il visitatore” di Andrea Scriattoli, riprodotta in anastatica nel 1999 dall’editrice Primaprint, sotto gli auspici delle Fondazione Carivit, e presto esaurita.

“Si dicono i classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli”. Così Italo Calvino, nella raccolta di saggi pubblicata postuma nel 1991 dal titolo “Perché leggere i classici”.

La definizione ben si addice all’opera di Scriattoli (1856-1936), precipua figura di erudito e di cultore della storia locale, che riversò il suo sapere, la sua curiosità, le sue infaticabili indagini sul campo, le sue letture su e intorno la storia e lo sviluppo del capoluogo del Patrimonio di San Pietro in Tuscia, nella grande opera “Viterbo nei suoi monumenti” (Roma 1915-1920,  ristampa anastatica Viterbo 1988), che a distanza di poco meno di un secolo dalla sua elaborazione e apparizione, costituisce ancora  un solido punto di riferimento bibliografico.

Fu lo stesso Scriattoli a voler proporre una edizione più agibile, una sorta di tascabile ante litterram, della sua imponente  ricognizione storico, artistica e architettonica dei principali mirabilia, ma anche delle vie, le strade, le piazze e gli ambiti periferici (il cosiddetto “contado”) della città.

Lo “Scriattolino” – così fu definito – apparve nel 1929 per i tipi della tipografia “Gaetano Buffetti”. Una guida, come sottolineò lo stesso autore nella presentazione, “più maneggevole per essere consultata e di costo non elevato per essere più largamente diffusa”, che “potrà rispondere alle richieste di quanti vorranno averla compagna nelle visite dei Monumenti cittadini, come potrà essere utilmente serbata in ricordo dell’antica ed artistica Città che fu meta di escursione”.

A proposito di “Patrimonium”, una curiosità. Quando fu costituita la Provincia di Viterbo (1 gennaio 1927), il commissario straordinario Filippo Ascenzi, il 26 aprile adottò la deliberazione n. 40, per “dotarla di un “Insegna” od “Arme” che, formata con elementi basati sopra tradizioni storiche o tratti dalle più importanti leggende, rappresenti graficamente la nuova entità amministrativa, mediante simboli che ricordino la Regione e insieme la Città capoluogo, dalla quale la Provincia trae il nome”. Ecco allora la necessità di “interpellare alcuni eruditi in storia locale ed incaricarli di comporre lo “Stemma” della nuova Provincia”. “Dopo scartate altre proposte – si leggeva nella deliberazione – ci si è fermati definitivamente allo “scudo” proposto dal prof. Andrea Scriattoli così composto: nella parte superiore croce bianca in campo rosso con quattro chiavi in palo a ricordare che Viterbo fu già (fino al 1870) Provincia del Patrimonio di S. Pietro; in basso il leone (in campo azzurro) che fin da prima del 1200 si trova a raffigurare la Città di Viterbo, e che figurò da allora sulle bandiere del Comune e in antichi sigilli con il fiero motto, riprodotto ora dal nuovo Stemma provinciale: Non metuens verbum leo sum qui signo Viterbum “Non temo minacce: io sono il leone che rappresenta Viterbo”. Lo Stemma è sormontato dalla Corona di Provincia, secondo il disegno riportato dal Camajami, costituita da un cerchio sostenente dodici torri merlate (sette in vista) unite intorno da un cordone di muro”.

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