25112017Headline:

Strategie di sviluppo e fondi comunitari

monte rufenoIl progetto “Aree interne” è una strategia che, muovendo azioni private e pubbliche e unendosi a politiche regionali e nazionali, dia loro forza, efficacia e visione per uno sviluppo del territorio dell’Alta Tuscia cogliendo l’opportunità dei Fondi comunitari 2014-2020 (Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo sociale europeo, Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, Fondo europeo per la pesca).

Tale progetto riguarda quindi il tema della promozione dello sviluppo locale – centrale nelle scelte strategiche 2014-2020 – e si colloca all’interno di un nucleo fondamentale di politiche nazionali e regionali per le aree interne. Riguarda un mix di azioni: dalla difesa idrogeologica alla manutenzione del territorio, dalla valorizzazione delle risorse naturali e ambientali alla cultura. Riguarda la questione essenziale della creazione di opportunità di lavoro che abbiano una sostenibilità nel tempo in queste aree e contribuiscano a tenere un tessuto vitale di attività economiche. Ciò può essere possibile naturalmente partendo dalle risorse e dalle attività esistenti, che in alcuni casi non sono affatto irrilevanti, ma sono sottoutilizzate o addirittura nascoste.

Nelle aree interne in cui il progetto intende collocarsi si trovano prevalentemente piccoli comuni, da alcuni alle prese con pesanti difficoltà di bilancio e che ora devono affrontare i riordini amministrativi previsti dalla legislazione in essere. Il riordino amministrativo (unioni e fusioni) deve precedere di apri passo con il progetto di sviluppo dell’area che deve nascere dai territori. Ogni territorio delle aree interne italiane ha caratteristiche diverse e dunque deve essere progettato appositamente in base alle specifiche vocazioni. Non si può posporre il progetto di sviluppo al riordino amministrativo. Il progetto deve nascere dal basso e non può essere vincolato da normative troppo rigide. E’ necessario impostare strategie di medio lungo termine. E’ necessario introdurre innovazione in tutti i settori.

Decisive sono anzitutto le risorse umane: la loro presenza, la loro qualità, la loro motivazione, il loro orientamento culturale e professionale, la convinzione e la disponibilità a interprete a adottare valori e stili di vita appropriati alle caratteristiche ambientali e sociali, superando passività e subalternità ai modelli urbani. Decisiva è anche una sorta di pacifica rivoluzione culturale: cioè affermare un approccio culturale opposto alle logiche tradizionali dell’assistenza o del riequilibrio, per puntare a un netto salto di paradigma, che concentri energie umane ed economiche sulle eccellenze presenti a partire dal capitale culturale e naturale pressochè intatto e dall’irripetibile identità del paesaggio, nel quale la bellezza, sempre più riconosciuta, è spesso l’espressione di vocazioni e saper fare consolidati in attività e produzioni di qualità e autentica originalità.

Non tutte le attività e le innovazioni necessarie e previste richiedono risorse finanziarie. Sarebbe opportuno però poter utilizzare al meglio i fondi derivanti dalla nuova programmazione EU 2014 – 2020. Sarebbe opportuno che i nuovi fondi fossero più adattabili alle esigenze specifiche dei territori. Si riconosce l’urgenza e l’importanza dell’agire subito. Restare ancorati a vecchi schemi non è possibile. Innovare profondamente il sistema è necessario. I partecipanti s’impegnano a collaborare per sviluppare un’idea “Progetto Aree Interne” che possa fungere da esperienza utile a contribuire ad una visione e una progettualità per le aree interne e per i piccoli comuni della Tuscia.

Il “progetto Aree interne” quindi intende realizzare una strategia di sviluppo territoriale per l’Alta Tuscia, adottando la metodologia innovativa di accesso ai fondi strutturali 2014-2020, candidandosi come “progetto pilota” attraverso un accordo di programma quadro (APQ) tra i Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, la Regione Lazio e i Comuni dell’Alta Tuscia.

L’innovazione metodologica principale consiste nel fatto che per aspirare a trasformare la realtà attraverso l’azione pubblica è necessario che i risultati cui si intende pervenire siano definiti in modo circostanziato e immediatamente percepibile, sia da coloro che sono responsabili dell’attuazione, sia da coloro che ne dovrebbero beneficiare al fine di dare vita a una vera e propria valutazione pubblica aperta.

L’individuazione dei risultati desiderati deve essere effettuata prima di scegliere quali azioni finanziare e mettere in pratica. Si tratta di un requisito ovvio, eppure nella pratica comune quasi mai rispettato. E’ usuale, infatti, che vengano prima definite le azioni, in modo spesso generico, razionalizzandone semmai ex-post le finalità, con un conseguente sbilanciamento tra mezzi e fini. Non è dunque un caso che spesso alla spesa e alla realizzazione fisica, quando finalmente hanno luogo, non seguano benefici per i cittadini, il lavoro, le imprese.

L’Alta Tuscia come “Area interna”, territorio cerniera per storia e vocazione, che può diventare uno dei motori più dinamici di questa nuova piattaforma produttiva e culturale organizzata sulle risorse del territorio: il lago di Bolsena, i parchi, le straordinarie testimonianze archeologiche etrusche e i borghi medioevali, un’agricoltura di qualità assieme ad un offerta turistica che ha eccezionali margini di crescita.

Un progetto che punta alla sinergia del sistema scolastico e formativo, di quello sanitario e socio-assistenziale e che riapre il capitolo della viabilità e delle infrastrutture. Insomma, ci sono opportunità e risorse su cui occorre mettere capacità progettuale e di governo.

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