18122017Headline:

Il punto/ Tante responsabilità e tanti complici

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Mezza Viterbo ha brindato. Quella che era finita nelle grinfie di un giornalista tutto particolare e che si era sobbarcata pesanti e noiose trasferte fino al Tribunale di Cassino per avere giustizia. Già, perché il periodo d’oro di Paolo Gianlorenzo risale a quando era direttore del ciarrapichiano “Nuovo Viterbo Oggi”, che si stampava in Ciociaria. E dato che la legge sulla stampa prevede che il luogo del reato si configuri laddove il giornale cartaceo viene stampato, il traffico sulla direttrice Viterbo-Cassino in quegli anni era lievitato a dismisura.

L’altra mezza ha assorbito la notizia con una certa indifferenza e nonchalance. Perché Paolo Gianlorenzo è stato strumento del potere viterbese finché ha fatto comodo (ma questo lui non l’ha mai compreso) ed è stato gettato alle ortiche quando non serviva più. Come si fa con lo Scottex.

Uomo di destra, ma di quella destra dura e pura con tanta nostalgia per il Duce, Gianlorenzo era stato bravo a costruirsi una rete fittissima di informatori a 360 gradi. Tra i politici amici suoi, in primis, ma non solo. Anche tra le forze dell’ordine, esternando il suo cameratismo per aver fatto il servizio militare nell’Arma dei Carabinieri, ma non disdegnando di avvicinare anche cosiddetti “servi dello Stato” appartenenti a Corpi diversi. Fatto è che – questo va ammesso – era sempre il primo a sapere certe notizie di carattere giudiziario, ad anticiparne i dettagli, talvolta addirittura l’accadimento stesso. Perché lui era un mago nel blandire e nell’adulare l’obiettivo di turno con lo scopo di carpirne segreti più o meno riferibili. E, grazie a questa sua innata capacità (condita abbondantemente da certe complicità), era in grado di usare il giornale secondo il verbo del suo editore, nonché senatore, Giuseppe Ciarrapico: “Favorire gli amici e crepare i nemici”.

Ma non è tutto. Perché Gianlorenzo nella lotta politica ci voleva stare dentro con tutto se stesso. Non tanto nelle diatribe tra schieramenti avversari, quanto nelle lotte di potere tra fazioni dello stesso schieramento. Ecco allora i suoi infiniti colloqui (telefonici e di persona) col senatore Pd Ugo Sposetti per avere informazioni sull’area cattolica del partito; ecco l’amicizia con Angela Birindelli (Pdl) per dileggiare il suo nemico Francesco Battistoni (sempre Pdl).

Paolo Gianlorenzo avrebbe probabilmente viaggiato a vele spiegate  se Ciarrapico non fosse stato travolto dai debiti e dalle inchieste giudiziarie e non fosse stato costretto a chiudere i suoi giornali, “Nuovo Viterbo Oggi” compreso. Perché il Ciarra era in grado di garantirgli quella tribuna che – pur vendendo un numero assai limitato di copie in edicola – aveva comunque un continuo effetto deflagrante sulle vicende viterbesi. Trovatosi però senza più il colpo in canna (anzi, gli era stata tolta proprio la pistola), l’uomo dalle mille e una risorsa era riuscito a convincere Arturo Diaconale e a varare L’Opinione di Viterbo, per poter continuare nella sua mission. Ma ben presto, in questo caso, affiorarono problemi economici di sostentamento per poter tenere in piedi la baracca. Ed ecco allora, il cambio di passo. La carota, ma anche il bastone, verso coloro che non erano disposti a dargli una mano. Fino a rimanere irretito nelle maglie della Giustizia (imputato in ben tre inchieste) e fino all’arresto di ieri mattina, frutto del suo perseverare, nonostante tutto, nella sua logica bullonesca ormai priva ormai di qualsiasi effetto mediatico.

Paolo Gianlorenzo ha avuto la responsabilità di aver avvelenato per anni la politica viterbese e ora dovrà forse pagarne il conto. Il problema però, è che in questa sua cinica strategia del fango a tutti i costi, ha avuto molti complici. I quali – statene certi – adesso diranno tutti: “Io lo conoscevo appena”.

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2   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Caro Sassi, non le sembra di esagerare un po’? E chi sarà mai questo Gianlorenzo, la reincarnazione della Spectre di buondiana memoria o della f.o.r.i.a. di comunistica memoria? E il suo famoso garantismo, si è squagliato di fronte a un opinabile mandato di cattura?

  2. Giorgio Molino scrive:

    Fuori i nomi, allora. O sono volati via come l’aeroporto?

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