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Un libro-saggio su Sebastiano Del Piombo

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La “Flagellazione” di Sebastiano Del Piombo

In origine (1525), collocata nella chiesa dell’Osservanza del Paradiso, commissionata da Giovanni Botonti, chierico di camera di papa Clemente VII. Quindi, l’indomani l’unità d’Italia, dopo la soppressione dell’Osservanza circa il 1873, venne trasferita a palazzo dei Priori. Nel 1912, sempre per volontà degli amministratori comunali, fu ospitata nella Cappella Spreca di Santa Maria della Verità, primo nucleo del museo Civico di piazza Crispi. Nel 1924, il primo restauro, in quanto si era “notato qualche deperimento”. Nel 1944, quanto il capoluogo subì massicci bombardamenti dagli alleati anglo-americani,  fu messa in salvo da Emilio Lavagnino (lo storico dell’arte cui si devono decisivo interventi per la salvaguardia del patrimonio artistico italiano durante la Seconda guerra mondiale) e trasferita in Vaticano. Nel 1951, nuovo restauro, presso il neonato Istituto centrale, per la cura di Nerina Neri e sotto la direzione di Cesare Brandi. Nel 1955, il ritorno a Viterbo, col museo Civico riaperto dopo le pesanti ferite (a cominciare dalla Cappella Mazzatosta di Lorenzo da Viterbo) provocate dai bombardamenti. Nel 1971, di nuovo a Roma, sempre all’Icr, per il fissaggio della pellicola pittorica. Nel 1994, la città dei Papi la riaccolse, insieme alla “Pietà” (1512-1515), sistemate in una apposita sala climatizzata del Civico. Il resto è storia degli ultimi lustri: il crollo (25 maggio 2005) dell’ala della Pinacoteca; la ricostruzione; le gravi criticità strutturali, la chiusura. Col risultato che due vette assolute della storia dell’arte di tutti tempi sono interdette alla visione e, soprattutto, all’ammirazione di studiosi, visitatori, turisti.

La lunga premessa – attraverso le non poche vicissitudini patite e alla vigilia (forse) di una mostra annunciata per il prossimo dicembre dalla giunta di Leonardo Michelini – per ritornare a parlare della “Flagellazione di Cristo”, di Sebastiano Luciani detto Sebastiano del Piombo (Venezia, 1485 – Roma, 21 giugno 1547).

Il dipinto, realizzato su tavola, è al centro di un accurato saggio di Andrea Alessi, dal titolo “La Flagellazione di Cristo di Viterbo: storia, repliche e restauri”, contenuto (pp. 15-21) nella rivista “Biblioteca&Società” n. 1-4, 2011-2013, edita dalla Biblioteca consorziale di Viterbo.

Non è la prima volta che Alessi si misura con Sebastiano e i suoi capolavori viterbesi. Nel 2007 aveva dettato il volume Dante, Sebastiano e Michelangelo. L’Inferno nella Pietà di Viterbo (pp. 95, Electa) dove aveva prodotto le prove a sostegno della identificazione dei luoghi reali che fanno da sfondo della “commovente pala e anche le implicazioni – annotava Claudio Strinati nell’introduzione – legate alla committenza dell’opera, alla sua collocazione in San Francesco, alla formidabile componente dantesca depositata nel capolavoro”.

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2   Commenti

  1. Claudio Strinati, ieri sera e sabato scorso, ha citato Sebastiano del Piombo nella trasmissione “Roma la storia dell’arte” in onda su Rai5. A Viterbo però non si è in grado di riaprire il museo civico per far godere al pubblico i capolavori di questo grande artista.

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