23092017Headline:

Viaggio ad Arlena, dove sono gli ultrà

Il cartello di benvenuto ad Arlena

Il cartello di benvenuto ad Arlena

Giunti in paese si capisce al volo che c’è qualcosa di storto. Il cartello “Arlena di Castro” pende da una parte. Cento metri più avanti ecco un altro indizio: la rotatoria (l’unica) non è al centro della strada, ma spostata tutta a destra. In un tetris di sensi unici, dare precedenza e guidatori occasionali in preda a crisi isteriche. Non si mette bene. La chiesa è vuota. Il bar quasi deserto. La pompa di benzina senza omino preposto. Dove saranno tutti? Eppure Wikipedia conta ben 901 abitanti.

C’è un bivio. La scelta è tra Tuscania e “Strada dell’olio dop di Canino”. Vada per la seconda. D’un tratto il boato. Urla. Bambini che schiamazzano e signori incappucciati. È lo stadio. Ed è vivo,  si contano quasi cento teste. Gioca la Juniores, o comunque una categoria di sbarbati. A una settimana precisa dal fattaccio.

Quale? L’Arlenese di Seconda categoria chiude 0-0 la gara interna col Bolsena. E fin qui nulla di accio. Peccato però che (per quanti se la fossero persa, Sky compresa) il referto dell’arbitro parli di tutt’altro. Due turni di squalifica del campo, da disputare su neutro e a porte chiuse. Petardi dalle tribune. Calci e pugni alla porta degli spogliatoi dello stesso. Intervento della forza pubblica (che non è un movimento politico ma probabilmente i carabinieri). Calci e pugni di nuovo, ma stavolta anche sputi – nonostante la scorta – al direttore di gara e alla sua auto. Con annessi danni di carrozzeria. Tre persone espulse. E altri dettagli che trasformano il referto in un bollettino di guerra.

In molti logicamente si sono interrogati sul perché. Come si possa arrivare a tanto. “Situazione gravissima”, ha commentato secco il consigliere federale Renzo Lucarini. “Gliele hanno date pure poche, rispetto a quante se ne meritava”, il parere opposto di un ultrà.

Una partita della Juniores sabato pomeriggio

La partita della Juniores di sabato pomeriggio

La via di mezzo (forse) sta nel fatto che a volte troppo entusiasmo può portare a comportamenti eccessivi. Ad errori. E fortunatamente non quotidiani né ripetuti con una certa frequenza. Arlena è un esempio lampante di come il calcio possa anche essere un buon catalizzatore sociale. La squadra si è iscritta in Terza, richiamando a casa tutti quelli che si erano persi per la Tuscia (tra dirigenti, appassionati e principalmente attori protagonisti). Subito un campionato di vertice. La vittoria della Coppa. Il salto in Seconda. E quanti non sono potuti scendere sul rettangolo di gioco si sono accalcati sulle gradinate da supporto agli amici. “Una curva calda – dice chi li ha incontrati – ma non violenta. Caciarona forse”. Tanto da festeggiare un gol con una strombazzata di clacson bitonale. Già, c’è chi può permettersi di seguire i novanta minuti anche dal camion.

Comunque. Tutta questa faccenda probabilmente si chiuderà, se non si è già chiusa, come una bella tirata d’orecchi. Una punizione da genitore. Una presa di coscienza da figlio. E con la promessa che non succederà più. E che allo stesso tempo però un paese sano la domenica continui a frequentare lo stadio. Con la medesima passione di sempre.

 

 

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