22022018Headline:

Così il Trasporto diventerà mondiale

comunePieni gli alberghi a Baku,  per il ponte dell’Immacolata. E no, non è l’attacco della solita lagna di Franco Battiato, ma quello che attende i nostri eroi, in questa settimana, nella capitale dell’Azerbaigian (qui usiamo la traslitterazione italiana dal cirillico). Due milioni di abitanti, portone – nel senso di grande porto – sul mar Caspio, un centro storico che a sua volta è patrimonio dell’Unesco e tanti nuovi mirabolanti edifici, costruiti coi soldi del gas e del petrolio e spesso in barba al buon gusto estetico. In uno di questi palazzoni – il Marriot hotel, cinque stelle lusso – si terrà da domani a sabato l’ottava assemblea intergovernativa per la salvaguardia del patrimonio immateriale dell’umanità. Tanta roba, già dal titolo.

Tra i partecipanti alla riunione del comitato c’è mezzo mondo. Il presidente è azero, i vice vengono da Grecia, Cina, Brasile,  Burkina Faso e Egitto. Tra gli invitati, ministri e ambasciatori, professori e studiosi, sindaci e amministratori da tutto il mondo. E i nostri eroi, appunto, la delegazione viterbese, che insieme agli alleati fraterni di Nola, Palmi e Sassari sosterrà la consegna del riconoscimento di “patrimonio immateriale dell’umanità” alle Macchine a spalla (In inglese suona così: celebrations of big shoulder-borne processional structures). E cioè la Macchina di Santa Rosa, i Gigli nolani, i Candelieri sardi e la Varia calabrese. Un’alleanza, appunto, una rete, già in embrione dal 2006 (allora c’erano anche i Ceri di Gubbio, poi usciti dal gruppo) che lavorando in sistema, tra politica, lobby, appoggi e promozione, è approdata fin qui, ad un passo dal traguardo. Sul successo non ci sono dubbi, è solo questione di tempo: nel ricco programma dell’assemblea Unesco, il punto che ci interessa dovrebbe essere discusso e approvato la mattina di giovedì 5 dicembre, alle 10 ora locale (le 8 in Italia).  A quell’ora, a Viterbo suoneranno le campane (don Alfredo Cento è già all’opera), a Nola magari faranno esplodere qualche mortaretto, a Palmi e a Sassari chi lo sa.

Per Viterbo, i magnifici cinque che si mescoleranno nell’accozzaglia di lingue e tradizioni, di esigenze e pretese, e delusioni, saranno il sindaco Michelini, nelle vesti di Gran Mogol, e le giovani marmotte Barelli (assessore alla Cultura), Mecarini (presidente del Sodalizio), Aspromonte (vice) e Moneti (consigliere anziano dei Facchini).

L'hotel Marriot di Baku, sede dell'assemblea

L’hotel Marriot di Baku, sede dell’assemblea

A loro spetterà ricevere l’atteso riconoscimento, uno dei trenta che verranno discussi – e con ogni probabilità approvati – provenienti da tutto il mondo. Si va dalla Dieta mediterranea alla medicina tradizionale iraniana, dall’antico metodo vinicolo della Georgia (ah, i vini dello Zar…), alla danza tradizionale Kara Shorga del Kazakhstan fino al panorama immateriale dell’Egitto nubiano. Insomma, un’accozzaglia di tradizioni, pratiche, usi e costumi che l’Unesco ha deciso di tutelare.

E visto che i viterbesi finora non è che stiano fremendo per l’attesa, vale la pena ricordare a cosa può servire questo riconoscimento. Perché non è una medaglia da appuntarsi al petto, o almeno non solo questo. Qual è la mission dell’Unesco? “La capacità di costruire una strategia globale, con un rapporto a lungo termine attraverso gli Stati membri, per creare le condizioni istituzionali e professionali per la salvaguardia del patrimonio culturale”. E vabbé.

Ma è lo stesso brand, il marchio, ad essere una garanzia, un po’ come diceva quella vecchia pubblicità. “In termini simbolici e di reputazione – si legge in  uno studio commissionato dalla sezione italiana dell’Unesco – ma anche di valore economico, anche se indiretto. Un ritorno che si può ottenere grazie a politiche capaci di stimolare più visitatori e determinare finanziamenti per lo sviluppo”. Più gente e più soldi, insomma, per il Trasporto viterbese e per gli altri alleati. E’ possibile grazie alle relazioni tra l’Unesco e le istituzioni, i territori, le associazioni e gli enti culturali nazionali e internazionali, “con attività di formazione, progetti di arte pubblica, eccetera”. E soprattutto, grazie alle relazioni che la stessa agenzia intrattiene con le aziende private di tutto il mondo, per un co-marketing che dal territorio (in questo caso la Tuscia) si estende senza confini nel pianeta. Nuovi canali commerciali, nuovi potenziali clienti, un’offerta culturale e turistica che può diventare illimitata. Diceva l’assessore Barelli, in conferenza stampa di presentazione: “Non vi illudete che questo è un punto d’arrivo, è solo un grande punto di partenza”. Da Viterbo al mondo, e viceversa. Sempre che i viterbesi poi sappiano calvacare la tigre. Pardòn, la Macchina.

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2   Commenti

  1. Luigi Tozzi scrive:

    Finalmente non si sentirà più dire che S. Rosa è solo nostra.

  2. Giorgio Molino scrive:

    Speriamo che l’ottuso superassessore Barelli, con le sue gaffes, la sua arroganza e la sua spocchia kaffeinianvivaviterbicola, non riesca a rovinare tutto.

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