17122017Headline:

Donne maltrattate: da oggi c’è più Erinna

Anna Maghi

Anna Maghi

Si chiama Erinna, ha una ventina di mani e non è un mostro. Anzi, tutt’altro. Semmai i mostri li combatte, e quelli della peggiore specie. I violenti. Erinna è un’associazione tutta viterbese (una delle poche eccellenze locali, visto che se ne parla tanto), fondata nel lontano ‘98 e più che mai viva, oggi come oggi. Di cosa si occupa? Sono tutte donne, impegnate quotidianamente contro la violenza sulle donne. Punto. “Siamo partite con tanto entusiasmo – dice Anna Maghi, presidente e ideatrice – Ma fino al 2005 è stata dura. Non ci si filava nessuno. Oltre alla buona volontà avevamo solo un telefono cellulare. Poi qualcuno ha risposto, ed è arrivata la sede, nel 2006. Ed ora un nuovo spazio. Siamo felicissime, veramente emozionate”.

Un cammino lungo e tortuoso si direbbe. Percorso quasi in solitaria (in otto, per essere precisi). “La popolazione ne parla con difficoltà – prosegue – Eppure il fenomeno è molto esteso. Considerando soprattutto quel dato inquietante, un 90% di sommerso. Di ‘non denunciato’. Nel solo 2013 abbiamo accolto settantasei casi. Collaboriamo con Forze dell’ordine e Questura. Ci capita veramente di tutto. Ma siamo forti, andiamo avanti”.

La nuova sede del centro Erinna

La nuova sede del centro Erinna

E passo dopo passo eccoti anche la nuova area in via dei Mille, come detto. Inaugurata ieri. “E’ un locale carinissimo – parla ancora la Maghi – Adatto alle attività culturali che facciamo di contorno. Non ci occupiamo infatti solo di accoglienza, ma anche di reinserimento. Cene, corsi, conferenze. E poi per ogni mamma c’è spesso un bambino, o più di uno. Che ha bisogno di svago, di istruzione, di divertimento”.

Quindi la sede. Il centro ricreativo culturale. E non solo, anche una nuovissima casa rifugio. “Della quale non diremo mai l’indirizzo per logici motivi – chiarisce ancora lei – E’ un’abitazione per quattro mamme ed eventuale prole. Li tiene lontani da chi li maltratta. E, diciamolo, dà anche lavoro a un paio di persone. Ci riempie il cuore di gioia”.

Già, quella gioia ben visibile al taglio del nastro appena descritto. Con un buffet internazionale sfiziosissimo, un continuo via vai di sorrisi e di abbracci. Gente di tutte le etnie. Volontarie prese a sistemare ovunque la valanga di pensierini. Altre associazioni collegate amichevolmente sopraggiunte in branco. In sostanza, una vera famiglia.

E le istituzioni? “Siamo partite da sole – chiude quasi imbarazzata – e abbiamo talmente tante cose da fare…”. La porta è comunque aperta, per chi si volesse affacciare. Non mordono, anzi.

 

 

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