22112017Headline:

Federlazio, un film già visto decine di volte

federlazio (2)I tre dell’Ave Maria? Oppure, tre (invece dei sei di Pirandello) personaggi in cerca d’autore? O meglio ancora, prendendo spunto dal film di Sergio Leone del 1966 “Il buono, il brutto e il cattivo” (con Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef) si potrebbero rinominare il piagnone, il buonsensista e il retologo. Fate voi.

Fatto sta che l’altra sera, nel rinnovato albergo Salus (che da qualche mese è rinato a nuova vita), la consueta conferenza stampa di fine anno celebrata dalla Federlazio è apparsa come la replica di un film già visto tante, troppe volte. Con gli stessi attori protagonisti, magari con qualche capello bianco in più (o addirittura senza), con le stesse battute, con la stessa scenografia. Perfino con gli stessi titoli di coda, impressi su una pellicola che ormai è in grado di proiettare solo immagini di bassa qualità a causa dei tanti passaggi davanti all’occhio della cinepresa.

In questo film vintage del ventunesimo secolo la parte del piagnone (si fa per dire) l’ha interpretata alla perfezione Rino Orsolini, presidente in scadenza di mandato, che non ha avuto alcuna difficoltà a tirar fuori il solito chaier de doléances, in cui ha messo dentro l’iper-burocratizzazione dello Stato, le troppe tasse, il difficile accesso al credito e via dicendo. Tutti sintomi che la crisi economica in atto non ha fatto altro che aggravare. E quando è passato a parlare della Tuscia (“Aeroporto a Tarquinia? Va bene. Progetto termale? Va bene. Centro agroalimentare? Va bene, ma collegato con Civitavecchia. Valle di Faul? Va bene.  Santa Rosa a Expò 2015? Va bene”) in fondo ha chiesto una cosa sola, e sacrosanta: tempi certi per la realizzazione delle opere. Un desiderio, quello di Rino da Centignano, talmente pio da rimanere, con tutta probabilità, inevaso nei saecula saeculorum.

Chi invece ha interpretato il ruolo dell’uomo delle buone intenzioni e del buonsensista in generale è stato il consigliere regionale Enrico Panunzi, il quale ha dispensato buon senso a piene mani. Riconoscendo che i meccanismi della politica sono troppo lenti, che le istituzioni sono come dei pachidermi e che a Viterbo si parla da anni degli stessi progetti come se bastasse parlarne per vederli risolti. Fin qui tutto bene. Il meno bene è venuto quando ha cominciato a parlare del futuro, anche se ha fornito notizie positive sulla sanità viterbese, che sarà un po’ riequilibrata – quanto a posti letto – rispetto a Roma; ha auspicato l’utilizzo dei fondi europei per realizzare una collegamento ferroviario tra Civitavecchia e Orte; ha detto chiaro e tondo che per realizzare i 7 chilometri di superstrada tra Cinelli e Monte Romano ci vorranno quattro anni (salvo imprevisti). E il resto? E’ nelle mani del Divino.

Infine, il retologo (nel senso di fautore delle rete), ovverosia il sindaco Leonardo Michelini, il quale ha tentato di spruzzare qua e là un bel po’ di ottimismo, affermando che la sua amministrazione riuscirà a portare a termine quei progetti di cui si parla da decenni, ma che sono rimasti sempre sulla carta. Il sindaco imprenditore – come lui stesso più volte ha ribadito – ha parlato di piani di recupero nel centro storico, di riqualificazione del Poggino, del già avviato progetto termale, del centro agroalimentare, dello stop ai piani integrati improduttivi per la collettività e di uno sviluppo urbanistico direzionale in cui a guidare le scelte debba essere l’amministrazione comunale. Poi, ha enfatizzato il suo concetto di fare rete, riammodernando in un certo qual modo il vecchio motto l’unione fa la forza. Facendo alla fin fine capire, come un vecchio Carosello dei tempi andati, che Michelini vuol dire fiducia. Sarà vera gloria? Lo scopriremo solo vivendo.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    I tre dell’ave maria o i tre di Peppe Bucìa?

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