21112017Headline:

E’ Leonardo Michelini l’uomo dell’anno

Leonardo Michelini                                                                     10

micheliniE’ senza dubbio l’uomo dell’anno, per aver interrotto, dopo ben 18 anni di incontrastata egemonia, la saga del centrodestra a palazzo dei Priori. Ha vinto le elezioni di primavera, diventando sindaco di centrosinistra con una serie di liste in cui la “misticanza” ha senz’altro avuto la meglio sulla militanza. Ha grandi idee per la città, ma rischia che le sue buone intenzioni vengano avvelenate da un’eccessiva dose di caffeina.

 

 

Alessandro Ruggieri                                                                      9

ruggieriDopo Gian Tommaso Scarascia Mugnozza e Marco Mancini, due Magnifici che hanno lasciato il segno sull’ateneo viterbese, il neo rettore dell’università della Tuscia ha raggiunto l’alto scranno di S. Maria in Gradi con una percentuale bulgara di consensi. Ha subito detto che intende fare squadra per poter far crescere ancora di più una giovane istituzione che in breve tempo è diventata portante per la collettività viterbese.

 

 

Tonino Delli Iaconi                                                                        8

delli_iaconiCon la nomina ad assessore allo Sviluppo economico è entrato a far parte della categoria dei “sempreverdi”. Dopo aver annunciato il suo ritiro da direttore dell’Assoindustriali viterbese per raggiunti limiti di età, il sindaco Leonardo Michelini lo ha chiamato alla sua corte affidandogli un settore strategico e la realizzazione del progetto termale. Con la speranza che possano fare il bagno i futuri turisti e non il progetto stesso.

 

 

Alvaro Ricci                                                                                      7

ricciL’assessore “piuttosto corsaro” è uno che vuole provarci. E per Natale ha regalato alla città un primo provvedimento sul blocco del traffico nel centro storico che dovrebbe essere – finalmente – il prodromo di una regolamentazione definitiva in grado di adeguare Viterbo alle altre città storiche italiane. Intendiamoci, si poteva fare molto di più. Ma in un ambiente dove il dio motore è sacro, va premiata la buona volontà.

 

 

Piero Camilli                                                                                    6

camilliCon l’arrivo del Comandante di Grotte di Castro, dopo una tiritera durata un bel po’ di tempo, finalmente la Viterbese è andata in mano a un presidente indigeno, competente in tema pallonaro e disposto a investire sulla società gialloblù un po’ dei suoi soldini. Finita dunque l’epoca degli “Ucci-ucci” (Gaucci, Capucci), ora si spera in futuro più roseo e – soprattutto – duraturo. Ma i risultati stentano ad arrivare.

 

 

Filippo Rossi                                                                                    5

RossiChi troppo vuole nulla stringe? Il motto potrebbe adattarsi al fantasmagorico operatore culturale cui va il merito – indiscutibile – di aver creato e fatto crescere “Caffeina”. Ma poi ha deciso di entrare in politica. E tutto questo sta provocando problemi a lui stesso e alla giunta Michelini. E rischia di mettere in pericolo anche la sua creatura. Che invece deve continuare a crescere perché ormai è diventata un patrimonio della città.

 

 

Massimo Mecarini                                                                         4

MecariniL’attuale presidente del Sodalizio dei Facchini non perde occasione per sottolineare l’imprescindibilità del suo ruolo e di quello dei portatori. L’ultima gaffe l’ha commessa quando se l’è presa con l’assessore alla Cultura che s’era permesso di annunciare l’inserimento della Macchina tra i patrimoni dell’umanità da parte dell’Unesco. Non riuscendo a comprendere che S. Rosa è prima di tutto dei viterbesi.

 

 

Andrea Egidi                                                                                    3

egidiDopo l’8 dicembre ha cambiato nome, avendo assunto l’appellativo di “Bostik”, rimanendo incollato alla poltrona di segretario provinciale del Pd nonostante la sonora batosta inflitta a lui e alla sua mozione da Matteo Renzi e dai renziani. Ora sta facendo capriole di ogni tipo per non mollare, non capendo che la base dei simpatizzanti lo ha bocciato. E che ormai non c’è più né il Pci, né il famosissimo centralismo democratico.

 

 

Marcello Meroi                                                                               2

MeroiOrmai è più il presidente di se stesso che di un ente istituzionale. Che il Governo ha deciso di sbaraccare, ma che, soprattutto in quest’ultimo anno, ha saputo dare uno spettacolo indecoroso. Lotte fratricide, rimpasti e rimpastini, assessorati per eredità ricevuta, presidenti del consiglio che non si riuscivano a eleggere: a palazzo Gentili è arrivata l’ora di chiudere le porte. E di gettar via la chiave.

 

 

Paolo Gianlorenzo                                                                         1

GianlorenzoPer una certa Viterbo era diventato il giustiziere coi caratteri cubitali. Grazie alla sua spregiudicatezza (e a certe complicità, che poi sono venute fuori) per qualche anno ha accusato politici, amministratori e persino giornalisti di essere venduti ai poteri forti e corrotti. Poi, un bel giorno si è scoperto – o meglio, l’ha scoperto la magistratura – che era proprio lui che “andava a gettone”. Come i pifferi di montagna, andò per suonare…

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    A parte il coraggioso accanimento su chi non può difendersi ed è vittima di un vero e proprio sequestro di Stato (Paolo Gianlorenzo), troviamo fin troppo generoso il 5 affibbiato al pessimo votivendolo, piccolo affarista e voltagabbana abituale Filippo Rossi da Trieste.

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