22112017Headline:

Parco del Treja e storie di cinghiali

cinghialiAdesso ho capito perché il Parco del Treja non mi manda più i suoi comunicati… Per forza ogni volta ci attacco qualche pecetta delle mie, sui miei ricordi calcatesi, che gli rovina la “bella figura”. Per fortuna  andando a curiosare su qualche giornale locale on line  li recupero e così posso continuare la mia opera dissacratoria. E stavolta parliamo di cinghiali. Ne avrei abbastanza di storie da raccontare, sufficienti per scrivere un libro di memorie, e magari vincere anche il Premio Pieve (per i racconti e diari personali), mi fermerò però ad alcune  piccole dissacrazioni. Tanto per cominciare dirò che gli ultimi due anni trascorsi a Calcata li ho vissuti  in stretta vicinanza con i facoceri.

Arrivavano a pochi metri dalla mia casupola sulla valle e i loro grugniti gioiosi, mentre si satollavano con la merda della fogna a cielo aperto,  ormai allietavano il mio riposo. Inoltre, nel famoso Tempio della Spiritualità della Natura, li avevo anche come compagni di meditazione. Anzi avevano scelto il luogo per accasarsi in modo definitivo, scegliendo  belle grotticelle e mangiando ogni ben di Dio che cresceva nell’orto…. Le recinzioni erano ormai una rete sbrindellata,  gli ingressi divelti, il terreno ben scavato, etc.

Altro che difese e turni di guardia,  meglio non farsi vedere soprattutto durante le ore notturne  per evitare brutti incontri. Le reti elettrificate (sotto menzionate)? Impossibile montarle a causa della perimetrazione difficile del luogo, tutto rupi e strapiombi. I bestioni, cinghiali caucasici da cento chili ed oltre, avevano inoltre imparato dove trovare cibo in abbondanza, estate ed inverno,  e senza fatica, infatti nei pressi del loro santuario (parlo sempre del Tempio ovviamente) c’erano i secchioni traboccanti di delizie…

Il cinghiale campa a lungo rovistando e raccogliendo quel che circondava i bidoni non faticava a trovare chili e chili di cibo buono al suo sostentamento. I secchioni erano sempre strapieni di rimasugli gustosi. E gli unici altri concorrenti erano i gatti randagi e qualche cane sfigato.   Ma nessun timore di carestie, ogni sabato e  domenica c’erano  quei due o trecento turisti che contribuivano a creare ricchezza aggiunta (leggasi rifiuti) e che portavano (magari ancora portano, non so) denaro sufficiente al mantenimento del “teatrino Calcata” e del popolo dei cinghiali.

Cinque anni fa scrivevo: “I ristoratori festeggiano, i baretti giubilano, gli affittacamere sorridono, i bottegai si sfregano le mani, i bancarellari  ghignano, le associazioni “culturali” culturano, i turisti sognano di aver trovato il paese di Bengodi,  mentre le immondizie (a spese dei cittadini residenti)  aumentano… e soprattutto i cinghiali, protetti  e vezzeggiati dal Parco, godono e prolificano a tutto spiano!”

Questa era la bellezza di Calcata! Magari oggi non è più così, forse la situazione è diversa, d’altronde, non essendoci più io,  ormai trapelano solo notizie “d’ufficio turistico”

Ed eccone una,  diramata dal Parco del Treja:

È appena stato pubblicato un articolo sulla prevenzione dei danni provocati dalla fauna selvatica, e in modo particolare dal cinghiale. L’articolo è apparso su Gazzetta Ambiente, una rivista scientifica di settore. Si tratta di un bimestrale edito con il patrocinio del ministero dell’ambiente, che si occupa specificamente di aree protette. L’autrice è la dottoressa Valeria Gargini, tecnico naturalista del Parco, che analizza la situazione generale, le criticità specifiche, le proposte operative per gli interventi sul campo, le soluzioni adottate per limitare i danni e i risultati finali, dal 1994 ad oggi. Si tratta di un’ampia analisi dalla quale si nota subito che il Parco del Treja occupa una delle posizioni di eccellenza nel quadro regionale e nazionale delle aree protette.

“È stato soprattutto l’uso delle reti elettrificate che ha consentito di limitare moltissimo i danni – osserva la dottoressa Gargini – assegnarle in uso gratuito agli agricoltori si è rivelata una strategia vincente, che ha ridotto moltissimo i danni, limitato il costo degli indennizzi e soprattutto appianato i conflitti sociali generati dalla presenza del cinghiale”.

Alcuni grafici a corredo dell’articolo dimostrano, con la chiarezza dei numeri, l’andamento annuale delle cifre in campo e la progressiva riduzione delle denunce per danni e dei relativi indennizzi liquidati dal Parco. “I contenuti di questo lungo articolo e la sua pubblicazione su una rivista così autorevole nell’ambito delle aree protette – sottolinea il presidente del Parco Gianluca Medici – credo possano rappresentare un giusto riconoscimento per chi lavora nel Parco.”

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Cinghiali? Simìlia simìlibus, caro D’Arpini.

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