23112017Headline:

Vegnaduzzo, stavolta andrà meglio

Mattias Vegnaduzzo

Mattias Vegnaduzzo

Che poi in spagnolo “bentornato” si dice come benvenuto. E perciò bienvenido, Mattias, ci rivediamo qui, oggi, per il primo allenamento della tua seconda vita alla Viterbese. Nella speranza che questa volta le cose siano un po’ uguali e un po’ diverse, rispetto all’ultima.
Uguali, per quello che può dare un giocatore come l’argentino ai gialloblu. I gol, d’accordo: Mati ne ha segnati 37 in un campionato e mezzo, in serie D. Gol quasi sempre spettacolari: di testa, che è la specialità della casa come quelle deliziose empanadas che fanno dalle parti sue, a San Isidro, nella grande Buenos Aires; o di potenza, dopo aver fatto a sportellate con mezza difesa avversaria; più raramente di fino; comunque, utilissimi e vitali. Ma non si vive di soli gol, e il Vegna, El Tanque, ce lo ha insegnato: il calcio è anche sacrificio e maglia sporca, è spaccarsi la testa in uno scontro di gioco eppure non mollare, una fasciatura e via, si torna nella mischia. E’ anche umiltà, il futbol di Vegnaduzzo: una carezza ad un compagno più giovane, un “escuchame” dopo uno stop sbagliato, un applauso ai tifosi, un “gracias” al mister. Cose così, che forse sfuggono perché uno ormai non ci è abituato, e pensa che dentro il campo siano tutti animali maleducati. Queste sono le cose uguali che i tifosi si aspettano da lui, in un anno che dovrà finire per forza con la promozione, la prima di tante si spera. Poi ci sono le cose che dovranno essere diverse, ma qui Vegnaduzzo c’entra poco.
Ecco, l’ultima volta andò a finire male. Lui aveva fatto il suo dovere: gol a carrettate, la Viterbese ai playoff, la terribile illusione di volare in serie C, prima della consapevolezza che con quei conti, la vecchia As non ce l’avrebbe mai potuta fare. E allora tutti rimasero fregati: i tifosi, ad un passo dalla meta, e i giocatori di mister Farris, che pure su quell’impresa avevano scommesso un bel pezzo di carriera. Si sono ritrovati senza promozione e senza stipendi, e con una giustizia sportiva che non può nulla, perché siamo tra i dilettanti, garanzie zero e protezioni nulle, contro i manigoldi dei bilanci. Vegnaduzzo decise di andarsene via, con le sue valigie piene di gol e di rimpianti, spezzando pure qualche cuore. Scelse Ascoli, dirottato da quel procutatore metà padre e metà segugio che si chiama Leopoldo Ciprianetti. Ma in Lega Pro la vita è dura: i giovani scalpitano, i problemi fisici non perdonano, e poi Ascoli non è mica bella come Viterbo (sì, perché in questa storia c’è pure un bel pezzo di saudade all’argentina). La famiglia che preme, i tifosi che chiamano, quella maglia gialloblu che gli starebbe ancora benissimo, addosso. E Vincenzo Camilli che – dopo qualche piccola incompresione estiva – capisce che adesso l’affare si può fare, che un Vegnaduzzo potrebbe essere la migliore risposta ad altri centravanti con meno capelli e meno voglia di correre.
Oggi Mattias tornerà ad allenarsi sul campo del Rocchi, grazie al nulla osta dell’Ascoli. La firma del contratto è nell’aria, come la neve di questi giorni. L’esordio potrà arrivare a Cerveteri, tra un paio di settimane. Poi, scavallato l’anno, ci sarà un girone di ritorno tutto da vivere. Vamos a ganar, Mattias: questa è la volta buona. Anzi, buena.

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