23092017Headline:

“Centro storico e turismo: ecco cosa manca”

Massimiliano Forieri

Massimiliano Forieri

Dunque, il primo gennaio ultimo scorso Montepulciano era tutto un pullulare di botteghe artigiane aperte e operative, di bar e ristoranti tutti esauriti, di prodotti tipici sbattuti in facia al turista che, a quel punto, doveva soltanto aprire il portafoglio e strisciare la carta di credito. Miracolo toscano? No, perché lì – come in Umbria, come in Emilia, come nelle Marche – le attività commerciali e turistiche partono già con un gol di vantaggio ripetto alle realtà nostrane. Merito di norme più snelle, di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, di un sistema virtuoso in generale e di alcune altre accortezze che qui ci possiamo solo sognare.
“Ma attenzione, perché è sbagliato dire che a Capodanno a Viterbo non c’era un bar aperto in centro. C’erano, solo che i turisti non sapevano come e dove trovarli. Se il Comune vuole far stare aperti i bar e i ristoranti, dovrebbe fare di tutto per segnalarli, magari con dei cartelli stretegici, come si fa per le farmacie di turno. A Venezia, e mi rendo conto del peso del paragone, dallo sbarco del traghetto fino a piazza San Marco ti fanno passare praticamente davanti a tutti i ristoranti della città, basta seguire le indicazioni turistiche”. A parlare è Massimiliano Forieri, uno dei soci del negozio Ejelo, boutique del gusto in via Annio, e parla con senno, perché la sua attività ha lavorato (e tanto) in questi giorni di festa: “Più dell’anno scorso, sicuramente, anche se non credo che dipenda dalle manifestazioni studiate quest’anno per il centro, che sono state pubblicizzate poco fuori dalle mura. Semmai con la crisi, le mete a corto raggio, in Italia, funzionano di più”.
E qui entriamo nel vastissimo e controverso argomento del gap che separa Viterbo (presunta città d’arte e di cultura) col resto della concorrenza nel centro Italia, le città medie o piccole, chiaro, perché coi bestioni come Firenze e Perugia non vale neanche la pena azzardare il paragone. “Intanto, premetto che le cose positive ci sono. Penso ai ragazzi del museo Colle del Duomo, e alla Tuscia tourist card che si sono inventati. Oppure a Caffeina che, se lasciata crescere e non strumentalizzata, potrebbe diventare una cosa ancora più importante per la città”, dice Forieri. Che poi illustra, dal suo punto di vista privilegiato da operatore del settore, tutti i limiti del (non) sistema Viterbo.

Il negozio Ejelo

Il negozio Ejelo

“Ci sono tanti esempi. Il primo che mi viene in mente, leggendo il resoconto di Viterbopost, è che da noi non esiste la licenza per la somministrazione. Nel nostro locale abbiamo dovuto chiedere la licenza come bar, perché una via di mezzo non c’è: o negozio o bar o ristorante. E questo è un grosso limite normativo – considera Forieri – Un’altra cosa che mi viene in mente è il marchio: perché non pensare ad un marchio unico viterbese? Qui invece è tutto un fiorire di doc e iniziative diverse, dalla Camera di Commercio alla Confesercenti, alla Coldiretti. Non c’è un sistema integrato, insomma, una griffe unica e immediatamente riconoscibile. Così può succedere che i turisti mi chiedano le carote viola, che si sono estinte da un paio di secoli, e non conoscano invece la susianella, un salume tipico dimenticato che ora alcuni stanno tornando a produrre. La N’duja invece, la conoscono tutti, e tutti la associano naturalmente alla Calabria. Noi non abbiamo questo livello di immagine: le persone che vengono, al massimo, hanno sentito parlare del palazzo dei Papi e della Macchina di Santa Rosa”.
C’è chi sta messo molto meglio di noi, e c’è chi invece non ci fila di pezzo. La conferma arriva da un altro paio di esempi che Forieri presenta con molta tranquillità, senza mica voler far polemiche, ma con l’occhio di uno che queste cose le tiene d’occhio per lavoro. “Sono andato sui siti delle compagnie crocieristiche che fanno scalo a Civitavecchia, sbarcando turisti da tutto il mondo. Be’, tra le escursioni programmabili da Msc, Costa Crociere e altre compagnie, si trova di tutto: Roma, naturalmente, Toscana e Umbria. Ma Viterbo non c’è. E non mi si dica che è una ragione di distanza e di superstrada incompleta: c’è l’escursione a Montalcino, e nella Tuscia perché no? Perché un esponente istituzionale, super partes, non si prende la briga di invitare i manager di queste compagnie per un bel giro tra le bellezze di Viterbo e Provincia?”. Domanda legittima, e non si sa perché nessuno lo abbia mai fatto prima: forse perché l’idea è troppo banale.

E giusto per rinfrancare la coscienza di chi a Capodanno è rimasto chiuso, ecco l’erba del vicino: “Alcuni miei amici a Capodanno sono andati a Orvieto per l’Umbria jazz. Tutto esaurito, a partire dai parcheggi. Sono dovuti andare a Orvieto scalo, dove lasciare le auto per prendere i mezzi, ma era tutto bloccato”. Code per le strade uguale code nei locali, nei negozi, nei musei eccetera eccetera…

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28   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    A Montepulciano non c’è gente cretina, proprio per questo vivono di turismo e non sovvenzionano una vaccata pseudo culturale come kaffeina.

  2. Sandro Cantoni scrive:

    A Moli’, e cambia disco…

  3. Giorgio Molino scrive:

    A’ Cantò, cambia guru, che Fillippo Rossi da Trieste v’ha preso tutti per il culo… (Stupefacenti e un filino idioti questi vivaviterbicoli che si esprimono in vernacolo romanesco senza neppure conoscerlo).

  4. Massimiliano Forieri scrive:

    Non so cosa ti abbiano fatto quelli di Caffeina, è evidente che c’è un grosso rancore. Ma a Viterbo certe cose non hanno mai funzionato, non certo per colpa di Rossi & c.

  5. Giorgio Molino scrive:

    Kaffeina ha fatto e fa molto male ai viterbesi tutti, non solo al sottoscritto. I motivi crediamo di averli spiegati e documentati dettagliatamente in oltre mille post qui e altrove.

  6. Sandro Cantoni scrive:

    Per farsi pubblicare un commento occorre avere conoscenze molto in alto? Perché il sig. Molino può darmi dell’idiota e io non posso garbatamente replicare?

  7. Sandro Cantoni scrive:

    Caro Molino, se il tuo ‘idiota’ è riferito a me te lo rispedisco indietro a boomerang condendolo con un viterbesissimo ‘vaffallovo’.

  8. Giorgio Molino scrive:

    A’ Cantò, continua cor viterbese, che te viè mejo. Cor romanesco sei un filino idiota, ma solo un filino, eh! Fidati.

  9. Giorgio Molino scrive:

    Post scriptum per l’ottuso vaffanlovista. A volte i commenti sono “editati” dal moderatore non proprio immediatamente. Non è un complotto delle mitologiche f.o.r.i.a. (forze oscure della reazione in agguato), semplicemente capita. Pensi che è capitato persino a noi diverse volte. Cordiali vaffallovo. Giorgio Molino

  10. Sandro Cantoni scrive:

    Caro Molino, il romanesco l’hai visto solo tu, studia meglio le lingue. Se continui con l’idiota, io replico con un zuccarone che dice tutto ed è molto più viterbese

  11. Giorgio Molino scrive:

    “A Moli'” infatti è squisito gergo viterbicolo. Caro Cantoni, lei è ottuso, bugiardo e finanche zuccarone proprio come il filippino medio.

  12. Sandro Cantoni scrive:

    Caro Molino, a Moli’, come a Canto’, a Sa’ , a Ggio’ (con la doppia G iniziale) è un modo di chiamare le persone tipico di molte zone del Lazio (e non solo) e non esclusivo di Roma. Mia nonna mi chiamava a Sandri’ ed era di Acquapendente. Si informi meglio, eviti di dare del bugiardo a chi non lo è (ci farà una figura migliore) e trovi qualche epiteto diverso dai miei (anche se la ricchezza di lessico non mi sembra che sia da annoverare tra le sue -scarse- qualità) perché sta diventando pedissequo. Inoltre non sono ‘filippino’ come dice lei, il mio voto è andato da un’altra parte, ma di fronte ad una monotematicità come la sua (la si trova in tutti i forum e le discussioni a sparare contro Caffeina, anche se si sta parlando del Papa, della Juve o della ricetta del coniglio a bujone) ci tengo a difendere una manifestazione che, secondo il mio modestissimo parere, rappresenta per Viterbo qualcosa di positivo. Poi ognuno rimane delle sue opinioni ma, mi dia retta, lo dico per lei, esca, faccia delle passeggiate, si rilassi, vada a donne, si trovi un hobby, faccia yoga e non pensi sempre a Caffeina.
    Senza cordialità

  13. Giorgio Molino scrive:

    Caro Cantoni, più continua in questa oziosa e filippina polemica, più dimostra la sua quintessenziale idiozia. Continui pure, quindi.

  14. Sandro Cantoni scrive:

    È rimasto senza argomenti (e senza alternative all’epiteto ‘idiota’ e sue varianti sostantivate)?
    Se si sforza può trovare di meglio.

  15. Giorgio Molino scrive:

    Ottuso, idiota, buguardo, zuccarone e luogocomunista. Mi dica se le bastano questi di aggettivi: il nostro ricco vocabolario ne contiene infatti molti altri a lei perfettamente confacenti.

  16. Sandro Cantoni scrive:

    Molto bene, sforzandosi è riuscito fare di meglio, anche se qualcuno dei termini l’aveva già utilizzato (tipo l’onnipresente ‘idiota’, che forse vuole essere una citazione colta di Dostoevskij) ma ci passo sopra.
    Il prossimo passo è motivare le offese, tipo ‘luogocomunista’ che, quantunque mi piaccia come termine (sembra un ‘compagno’ che dice ovvietà) mi risulta difficile correlarlo a quanto da me scritto.

  17. Giorgio Molino scrive:

    Il suo post dove, tra le altre amenità e banalità, afferma “esca, faccia delle passeggiate, si rilassi, vada a donne, si trovi un hobby, faccia yoga” è il trionfo del luogocomunismo. Tutti i kretini – ma pure gli idioti, non si preoccupi – che girano nel mondo virtuale di internet affermano che chi scrive cose poco conformi e a loro sgradite abbia la necessità di uscire, trovarsi donne, eccetera, eccetera. Il luogocomunismo, in realtà, non è altri una variante della vecchia tendenza alle calunnie e alla menzogna tipica di tanta kultura fascio(luogo)comunista.

  18. Sandro Cantoni scrive:

    ‘strano che queste cose poi le dica chi passa le ore, magari lavorative, sui social network’.
    Magari lavorative, eh sì, questo è ciò che si chiama insinuazione, parente strettissima della calunnia e della menzogna. Complimenti, sta riuscendo nell’intento di contraddirsi nel ristretto spazio di un post.

  19. Giorgio Molino scrive:

    Non si nasconda dietro un dito, caro Cantoni. Excutatio non petita, accusatio manifesta. E’ latino, non romanesco, per la cronaca.

  20. Sandro Cantoni scrive:

    Guardi che l’insinuazione è la sua. Io non mi sono scusato perché non ho nulla di cui scusarmi. Complimenti per il latino, deve aver fatto il classico.

  21. Giorgio Molino scrive:

    Non continui a nascondersi dietro un dito, caro Cantoni, non le fa onore. Il latino lo conosciamo in virtù della nostra frequentazione con il noto intellettuale poliglotta Filippo Rossi da Trieste.

  22. Sandro Cantoni scrive:

    Continuo a non capire in quale modo mi nasconderei dietro ad un dito, ma probabilmente è un mio limite.

  23. Giorgio Molino scrive:

    E’ vero, è un suo limite.

  24. Sandro Cantoni scrive:

    E ne sono consapevole

  25. Giorgio Molino scrive:

    Questo ci conforta.

  26. Sandro Cantoni scrive:

    Plurale maiestatis?

  27. Giorgio Molino scrive:

    Yes.

  28. Francesco Ernesti scrive:

    sono contento che qualcuno abbia ripreso l’argomento del turismo e
    soprattutto del bacino di utenza proveniente dalle navi da crociera di
    civitavecchia . Avevo avanzato questa proposta , prima delle elezioni del nuovo sindaco ,ad un comitato di negozianti del centro città ma senza alcun successo. Ho scoperto che la
    moda di lamentarsi è oltremodo smisurata , al momento di rimboccarsi le maniche dimostri un totale assenteismo. Avevo ai tempi anche preso contatti con alcuni armatori delle compagnie di crociera per la creazione di alcuni tour organizzati della città .

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