23092017Headline:

Faccio la Befana pure per gli animali

D'Arpini sul Panaro“Era una notte buia e tempestosa..”
Dopo aver pubblicato il programma per l’edizione del 2014 della Befana degli animali, che quest’anno si tiene a Spilamberto, sulle rive del fiume Panaro, ecco che ci è arrivata una nota di reprimenda da una signora animalista che ci rimprovera l’iniziativa di portare pane secco e granaglie agli animali selvatici: “Gli animali hanno una loro legge di natura – dice la signora- e la sopravvivenza è garantita solo ai più forti ed idonei ad affrontare le situazioni naturali che si presentano di volta in volta. Perciò nutrirli artificialmente è per loro un danno genetico”.
Beh, Caterina ha risposto molto gentilmente dicendo che “semel in anno un piccolo aiuto non può nuocere e talvolta il caso fortunato può derivare da varie situazioni, anche naturali. E comunque un gesto simbolico di solidarietà verso gli altri animali non è cosa negativa per le leggi di natura, anzi…”
Io avrei voluto chiedere alla signora animalista se non fosse stato il caso di interrompere anche di nutrire artificialmente cani e gatti e -perché no- magari anche di fornire pasti caldi ai barboni, di smetterla con l’aiuto ai profughi, di lasciare al loro destino gli handicappati (o come si dice oggi buonisticamente: “i diversamente abili”). Magari si potrebbe anche instaurare l’eutanasia obbligatoria al compimento dei 70 anni (buon per me che li faccio proprio quest’anno) ed altre belle cosucce da eugenetica nazista…. Ma per non appesantire la polemica sono stato zitto e buono. Però non altrettanto lo sono qui, a casa mia, dove mi posso sfogare a dire ciò che voglio (finché censura non mi oscuri).
Colgo l’occasione della “verità rivelata” per raccontarvi come nacque la tradizione della Befana degli animali”. Sono ormai parecchi anni che è iniziata al Circolo vegetariano VV.TT. L’idea mi venne, quando ancora avevamo la sede a Calcata. Ricordando la quantità di cibo che durante le feste natalizie viene gettata nei cassonetti e pensando di non mandare sprecato quel ben di Dio, invitavo le persone di buon cuore a portare gli avanzi ancora commestibili da noi per poi assieme recarci a fare una passeggiata nella valle del Treja e lasciare qui e lì delle offerte alimentari per gli animali selvatici. Anche allora ci fu qualcuno ad obiettare che “la maggior parte del cibo così abbandonato viene poi consumato dai topi e quindi non è educativo farlo e nemmeno ecologico poiché in tal modo si incentiva la crescita numerica di questi roditori”. Beh, anche quella mi sembrò una critica molto pretestuosa, soprattutto considerando che è vero proprio il contrario e cioè che è il cibo concentrato gettato nei secchioni che attira i roditori e concede loro una fonte inesauribile e quotidiana di facili alimenti.
E questo non avveniva solo a Calcata, dove ci sono almeno venti ristoranti che gettavano avanzi nei bidoni, ma succede soprattutto a Roma dove i ristoranti saranno almeno duecentomila. Ed infatti le pantegane romane si contano a miliardi….

Ma lasciamo da parte questi discorsi da Armageddon. Per il 2014 si spera in un cambiamento di percorso ed in attesa che il consumismo si attenui e cresca la coscienza ecologista credo che destinare una parte del cibo che andrebbe sprecato agli animali selvatici sia una buona azione che non può fare alcun male alla natura od a noi stessi. Non so qual’è il confine fra l’uomo e gli animali, quali sono i loro reciproci diritti e doveri, qual’è il punto d’incontro della sopravvivenza reciproca, senza causare sconvolgimenti ecologici. Non so nulla di questo, mi limito io stesso a sopravvivere come posso, a volte combatto a volte recedo, non mi pongo modelli, sono anch’io un animale che ha bisogno della natura, sono una espressione della natura.
“Se ho difetti pian piano me ne sbarazzo, se commetto errori cerco di non ripeterli più!” diceva Confucio insegnando la morale ai suoi discepoli. E nutrire i deboli e vestire gli ignudi è anche parte della morale cristiana. Tra l’alto la tradizione dell’Epifania è nata proprio con lo scopo di alleviare le difficoltà dei bambini nel periodo più freddo dell’anno, facendo loro doni ricchi e calorici, in forma di frutta secca, dolci, frutta, etc. Quindi ritengo che questa tradizione della Befana, dedicata sia agli animali che ai bambini, vada continuata.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Effettivamente il Sor D’Arpini ha una somiglianza impressionante con la Befana dell’iconografia popolare.

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