24112017Headline:

La rimpatriata della Viterbese “eroica”

L'applauditissimo Massimiliano Farris

L’applauditissimo Massimiliano Farris

Solo il destino li vinse. Un destino non cinico e baro, ma bastardo, perché in grado di porre fine alla favola bella sul campo della As Viterbese. Quella storia è finita tra i debiti della società, gli stipendi non pagati, le collette dei tifosi, gli incassi record dello stadio finiti chissà in quali tasche. Non è finita invece l’amicizia, il feeling che in certi casi anche nel rude pallone giocato da uomini veri può essere affetto, simbiosi. Sentimenti grandi che vanno a tavola in un lunedì sera parecchio invernale, nell’accogliente taverna del ristorante il Molino, quella che il buon patron Pietro riserva per le grandi occasioni.
Otto mesi dopo, gli eroi di imprese straordinarie, i guerrieri di Scandicci, lo squadrone che batté lo Spoleto, che calò il poker al Sansepolcro, che fece lo scherzetto – ai rigori – al nobile Arezzo, è tutto qui. Attovagliato secondo il consueto 4-3-3. “E’ incredibile, è come se il tempo non fosse mai passato” sussurra incredulo Maurizio Donsanti, il vicepresidente di quella società fantasma, il dirigente che fece il gran rifiuto, restando al posto di combattimento mentre tutti gli schettini se ne andavano, lasciando la As Viterbese senza guida (poco male, visti i cervelli) e senza soldi ma non senza orgoglio.

Matias Vegnaduzzo

Matias Vegnaduzzo

Lui, Donsanti, ha organizzato il tutto insieme a Cusi Francesco detto Frank, altro cuore grande di quel gruppo, uno che per fortuna è approdato in eredità anche alla nuova Viterbese Castrense, pulita e senza debiti, alla quale è affidata l’eredità spirituale e temporale di tutte le altre Viterbese del passato, solo quello. Proprio per sottolineare questo collegamento ideale e per evitare malintesi, avevano invitato anche Vincenzo Camilli, il presidente del riscatto e delle idee chiare e degli zero impicci: ha declinato con cortesia, e forse ha fatto bene, ma già l’atto di chiamarlo è stato nobile e disinteressato.
Scende le scale Vegnaduzzo, el Tanque argentino che fa ballare il tango alle altrui difese: baci e abbracci e “la butti ancora dentro, bomber”. Sempre nella stessa porta, sempre per gli stessi tifosi di un anno fa: della sublime liturgia del gol, il Vegna è il profeta. Arriva pure mister Farris, con la sua collezione di figlie, quattro all’ultima conta: applauso sincero, caldo. Se Donsanti e Cusi erano rimasti per segnare anche un dissenso netto coi dirigenti di prima, Farris è quello che ha messo il cemento dentro il branco. Che lo ha fatto diventare forte, imbattibile, che lo ha portato ad un passo dalla serie C. E ancora: ecco Travaglione e Scardini, Fapperdue e Giannone, il Pero e Ronnie Gubinelli, il prof Giovannini e il doc Gobattoni (“Mario, Mario”, gli cantano, manco fosse Balotelli), quel monumento di Patrizio Fimiani che si commuove pure. Mancano in pochi, e giustificati: Ibojo, Ciogli, Rapino e La Porta, ma solo la geografia di questo Paese lungo lungo li ha tenuti lontani da qui, stasera.

Scardini e soci

Scardini e soci

Un fiume di ricordi ricordati spesso senza parlare. Con un sguardo, e via che si pensa alla corsa sotto la curva dopo la lotteria con l’Arezzo, mentre tutti volano e Farris cade in ginocchio, mistico, e piange e capisce che hanno fatto una cosa grande. Alle trasferte eroiche, pagate coi soldi dei tifosi e concluse sempre coi tre punti. Al coraggio di andare avanti anche con la certezza che un avanti non ci sarebbe stato, la Lega Pro senza soldi te la scordi, baby. A quell’ultima domenica con la Virtus Castelfranco, giornata di eutanasia, di capolinea, più per stanchezza che per questioni tecniche. Inciampati ad un metro dall’impresa, comunque: meglio un giorno da Dorando Pietri che mille da Usain Bolt.
Finisce con i gruppetti che se ne vanno nella notte, tasso alcolico moderato – son sempre atleti – e frattaglie gonfie di un’esperienza che non è ancora finita, e che non finirà mai in quelli che l’hanno vissuta. E’ morta la As Viterbese, strangolata dai debiti, ma i giocatori di quella Viterbese no. Loro la guerra l’hanno vinta.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Avete dimenticato il fondamentale apporto di Filippo Rossi Trieste (leggasi comparsata elettorale sugli spalti dello stadio locale) alla Storia della Viterbese. Che non succeda più, eh…

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