17082017Headline:

Le correnti nel Pd: virtù e degenerazioni

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Il dopo 8 dicembre, inizio dell’era renziana si sta contrassegnando per alcune peculiarità e qualche pregiudizio, almeno da noi nella Tuscia Felix. La peculiarità, o forse la contraddizione, più evidente è che in virtù di un regolamento demenziale, (a meno di essere maliziosi e quindi giudicarlo di parte), si sono svolti tre passaggi elettorali per le cosiddette primarie per la segreteria del Pd. L’ordine naturale che avrebbe garantito un tranquillo e pacifico svolgimento della linea politica vincente sarebbe stato: scelta del segretario nazionale e della sua proposta politica; elezione degli organi periferici statutari che sono chiamati ad attuarla.

Questo in un paese normale; non essendolo il nostro, prima si è votato per le dirigenze locali, poi per quelle nazionali; il risultato è, come da noi nel Viterbese, di organismi legittimati da un ampio consenso nella prima istanza, quella degli iscritti e delle figure politiche locali; delegittimati, o se volete spiazzati, da quelle dell’intero corpo elettorale che ha affermato leadership e contenuti generali diversi.

E’ chiaro che se a livello locale si è in grado di recepire la linea nazionale e praticarla unitariamente, la contraddizione si attenua sino quasi a scomparire. Ma essendo la politica, tra le tante cose l’arte del possibile e la prosecuzione della guerra in altro modo, non si può ignorare che il confronto tra classi dirigenti e loro rappresentanze è nel Viterbese quanto mai originale e asimmetrico.

La credibilità di un partito si basa anche sull’omogeneità della sua proposta e della sua pratica politica; ma qui da noi, che sta pensando un elettore del Pd che ha partecipato alle primarie, con convinzione e magari con entusiasmo, per veder affermata la sua voglia di cambiamento, di innovazione politica, di democrazia partecipata, di fronte alla peculiarità descritta? Probabilmente è un po’ smarrito. Questo è un tema che riguarda tutti ( le cosiddette componenti o senza ipocrisia, correnti) perché di vittorie date per scontate è lastricata la via della sconfitta.

Altra peculiarità è come si è proceduto, sempre da noi, nei vari passaggi congressuali dopo la primaria per il segretario provinciale: è indubbio che Andrea Egidi gode di una stima e di un appeal che va al di là delle sua posizioni correntizia; la percentuale bulgara riscossa lo dimostra. L’assemblea provinciale si è quindi uniformata, nel segretario, vice segretario e suo presidente, all’ assetto tricorrentizio vincente. Allo stesso assetto anche la segreteria.. Senza dare giudizi di merito (mi pare si possa dire una segreteria ad usum delphini), Andrea – a forza di reggere confronti con personaggi di livello nazionale – qualcosa avrà pur imparato.

A fronte di questa situazione, nel campo renziano vige l’assunto che dopo la vittoria non ci siano più correnti, in particolare la “corrente renziana”, come ha detto Matteo Renzi, e quindi guai a prefigurare una organizzazione, come l’hanno gli altri, con un capo che fa da riferimento, una minima logistica, una qualche forma di comunicazione interna. La damnatio memoriae che affligge il sistema delle correnti è talmente radicato, che è assurto a carattere identitario negativo della prima repubblica. Ma è veramente così? Non proprio, oso affermare.

Partiamo dall’alto della nostra Costituzione: Art.18 – “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”. Art. 49 – “ Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Il cosiddetto combinato disposto dei due articoli, non preclude che la vigenza dell’art. 18 si realizzi all’interno delle fattispecie dell’art.49; cioè l’associazione libera di cittadini che, convergendo su alcune posizioni, stabiliscano tra loro dei vincoli organizzativi per affermare le suddette posizioni all’interno di un partito, mi pare perfettamente compatibile alla nostra Costituzione.

Prima della Costituzione, negli anni 1919/1921, furono poste le radici dei partiti dell’Italia repubblicana: Partito Popolare, Partito Nazionale Fascista, Partito Comunista d’Italia da una scissione dal Partito Socialista Italiano. Per esempio, nella discussione fondativa del partito di Sturzo si auspicava, secondo una visione e prospettiva liberale, l’articolazione in correnti che organizzassero l’opinione pubblica secondo lo schema, centro, destra e sinistra; tre posizioni che cercassero di rappresentare globalmente tutta la realtà politica; non era così almeno all’inizio, nelle altre formazioni politiche. Nel proseguo del dopoguerra infatti la Democrazia Cristiana fece tesoro dell’incipit fondativo e si articolò in correnti (sarebbe interessante studiarne gli statuti), ma anche tra gli altri, in modo non evidente, il Pci, seguì lo schema correntone centrale con due ali, all’interno della disciplina ferrea del centralismo democratico, in cui le posizioni si confrontavano o scontravano tra pochi dirigenti.

La Dc anche per merito del sistema correntizio, a parte i fenomeni degenerativi, riuscì a penetrare in tutte le pieghe della società italiana ed a governarla; nel Pci il centro veniva di volta in volta condizionato dalle formazioni di destra o di sinistra; il Psi registrava correnti del tipo notabilato territoriale. Insomma, sarebbe veramente scandaloso se oggi, nella situazione qui data, alla tripartizione correntizia esistente nel Pd della Tuscia, anche chi fa riferimento a Matteo Renzi si organizzasse con una struttura che assolva a compiti di leadership, fidelizzazione e comunicazione? Io credo di no. Anzi sono convinto che se si vuole il superamento delle correnti, ammesso che sia opportuno, non si può prescindere da una lotta politica aspra che ottenga una cessione di sovranità dall’alto.

Per condurre questo confronto, che sciolga alla base democratica attiva del Pd le correnti organizzate esistenti, non bastano le belle anime, né le petizioni di principio, ma un partito forte che rappresenti il tutto e non le fazioni prevalenti.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Mentre Renzi sbraita e tuona, la vecchia ciabatta comunista ancora una volta si riposiziona.

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