11122017Headline:

Legge elettorale: garantire le donne

schede elettorali

Il testo base del disegno di legge elettorale cosiddetto “Italicum”, rivisitazione italiana del sistema spagnolo, sottoscritto da Pd, Forza Italia , Nuovo Centro Destra e approdato in commissione Affari Costituzionali alla Camera , arriverà in Aula il 29 gennaio per la discussione generale. Poi, il 30 e il 31, ci saranno le votazioni .

Esso prevede la distribuzione dei seggi con metodo proporzionale, l’ipotesi di un premio di maggioranza del 18 % a chi ottiene almeno il 35% di voti validi del totale nazionale, mentre se non si raggiunge questa soglia le prime due liste andranno al ballottaggio; chi vince, invece, si aggiudicherà 340 seggi alla Camera. Il voto avverrà in piccole circoscrizioni locali, una per ogni provincia e più circoscrizioni nelle grandi città; le soglie di sbarramento sono pari al 12% per le coalizioni, al 5% per le liste coalizzate e l’8% per i partiti che si presentano da soli. Le liste saranno corte e bloccate, ovvero senza preferenze; proposte di riforma anche per il Titolo V della Costituzione e del Senato. La norma prevede, inoltre, lo stop alle candidature multiple e l’obbligo del 50 per cento di candidate donne. L’elemento positivo introdotto dalla riforma all’art.1, comma 9, con l’inammissibilità delle liste che violano il principio di pari opportunità è tra le novità più interessanti da segnalare. Sul testo base presentato in commissione spuntano però dei nodi da sciogliere come le questioni delle liste bloccate senza preferenze, del premio di maggioranza , delle soglie di sbarramento ed esso pone anche dei punti interrogativi in ordine alla rappresentanza di genere.
In questi giorni anche il tema delle presenza paritaria delle donne nelle assemblee elettive ha acceso il dibattito pubblico e sono state sollevate obiezioni perché il testo prevede che nelle liste bloccate “non possano esserci più di due nominativi consecutivi dello stesso genere”. Se infatti , in linea di principio, la nuova i legge elettorale dovrebbe garantire un 50% di presenza di donne nelle liste, c’è chi sostiene che questa alternanza dei generi due a due finirebbe per favorire i nominativi maschili su quelli femminile e non garantirebbe una rappresentanza di genere. Pertanto, per garantire realmente il principio di pari opportunità nella rappresentanza politica sarebbe necessario introdurre un vincolo all’alternanza di genere uno a uno, prevedendo cioè nelle liste bloccate la secca alternanza: un uomo/una donna e che i capilista siano al 50% donne.
La speranza è che attraverso questa riforma sia rispettato l’articolo 51 della Costituzione, che invita ad assumere “appositi provvedimenti” per garantire la pari opportunità di presenza fra donne e uomini nelle assemblee elettive e che il nostro sistema normativo si adegui al principio di parità così come stabilisce l’art. 23 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, interpretato dalla Giurisprudenza in termini di equilibrio di genere.
E’ auspicabile dunque, una collaborazione costruttiva fra le varie forze politiche, anche attraverso mediazioni e secondo le regole democratiche del Parlamento, ma resta l’urgenza dell’approvazione di una nuova legge elettorale in tempi brevi , necessaria per un Paese già colpito da una crisi profondissima e dove le persone devono trovare al più presto risposte concrete dalla politica

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