26092017Headline:

Marcello Meroi, dimissioni di dignità

Marcello Meroi

Marcello Meroi

Tanto non si dimette. E’ il solito giochetto, il solito bluff. Alla fine farà un passo indietro. Invece no. Invece Marcello Meroi ha fatto ciò che aveva annunciato, e cioè presentare le dimissioni da presidente della Provincia. Dimissioni già inviate al presidente del consiglio provinciale Francesco Bigiotti, protocollate, e che saranno ratificate – come impone la legge – tra venti giorni.
Ieri mattina a palazzo Gentili è andato in scena l’ultimo atto di una commedia che, in questi mesi, ha toccato picchi di comicità involontaria, fino ad infrangere ogni barriera del senso del ridicolo. Nel giorno della scadenza del termine fissato per arrivare ad un accordo di maggioranza sulla riduzione dei costi della politica, le varie anime della stessa maggioranza si sono presentate più divise che mai, nonostante incontri e riunioni serrate. Il Nuovo Centrodestra fermo sulle sue richieste di sfrondare la giunta (da sette a cinque assessori), il resto degli alleati – per quanto “alleati” sia il termine più stonato possibile in questo caso – contrario. Udc, Fratelli d’Italia e gruppo misto sono rimasti sulle loro posizioni, e non hanno presentato alcun piano B per ricomporre la frattura.
“A quel punto – spiega Meroi – ho provato a giocare un’ultima carta. Quella di demandare al sottoscritto la soluzione del problema. Una sorta di delega in bianco per risolvere la questione, con buona pace di tutti”. La maggioranza, però, ha preferito tirare ancora di più una corda già tesissima, arrivando a chiedere senza vergogna un’ulteriore proroga di qualche giorno: “Allora ho capito che le dimissioni restavano l’unico atto da fare. Avevano avuto dieci giorni, poi diventati dodici, per trovare una strategia comune, e hanno avuto coraggio di chiedermene altri? Basta. Avevo annunciato che mi sarei dimesso e così ho fatto”. In una botta sola, Meroi ha piazzato un bel colpo di immagine, ha smentito quelli che lo ritenevano incapace di un tale gesto di responsabilità e coerenza, e ha passato la patata bollente nelle fameliche bocche della sua maggioranza.
E adesso che succede? Ci sono questi venti giorni di limbo, d’accordo, e un paio di questioni spinose ancora sul tavolo. Primo: i contributi che la Provincia ha in tasca, pronti da spendere (8 milioni e mezzo di euro in mutui per scuole e strade, 2.6 milioni per gli interventi dopo i danni dell’alluvione del 2012, solo una prima tranche). Secondo: la situazione di una quarantina di lavoratori precari di palazzo Gentili, in scadenza di contratto a fine mese, per i quali la minoranza (sorda in generale, sveglissima su certi temi) pare si stia già preoccupando. Se Meroi dovesse completare davvero l’iter dimissionario, ecco che sarebbe sostituito da un commissario prefettizio, fino alla fine naturale della legislatura, prevista per il 2015. Poi la Provincia di Viterbo sparirà, o muterà forma, visto che questa è l’intenzione dell’attuale Governo e anche di un ipotetico Esecutivo futuro.
Speranze che la cosa si risolva? Chissà: di certo tra persone normali un accordo dignitoso si potrebbe trovare in cinque minuti, senza conferenze di Versailles, processi di Norimberga o detenzioni a Guantanamo. Forse il terrore di perdere poltrone e prebende, per qualcuno di doversi trovare addirittura un lavoro (un lavoro) potrà fare più di mille minacce politiche, e ricondurre alla “ragione” la maggioranza. Che di sicuro la faccia l’ha già persa. Oppure alla fine a trionfare sarà ancora il cupio dissolvi, la guerra per bande, e la storia farà il suo corso, con l’Ente che s’incamminerà verso una sereno tramonto. Da queste parti non se ne sentirà la mancanza, e non certo per colpa di Meroi.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Se la provincia non sperperasse, come sperpera, il denaro dei contribuenti, l’unico commento acconcio sarebbe un bel “ecchisenefrega del mediocrissimo Meroi e dei suoi squallidi teatrini”.

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