21102017Headline:

Melting pot sospende le pubblicazioni

Mauro Morucci

Mauro Morucci

E’ un pezzo di Viterbo che rischiamo di perdere, e uno di quei pezzi buoni, virtuosi, esemplari. Melting pot. Una delle cose per cui andar fieri di essere viterbesi. Di quelle che: ce l’abbiamo solo noi, e che urto andare in giro nei bar delle altre città (Roma, Modena, Pisa, solo negli ultimi mesi), voler far qualcosa con gli amici e non ritrovarsi il magazine piccoletto, lucido, compatto e frusciante, appoggiato su qualche mensola, o sul bancone dei gelati, o sui tavolini dell’aperitivo. Così sarà anche in questo inizio del 2014 a Viterbo, nella Tuscia, in provincia di Terni e nell’area braccianese: il 16 gennaio, data prevista per l’uscita del nuovo numero (sarebbe stato il numero 366) del quindicinale, sarà inutile andarlo a cercare, perché Melting post stavolta non ci sarà.
Pubblicazioni sospese, comunicano con la massima tranquillità dalla sede della Melting pot edizioni in via Montello, che comunque continuerà le sue attività. A tempo indeterminato. Quanto? “Per un paio di mesi, forse tre – assicura il direttore Mauro Morucci, che di Mp è stato fondatore, motore, factotum instancabile in questi diciotto anni di attività – Cercheremo con tutte le nostre forze di tornare il prima possibile, perché Melting pot non può chiudere. Non finisce qui”. E speriamo e preghiamo che Morucci ce la faccia, non solo per meschine questioni personali (chi scrive ha, anzi aveva, una rubrichetta su quelle pagine dal lontano 1999, della serie: chissenefrega), ma perché Mp è il migliore amico di tanti viterbesi. Ha cresciuto una generazione piena (i maggiorenni di metà anni Novanta), li ha traghettati nel nuovo millennio e nella vita da adulti, e adesso era alle prese con la generazione successiva, quella dei nativi digitali, senza per questo accusare alcun complesso d’inferiorità nei confronti dei nuovi media, da internet ai social network. Di carta era, Melting pot, e di carta è rimasto fino all’ultimo: il numero 365, uscito prima di Natale, con Max Gazzé in copertina, e a saperlo pure quello poteva essere un segnale: il cantautore romano, sguardo indecifrabile, piglio luciferino, avrà mica portato sfiga?
Il brutto è che non lo sapevano neanche loro, che Mp sarebbe stato sospeso, e qui entriamo nel campo dei “perché?”. Risponde Morucci: “Non ci sono problemi economici, e questo lo sottolineo: i conti erano in pareggio anche in un anno terribile per tutti come il 2013. Piuttosto, dall’estate eravamo di fronte ad un bivio: rilanciare il giornale o affittare la testata. La seconda ipotesi ha preso piede, peccato che l’accordo col gruppo che doveva rilevarne la gestione è saltato qualche settimana fa. Troppo tardi per confezionare il numero di gennaio, di qui la sospesione e la necessità di riorganizzarsi e di ripensarsi”. Del gruppo facevano parte alcuni collaboratori e agenti pubblicitari della rivista. Di sicuro, l’edizione ternana (lanciata ormai da tempo) non uscirà più, per quella viterbese Morucci è al lavoro, anche se deve contemporaneamente occuparsi di tante iniziative, a partire da quel Tuscia film fest di cui pure è direttore.
Staremo a vedere. L’esperienza insegna che quando un giornale non esce più, resta sempre difficile farlo tornare a nuova vita. Succede per i quotidiani – che dietro hanno interessi immensi, economici e politici – e a maggior ragione può accadere per un magazine di provincia, che comunque nei suoi diciott’anni di vita aveva superato con stile una sfilza di esami: il cambio di formato, l’allargamento della distribuzione (si era arrivati a 700 locali ed esercizi pubblici), i traslochi di redazione in redazione, il passaggio al full colour quando molti giornaloni locali se lo potevano solo immaginare, l’alternarsi dei redattori e dei coordinatori. Adesso, la sospensione delle pubblicazioni. E sarà brutto, il 16 gennaio prossimo, andarlo a cercare e non trovarlo. Sarà brutto per quelli che lo leggevano per ammazzare il tempo, per quelli che erano fissati con una rubrica particolare, per quelli che non riuscivano neanche più ad organizzare una serata senza prima andarlo a consultare, la Bibbia degli appuntamenti, e sarà brutto anche per chi guardava solo le pubblicità, inserzioni che erano diventate un romanzo a puntate sullo stato dell’economia viterbese. Sarà brutto anche per chi lo scriveva, lo impaginava, o lo andava a prendere ancora caldo di stampa, per annusarlo e coccolarselo come un feticcio. E’ brutto persino scrivere questo coccodrillo che coccodrillo non è. Sarà brutto, per la gente di Melting pot, vivere senza Melting pot. Almeno fino a quando – e se – tornerà.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    E intanto il callido Philip Red from Trieste annuncia la nascita di Melting Kaffeina, la prima rivista che odora, anzi puzza proprio.

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