26092017Headline:

Per la giunta Michelini un bilancio in rosso

consiglio comunale giuntaVero, i bilanci si tirano alla fine dell’anno, ma la ”semestrale” dell’amministratore delegato, Leonardo Michelini, e del suo rissoso cda, non è incoraggiante. Comunque presenta ampi per quanto preoccupanti buchi. Non finanziari, ma di gestione e di programmazione, che per un Comune costituiscono l’autentico core business.

Alzi la mano chi in sette mesi di governo locale – nato il 10 giugno del 2013 – ha visto risultati rilevanti, tali da cambiare la faccia della città. Serve tempo, naturalmente, ma almeno il nuovo board di palazzo dei Priori poteva e doveva mandare segnali significativi di inversione di tendenza rispetto al vecchio (anzi, ai vecchi esecutivi, da Fioroni a Marini passando per Meroi e Gabbianelli).
La chiusura del centro storico è rimasta alla fase degli annunci; il trasferimento del mercato del sabato dal Sacrario a via Marconi resta confinato alle aspirazioni del buon Alvaro Ricci; il risanamento della Valle di Faul è allegato al lungo elenco delle “incompiute” cittadine; da ultimo, il caso della città termale, capace di far emergere errori e orrori del passato e oggettive incapacità del presente. E’ dovuta intervenire la magistratura per portare un minimo di chiarezza ad una questione che poteva e doveva essere risolta in chiave politica. C’era tutto il tempo per farlo. Così come il problema arsenico che è ancora irrisolto e velenoso. Va ad intrecciarsi con quello pasticciato, altrettanto venefico, dei rifiuti romani trasferiti a Viterbo. Nessuno sapeva o ha saputo in ritardo. Come se l’ignoranza, nel caso specifico, possa costituire un alibi. E si potrebbe andare avanti con esempi altrettanto illuminanti dell’inerzia politica che contraddistingue da anni la vita di palazzo dei Priori.
Qualcosa si è fatto – giusto riconoscerlo a Michelini & Co. – sul versante della cultura, anche se non sono in pochi ad aver sollevato dubbi sulla direzione e collocazione delle risorse pubbliche. Molto, in compenso, ha prodotto, la squadra comunale, per distinguersi in attacchi ad personam, più o meno sotterranei, dei suoi componenti. Raptus di invidia? Invasioni di campo? Insoddisfazioni personali? Ripicche ideologiche? Comunque nervosismo crescente che ha spinto il primo cittadino a minacciare di prendere cappello ed andarsene: «Con il lavoro che facevo prima mi divertivo di più».
L’opposizione è alla finestra aspettando cinicamente – ma è il mestiere di chi non governa – che il torrente tracimi. Magari convinta di riprendersi una rivincita. E pensare che l’operazione che aveva portato alla vittoria del centro-sinistra era stata un capolavoro di ingegneria elettorale, studiata e realizzata dai due dioscuri Castore e Polluce della politica viterbese, cioè Beppe Fioroni e Ugo Sposetti. La sinistra da sola probabilmente non avrebbe mai prevalso ed allora bisognava puntare su un personaggio non etichettato e con un passato da moderato – Michelini, appunto – capace di aggregare la sinistra e “rubare” voti a destra. Operazione riuscita, ma ora, alla prova dei fatti, la macchina non funziona. Almeno avrebbe bisogno di un robusto pit stop. Altrimenti rischia di non finire la corsa. E verosimilmente di restare inchiodata ai box per altri venti anni. Perché il centro-sinistra non avrà nuove occasioni di governare e il centro-destra forse non gliene darà. O forse sì. Chissà. Resta il messaggio che viene della città ed è un inno al qualunquismo puro, ma pure una oggettiva verità: «Sono tutti uguali, qui non cambierà mai niente».

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Il bilancio della giunta Michelini è in rosso? Accontentati quanti si lamentano che l’ex coldiretto non è abbastanza di sinistra.

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