25062018Headline:

Per Michelini i mal di pancia non esistono

La sora Lella insieme al sindaco

La sora Lella insieme al sindaco

“Qualcuno dà sempre la colpa agli assessori, ma l’assessore Saraconi Lavora bene. Come gli altri, del resto”. Il sindaco Michelini assolve la sora Lella, nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo. La Saraconi è brava, “perché spesso si è presa delle responsabilità anche non sue”. E qui il primo cittadino passa dalla liturgia sacra al fumetto profano, e sembra tanto quello zio Ben che diceva a Peter Parker l’Uomo Ragno che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Figliuola, aggiungiamo noi.
Accade così che la conferenza stampa per spiegare ancora una volta la raccolta differenziata (repetita iuvant, ma i viterbesi continuano a non capirci un’acca) fornisca una simpatica coda alle polemiche sulla giunta che hanno caratterizzato gli ultimi giorni, con una massiccia concentrazione a ridosso del week end. Ricapitoliamo per quei pusillanimi che hanno preferito andare a sciare invece di seguire le beghe di palazzo.

Il sindaco dice a Il Messaggero che se dovesse stancarsi è disposto a farsi da parte. Ottimo, dopo appena sei mesi: dev’essere una specie di record di endurance all’incontrario. Poi però, indagando meglio e affidandosi a gole profonde, aruspici e al divino Otelma, si capisce che il senso non era quello, e che forse Michelini intendeva che le sue dimissioni sarebbero legate – eventualmente, molto eventualmente – al cambiamento dei programmi in corsa. Ad un progetto diverso rispetto a quello per cui era stato eletto nel giugno scorso. Prima della spiegazione, però, ecco che il Partito democratico – per bocca del suo renzianissimo capogruppo Francesco Serra – ne aveva approfittato per girare il coltello nella piaga, proprio attraverso il Post: “Adesso basta con le chiacchiere da bar. E’ lui il nocchiero, se non ce la fa a navigare lo dicesse e ne prenderemmo atto”.
Questo è tutto nero su bianco. Fino alle ultime battute della conferenza stampa di ieri. Quando a domanda (“Passata la febbre nella maggioranza?”), Michelini rispose: “Non c’è nessuna febbre, le febbri semmai vengono da fuori”. Da fuori: quindi dalla stampa cattiva oppure dai comitati centrali dei rispettivi partiti che sostengono questa amministrazione? Intanto, al suo fianco, l’assessore Saraconi sembra vagamente imbarazzata: controlla i suoi fogli coi dati sulla differenziata – che, hailei, non decolla – e evita di incrociare sguardi pericolosi. Eppure è stata proprio la superassessora a creare parecchi attriti in maggioranza. Prima, con la sua lettera al collega Ricci, accusato di invasione di campo (cioè di competenze) e invitato gentilmente ad occuparsi delle deleghe sue. Poi, perché accusata da più parti di avere un po’ troppe deleghe, e tutte in settori importanti se non cruciali e che magari farebbero gola anche ad altri: Lavori Pubblici, Impianti tecnologici, Rifiuti, Gestione del verde, Viabilità, Trasporti pubblici e privati, Edilizia scolastica, Edilizia pubblica. Non sempre, insinuano le malelingue, con spirito e orari da Stakanov.
Ancora il sindaco, sulle di lui dimissioni: “E’ chiaro che non sto qui per scaldare la seggiola. Sono stato votato dal 63 per cento degli elettori e intendo portare a termine il mio mandato”. Quindi avevamo capito male. Quindi il sindaco non lascia (ma neanche raddoppia). Quindi i programmi della sua amministrazione restano quelli della scorsa primavera. Peccato però che lo stesso Michelini non veda (o faccia finta di non vedere) che il suo progetto non decolla. Che di azioni veramente incisive ce ne sono state poche. Che alcuni aspetti – dalla differenziata agli effetti taumaturgici del famigerato patto per Viterbo con Zingaretti – semmai sono stati deludenti, per non dire nulli.
E meno male che il sindaco almeno non cade nel trappolone di proporre un rimpasto, magari scimmiottando un altro amministratore molto più pericolante di lui, tale Letta Enrico. Come dice Renzi, non è questione di poltrone, ma di fare le cose. Preferibilmente evitando minacce di dimissioni, o recitando a memoria quel vecchio mantra: “Tutto bene, madama la marchesa”.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Difesa d’ufficio poco convincente, caro Michelini.

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