19092018Headline:

Preferenze, l’ultimo ricatto di Berlusconi

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Si, sono renziano. Come tanti, del resto. Ma non perché veda il sindaco di Firenze come il nuovo salvatore della patria (stesso sentimento che animò i berlusconiani vent’anni or sono). Sono renziano perché vedo nel ragazzo toscano l’ultima speranza per cambiare l’Italia. E perché riconosco in lui alcune qualità che in politica dovrebbero essere patrimonio comune di tutti (o quasi) i rappresentanti del popolo, ma che invece in Italia in questi anni sono state merce rarissima, anzi inesistente: mettere in pratica ciò che si dice e farlo in tempi ragionevolmente brevi.

Fatta questa premessa, stiamo osservando in questi giorni come Matteo Renzi abbia finalmente deciso di mettere mano a una legge elettorale vergognosa e lo stia facendo dettando tempi stretti, anche se contemporaneamente è subito cominciato il solita bla bla bla dei famosi galli a cantare che non fecero mai giorno.

Da uomo concreto qual è, il sindaco di Firenze ha dovuto però sottoscrivere un accordo col maggiore partito di opposizione per motivi che sono ormai arcinoti a tutti (le regole si scrivono insieme) e perché –diciamolo, anzi sottolineiamolo – l’altro schieramento consistente che sta in Parlamento (il Movimento 5 Stelle) continua a perseguire la strada della protesta fine a se stessa, senza alcuna volontà di costruire qualcosa di concreto.

Orbene, tutto sarebbe meraviglioso se – come al solito – il Cavaliere di Arcore non avesse ancora imposto una condizione irrinunciabile che cozza contro la logica della trasparenza e che fa comodo solo a lui: il divieto di inserire nella legge le preferenze. Un vero e proprio ricatto (o così, o pomì) al quale è dovuto sottostare anche il Gian Burrasca della politica italiana per poter raggiungere l’obiettivo che si è prefisso.

Su questo punto, come si può notare leggendo i giornali o guardando la televisione, i mal di pancia sono tanti e – a mio avviso – anche giustificati. Ma qui – mi permetto di dire – Renzi un piccolo errore lo commette. Perché, pur avendo affermato più volte che lui sarebbe favorevole alle preferenze, che il Pd farà comunque le primarie e che la conditio sine qua non viene da Forza Italia, non ha mai sottolineato con la veemenza che gli è propria questo particolare tutt’altro che trascurabile, anche al fine di creare un sentimento nell’opinione pubblica che costringa il Cavaliere a recedere da questo insano pensiero.

Beppe GrilloE’ comprensibile che a questo punto l’obiettivo primario del sindaco fiorentino sia quello di arrivare a dama in breve tempo, ma il rischio che corre è quello che – proprio grazie a questo non trascurabile particolare – le forze che lo contestano (i piccoli partiti, ma soprattutto una bella fetta del suo stesso Pd) si coalizzino per mandare tutto all’aria e tornare così a quell’inamovibilità che farebbe solo un grande favore a Beppe Grillo.

Già, Grillo. Quello che voleva cambiare tutto e che invece continua a fare il Ponzio Pilato perché gli fa comodo. Anche lui, se vogliamo, è complice dell’ultimo (speriamo) ricatto di Berlusconi.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Caro Sassi, i ricatti sono il sale di una certa politica (quella che – tanto per essere onesti – conosciamo da quando avevamo i calzoni corti), ci si chiami Silvio Berlusconi o Matteo Renzi.

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