17082017Headline:

Terme, ha perso di nuovo la politica

 

La piscina delle Terme dei Papi

La piscina delle Terme dei Papi

Il Tar (tribunale amministrativo regionale) ha dunque sentenziato che le Terme dei Papi possono emungere dalla sorgente del Bullicame tutte le risorse idriche di cui hanno bisogno, anche in caso di ampliamento della loro attività.

La Regione, che puntava alla decadenza della subconcessione mineraria e alla limitazione degli emungimenti, soccombe.  I giudici amministrativi hanno scandito con lettere di fuoco la decisione: “dagli atti  emerge che la commisurazione dell’acqua spettante non può ricondursi a quanto stabilito nel 1986, in base alle necessità dell’epoca: la quantità è pari a quella necessaria per il corretto funzionamento dell’impianto”. Vale a dire a oggi, anche alla luce degli “ingentissimi investimenti tutti approvati dal Comune”. Onde per cui, sostenere che il quantitativo sia quello stabilito dal progetto originario, è «irragionevole».

Adesso Regione e Comune cercano di correre ai ripari, anche per valutare un eventuale ricorso al Consiglio di Stato, mentre la famiglia Sensi manda a dire che “il sindaco deve fare subito una cosa: andare alla Regione e chiedere la proroga per la subconcessione dell’acqua alla Terme dei Papi. E lo deve fare domani, non tra mesi, perché così siamo alla paralisi totale”. Aggiungendo che sono disponibili  a “ristrutturate e rilanciare” le ex terme Inps, “ ma non per costruirvi uno stabilimento termale, bensì un albergo”.

Fatta la lunga premessa per riepilogare in estrema sintesi i termini della vicenda, è lecito affermare che sulla questione – in attesa di vedere che piega prenderanno gli accadimenti a breve termine – si può bene dire che i Sensi hanno vinto, ma occorre subito aggiungere che la politica ha perso su tutta la linea.

La politica delle istituzioni, sia sul fronte della Regione che sul fronte del Comune, che da vari lustri (chi ha il coraggio di contarli?) non è stata in grado di pianificare una programmazione virtuosa di un bene, come quello termale, che avrebbe potuto garantire sviluppo, crescita, benessere, occupazione etc. etc. come è stato propagandato da decenni dalle forze politiche, da destra a sinistra, passando per il centro.

Ha perso la politica che non è stata in grado di razionalizzare una materia, per carità complessa, sulla quale però nessuno ha fatto lo sforzo di modellarla a dovere per immaginare il futuro e delineare orizzonti in grado di guardare “oltre le mura” (tanto per citare la lista con la quale il sindaco Leonardo Michelini è asceso sulla poltrona più alta di palazzo dei Priori).

Ha perso la politica, che ha inzeppato i proclami elettorali di vuoti slogan sul “rilancio termale”, sulla “valorizzazione del petrolio dei viterbesi”, ed altre enfatiche fole, non avendo poi la capacità di tramutarle in fatti.

Il risultato? La storia insegna che quando si crea un vuoto, qualcuno lo riempie. Nel nostro caso, il vuoto della politica è stato riempito dai giudici del Tar che, in assenza di decisioni e scelte delle competenti istituzioni, si sono sostituiti agli amministratori e hanno pianificato con una sentenza le linee guida del termalismo viterbese.

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