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Vitalizi, una vergogna da eliminare

Riccardo Valentini

Riccardo Valentini

Vitalizio: una parola bellissima per chi ce l’ha, una odiosa per chi non solo ne è privo, ma deve pure contribuire (con le tasse) a pagarlo ad altri. Ogni volta una denuncia, l’indignazione popolare, gli anatemi e i “che schifo”, ma poi eccoci ancora qui, anno di (poca) grazia 2014, a fare l’elenco dei soldi buttati dalla finestra per garantire ai politici una serena vecchiaia.

Dopo che i Cinque stelle hanno scoperchiato il vaso sul malloppone di venti milioni di euro che ogni anno la Regione versa gli ex consiglieri, presidenti o assessori, adesso arriva anche il tentativo di metterci una pezza. Magari abolendo in toto questo privilegio, oppure rivedendone importi e metodi. Ci sta lavorando Riccardo Valentini, approdato alla Regione nel febbraio scorso come capogruppo della lista civica per il Lazio. Lui, come tutti quelli entrati in questa legislatura, il vitalizio se lo può anche sognare, visto che è stato abolito. Ma il problema di quelli passati, 266 assegni mensili, resta e pesa sulle casse regionali, tanto che la giunta Zingaretti ha dovuto aumentare l’Irpef anche per questo.
La proposta di Valentini, a dire la verità, resta un po’ sul vago: “Come gruppo Per il Lazio – spiega il professore di origine tuscanese – da tempo stiamo studiando insieme ai nostri esperti un progetto di legge che possa abolire, rivedere o comunque portare ad una forma più equa ed adeguata, visto anche il momento di grande crisi economica, le norme sui vitalizi percepiti dagli ex consiglieri regionali. Siamo assolutamente disponibili a mettere a disposizione il lavoro effettuato finora dei gruppi di maggioranza e quindi condividerlo con l’intero consiglio. La crisi c’è per tutti, le regole si evolvono in fretta, non si capisce perché non abolire privilegi che non trovano alcuna giustificazione”.
Eppure, come ha spiegato la Cinque Stelle Valentina Corrado a Il Messaggero, la proposta di abolizione avanzata dagli stessi grillini lo scorso giugno, durante la discussione sulla spending review, fu respinta “con la motivazione che si trattava di diritti acquisti e nonostante una sentenza della Corte sostituzionale”.
Solo nel Lazio si parla di venti milioni di euro l’anno, un terzo del bilancio. E di 266 persone che, a vario titolo, percepiscono il vitalizio, spesso frutto anche di un cumulo con altre esperienze amministrative, per esempio in Parlamento. Neanche vale la pena chiamarle più – con un eufemismo che sembra una presa in giro – “pensioni”, visto che un emendamento del Pd votato con entusiasmo in Parlamento aveva sospeso l’intenzione del governo Monti di appllicare il vitalizio solo ai più anziani di 66 anni. Anche questo ultimo tabù, la foglia di fico, è caduto, e infatti nella lista dei liquidandi ci sono anche beneficiari più giovani. Tipo la viterbese Laura Allegrini, classe 1960, che porta a casa ogni mese 4.705 euro e spicci.
Tra gli altri viterbesi, alcuni dei quali hanno anche il cumulo, ecco l’ex consigliere e deputato Francesco Bruni con 5134 euro, l’ex presidente della Provincia Tonino Delle Monache (3167 euro), Rodolfo Gigli (5.895 euro al mese), gli ex consiglieri regionali Giuseppe Parroncini (5.628 euro al mese), Candido Socciarelli (3.187 euro al mese) e Franco Simeone (5.168 euro al mese). E buon vitalizio a tutti.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Rassegniamoci: è più facile il tacchino si metta nel forno da solo che gli onorevolini regionali rinuncino alla loro lauta indennità.

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