26092017Headline:

Acqua termale: ricorso al Consiglio di Stato

Tonino Delli Iaconi e Leonardo Michelini

Tonino Delli Iaconi e Leonardo Michelini

Rilancio delle terme: Il Comune va alla guerra. E lo fa proponendo il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che il mese scorso ha disposto che alla società che gestisce le “Terme dei Papi” va fornita tutta l’acqua di cui ha bisogno. Una sentenza dalle mille sfaccettature che rischia di mettere a repentaglio l’agognato rilancio delle Terme ex Inps e dell’intera città termale.

Il ricorso al Consiglio di Stato è stato deciso ieri mattina al termine dell’incontro avvenuto in Regione tra il sindaco Leonardo Michelini, l’assessore allo sviluppo economico Tonino Delli Iaconi e l’assessore regionale allo sviluppo economico e alle attività produttive Guido Fabiani.

“La determinazione del quantitativo di acqua – ha sottolineato il sindaco – non può prescindere, ancor prima delle esigenze dello stabilimento, dal limite rappresentato dalla concessione della Regione Lazio al Comune di Viterbo. La quantità di acqua che il Comune può garantire non può eccedere quella concessa dalla Regione. Alla luce del rinnovo della sub concessione allo stabilimento Terme dei Papi è fondamentale trovare le condizioni per mantenere in essere gli investimenti già effettuati con la compatibilità di quelli futuri”. 

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2   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Il fucile chi lo porta, Philip Red from Trieste?

  2. A.Moroni scrive:

    TAR LAZIO, SEZIONE PRIMA TER, SENTENZA N. 694/2014 … prima di gridare allo scandalo qualcuno ritiene sia il caso di leggersi la sentenza per intero in modo da capire perché i giudici siano pervenuti a una decisione così netta? Di dubbi non ve ne sono e il TAR ha rigettato ogni singola argomentazione formulata sia dal Comune di Viterbo che dalla Regione Lazio. Una bocciatura perentoria su tutta la linea che sarà riconfermata dal Consiglio di Stato con buona pace degli avvocati incaricati i quali intanto avranno giustamente riscosso lauti onorari per produrre carta dove si tenta di difendere l’indifendibile.
    Mediante la sub-concessione disciplinata dal contratto di appalto del 1986 e soprattutto dai successivi atti di modifica e di integrazione il Comune si è vincolato a chiare lettere per ben 40 anni consecutivi (in realtà 20 anni che sono stati rinnovati per altri 20 anni già in sede di stipula originaria) a garantire <>. Da allora il sub-concessionario si è fatto carico di corposi investimenti volti all’ammodernamento e all’ampliamento di uno stabilimento termale non di sua proprietà e il corrispettivo di questi sforzi finanziari è proprio l’approvvigionamento di acqua inteso quale presupposto necessario al regolare funzionamento degli impianti e pertanto all’esercizio della quarantennale attività imprenditoriale. Ogni singolo passaggio di questa vicenda è scandito da atti amministrativi da cui si desume la piena approvazione del Comune e l’altrettanto consapevole ratifica della Regione tanto che con la Delibera del Consiglio Comunale n. 80/2003 si sono approvati dei progetti di ottimizzazione del complesso termale per una portata di acqua non inferiore ai 30-35 l/s.
    La vera criticità rilevabile in radice a questa vicenda è un’amministrazione comunale popolata da una fauna di geometrini e ragionieretti che operano applicando una manciata di confuse cognizioni di diritto amministrativo e ciò non può produrre nulla di buono se non un indecoroso sottobosco di favori e connivenze su cui si fondano accordi indecenti e sbilanciati come quello anzidetto siglato un trentennio addietro per soddisfare gli interessi di pochi e non certamente in favore della comunità locale in quanto il viterbese era ed è una realtà depressa e deprimente da un punto di vista sia socio-economico che turistico-culturale.
    Non può che definirsi come buffonata questa anomalia del viterbese che vede come primo protagonista la Regione Lazio consistente nel dare le sue risorse naturali in concessione a un ente pubblico privo delle capacità finanziarie e tecniche per farne alcunché se non sub-concederle subito dopo a soggetti privati che, disponendo di capitali e di consulenti legali di tutto rispetto, finiscono col riuscire a incastrare gli inconsapevoli amministratori locali in contratti come quello in questione.
    C’è da augurarsi che con la recentissima svolta storica della Giunta comunale viterbese verso sinistra si riesca a creare qualcosa di buono, ma per questa storia delle Terme dei Papi (legate a doppio filo alle Terme dei Lavoratori ex INPS) ho paura che nel medio-lungo termine non si possa fare nient’altro che raccogliere i cocci.

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