19082017Headline:

Camera di commercio: i conti senza Renzi

merloDa quello che si è capito bisogna rinnovare la governance della Camera di commercio.

Da quello che  si è capito la Cna di Viterbo e Civitavecchia, Unindustria, Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Confcooperative, Lega delle Cooperative, Cgil, Cisl e Uil, hanno firmato l’intesa per la presidenza dell’Ente, sottoscrivendo all’uopo il Patto per lo sviluppo, “espressione del senso di responsabilità nei confronti di si un tessuto produttivo che vive una crisi durissima e della volontà di lavorare per il rilancio del territorio”.

Da quello che si è capito tale cordata gradirebbe che il successore di Ferindo Palombella sulla poltrona più alta del palazzo littorio di via Fratelli Rosselli avesse le fattezze e la carta d’identità di  Domenico Merlani, presidente di Unindustria.

Da quello che si è capito è però entrata in gara una ulteriore cordata, formata da Confartigianato, Ascom, Confesercenti e Federlazio, che non hanno esplicitato il nome del loro presidente preferito, ma poi nelle segrete stanze sussurrano che Rino Orsolini, presidente di Federlazio, non sarebbe niente male.

Da quello che si è capito si sta consumando lotta dura (anche con qualche colpo basso a livello espressivo armonizzato sulla cifra dell’insulto gratuito) tra i due blocchi contrapposti che, da un lato auspicano che si possa arrivare a condividere una candidatura unitaria, dall’altro si intuisce che hanno in grande spregio possibile “grandi intese”.

Da quello che si è capito nessuno dei contendenti ha letto le bozze circolate del cosiddetto “Job Act”  redatto dal segretario nazionale del Pd Matteo Renzi che prevede, fra l’altro, la licenziabilità dei dirigenti pubblici, energia meno cara del 10 per cento per le aziende, meno Irap per le imprese e, soprattutto, indovinate un po’?, l’abolizione delle Camere di commercio, con le loro funzioni assegnate a Enti territoriali pubblici.

Tutto ciò premesso e considerato, una domanda sorge spontanea: Merlani e Orsolini stanno riflettendo che, chiunque sia il presidente, se le ipotesi del sindaco di Firenze, “rottamatore” per antonomasia, si concretizzeranno, il timoniere dell’ente camerale rischia di fare la fine di don Falcuccio che rimase senza tonaca (da leggere come metafora dell’istituzione) e senza cappuccio (da leggere come metafora della carica)?

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    C’è da dar credito alle tante chiacchiere di Renzi?

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