22102017Headline:

Il futuro del centro storico? Sarà sotterraneo

Michelini e Marini: uniti nel progetto Plus

Michelini e Marini: uniti nel progetto Plus

La città che sarà e la città che è stata un tempo, insieme. Nel rispetto dell’etimologia – la solita storia della vetus urbs – ma con le trasformazioni possibili grazie ai mezzi moderni e ai soldi dell’Europa. In mezzo a questa trasformazione ci sono due pulmini elettrici della Francigena, che arrancano lungo le salite e in mezzo al traffico, schiacciati dal peso di giornalisti, tecnici e amministratori comunali, riuniti per fare un giro tra le opere in corso di realizzazione. Le opere finanziate dai 14 milioni del progetto Plus, attivate dall’ex sindaco Marini e dalla sua giunta e ora in via di completamento con Michelini a palazzo dei Priori.
Potrebbe sembrare una gita scolastica, stretti sui bus e con l’eccitazione di un evento fuori dall’ordinario, manca solo la chitarra e le canzoni di Battisti. E invece diventa un viaggio breve ma illuminante, a tratti sconvolgente, su quello che Viterbo possiede e quello che Viterbo sta cercando di trasformare per poi, si spera, valorizzare e sfruttare a fini turistici e culturali.

Il palazzo Di Vico

Il palazzo Di Vico

Si sale da Valle Faul e si arriva a piazza San Lorenzo, con la municipale a fare da scorta manco fossimo a Dallas nel 1963. Qui, tra la sede della curia e le cucine dell’ospedale vecchio sarà “il punto di approdo dell’ascensore”, come spiega con piglio da professionista l’ingegner Dello Vicario. Per il momento c’è il cancello, e i lavori in corso: entro la fine dell’anno, se tutto va bene, da questa bocca verticale usciranno ed entreranno viterbesi e turisti, per percorrere in pochi secondi un dislivello impegnativo. Prima di atterrare a Valle Faul ci saranno due fermate intermedie, dove scendere o salire dai tubi magici. Una è in via San Clemente, dove una volta si andava a pomiciare e adesso due ragazzi si nascondono dietro le scale, probabilmente a festeggiare a modo loro l’addio alla legge Fini-Giovanardi. Un’altra uscita è prevista nel parcheggio di via Sant’Antonio, dieci metri più in basso. Poi, Valle Faul. Posti auto a volontà e un sistema facile e veloce per raggiungerli: ci avremmo dovuto pensare prima (vedi Perugia) ma meglio tardi che mai.

I sotterranei

I sotterranei

Poi si va a palazzo di Vico, lungo via Sant’Antonio, e qui lo spettacolo divampa. Il palazzo è antico e nobile. Si sta lavorando, operai con l’elmetto e tute arancioni. “Per noi è l’intervento di snodo del Plus – dicono Dello Vicario e l’architetto Massimo Gai – Anche perché si trova a mezza strada tra il Duomo e l’altra parte medievale della città, un collegamento non solo ideale”. Infatti: stanno recuperando la quota originale del palazzo, che una volta era molto più bassa di quella di oggi, riempita a strati da secoli di costruzioni, cambiamenti, movimenti di terra. C’è anche una quota intermedia, prima di arrivare a piazza del Gesù. Si entra nelle superbe cantine, e la meraviglia schizza alle stelle. Qui c’è la storia della città, stratificata, conservata dall’umido che ti pizzica la gola. Gli etruschi, con un canale di drenaggio delle acque che è un miracolo dell’ingegneria. I romani, con una cava di pozzolana (“Coltivazione a camere e pilastri”, come spiega Leonardo Michelini per una volta nelle vesti di ingengere minerario). Il medioevo. E anche i nostri nonni, che venivano qui a nascondersi dalle bombe infami della Seconda guerra mondiale: ci sono ancora i bagni e gli appoggi per le panche di quelle interminabili attese. La struttura è immensa, e stabile, nonostante nel corso dei secoli sia stata deflorata da tanti buchi dall’alto, i famosi “butti”.
Qui ancora si scava, e chissà cosa si troverà (anche se molta roba è stata depredata in tempi più o meno antichi), ma il piano è quello di farlo diventare un percorso museale e didattico. Vale davvero la pena.
E si risale sui pulmini dei puffi per tornare alla base, senza dimenticare che coi soldi del Plus si stanno facendo anche altre cose: la pensilina del Sacrario (era una delle cose più brutte dell’emisfero Boreale), la riqualificazione di via Genova e di alcune zone dell’Arcionello. Soldi per le piccole e medie imprese e per le categorie più deboli. Questi sono i miracoli del Plus, chissà che i viterbesi li sappiano addirittura sfruttare, non si sa mai.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Il “nuovo” centro storico sarà sozzo come il vecchio?

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