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In un volume la storia dell’Unitus

Gian Tommaso Scarascia Mugnozza

Gian Tommaso Scarascia Mugnozza

“Per una storia dell’Università della Tuscia”: è il titolo del volume un denso volume (222 pagine dal ricco apparato iconografico), curato da Maurizio Ridolfi, ordinario di Storia contemporanea dell’ateneo viterbese, estratto dagli Annali del Centro interuniversitario per la storia delle università italiane. Sarà presentato dal rettore Alessandro Ruggieri martedì prossimo, in occasione della festa di compleanno di Unitus. Sono infatti trascorsi 35 anni dalla legge n. 12 del 22 aprile 1979, istitutiva dell’ateneo, i cui corsi furono attivati il 12 gennaio 1981, con la lezione d’esordio che si tenne alla Trinità, sede del rettorato fino al 2003, quando fu effettuato il trasferimento nel complesso monumentale di Santa Maria in Gradi. La cerimonia sarà ospitata nell’auditorium, cui seguirà l’intitolazione dell’aula magna a Gian Tommaso Scarascia Mugnozza (1925-2011), padre fondatore di Unitus, magnifico fino al 1999, quando al timone di comando si insediò Marco Mancini che ha indossato il tocco e la toga d’ermellino fino allo scorso 1 novembre.

Ma ritorniamo al volume. “L’Annale documenta – spiega Ridolfi – una caratteristica peculiare dell’università della Tuscia: essere nata e essersi sviluppata con una felice coniugazione tra la sua dimensione territoriale ed un orizzonte internazionale tenacemente perseguito. L’ateneo, insomma, può essere indicato come un osservatorio significativo a proposito del ruolo e dell’immagine dell’università pubblica nella crisi di transizione vissuta dal Pese in questo primo quarto del XXI secolo”.

Il volume si apre con le prefazioni di Marco Mancini e di Ridolfi (Una storia e altre storie possibili: i percorsi di ricerca). I capitoli dedicati alla storia sono di Anna Modigliani e Paolo Procacciali (Il periodo medievale); Luciano Osbat (Università a Viterbo in età moderna); Tommaso Dell’Era (La Libera Università della Tuscia – L.U.T. – 1969-1979); Gino Roncaglia (Una piccola, moderna università: l’impegno di Pier Paolo Pasolini per l’istituzione dell’Università della Tuscia): Gilda Nicolai (La storia e la memoria dell’Università della Tuscia. Verso la costituzione di un Archivio unico di Ateneo); Marco Paolino (1979/1999: la fondazione e il rettorato di Gian Tommaso Scarascia Mugnozza); Maurizio Rifondi (1999-2012: lo sviluppo dell’Ateneo e il Rettorato di Marco Mancini). Quelli dedicati alle facoltà, poi trasformate in dipartimenti in ossequio alla legge Gelmini, sono stati affidati a Bruno Ronchi (La Facoltà di Agraria); Barbara Turchetti (Facoltà di Lingue e Letterature straniere moderne); Angelo Rambelli e Lucia Mastrolia (La Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali); Gabriella Ciampi (La Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali); Alessandro Ruggieri (La Facoltà di Economia); Maurizio Benincasa (La Facoltà di Scienze Politiche); Elio D’Auria (Corso di laurea interfacoltà in Scienze Organizzative e Gestionali).

Su Santa Maria in Gradi (sorto nel XIII secolo come convento dei Domenicani; quindi, all’Unità d’Italia, trasformato in penitenziario; infine nel 2003, dopo un esemplare restauro, diventato sede del rettorato) scrivono Giovanni Tossatti, “La destinazione del complesso monastico dopo la devoluzione dell’asse ecclesiastico” e Francesca Anania, “La prigionia di Altiero Spinelli nel carcere di Santa Maria in Gradi; quindi Ilenia Imperi, Gilda Nicolai e Gianni Cucullo. 

L’ultima parte si intitola “Una Università tra la Tuscia e l’Europa”. Gli scritti cono di Silvano Onofri e Roberta Bernini (La ricerca scientifica); Raffaele Cardarelli (La ricerca umanistica); Anna Scoppola (L’Orto Botanico); Piermaria Corona (Il Centro Studi Alpino); Stefano Grego (I rapporti internazionali dell’Università della Tuscia); Pierre Di Toro (L’Università nella società e nell’economia della Tuscia).

Infine Sante Cruciani racconta le visite dei presidenti della Repubblica: Sandro Pertini (1984), Francesco Cossiga (1989); Oscar Luigi Scalfaro (1994); Carlo Azeglio Ciampi per il ventennale (1999); Giorgio Napolitano (2007). E quelle dei pontefici Giovanni Paolo II (1984) e Benedetto XVI (2009).

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