28072017Headline:

Rossi sconta il peccato originale

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Nessuno odia Filippo Rossi. Anzi. La città deve essergli grata per quello che ha saputo creare. Forse dovrebbe anche erigergli un monumento perché, grazie alla sua idea e a Caffeina, ha dimostrato coi fatti che anche a Viterbo si può. Si può uscire dal tunnel dell’insipienza, si può volare alto, si può credere in un modello di sviluppo che assommi la cultura di qualità e le bellezze storiche, artistiche e monumentali che il capoluogo della Tuscia possiede. Si può e adesso si deve. Perché fermarsi sarebbe un peccato mortale. Si deve dare un senso a quello slogan, “Viterbo città d’arte e di cultura”, coniato agli inizi degli anni ’90 da un giovane sindaco viterbese, di nome Giuseppe Fioroni, che fino a ieri l’altro era purtroppo rimasto sulla carta.

Tutto questo – almeno su queste colonne – è stato detto e ripetuto fino alla noia. E nessuno ha cambiato idea. E allora, alla luce dello sfogo – umanamente comprensibile – che il buon “filippino” (nomignolo assegnatoli come segno di profondo affetto) ha ritenuto di voler rendere pubblico (“Viene voglia di andarsene. Sembra che il sottoscritto sia l’uomo nero, il grande vecchio. Sono un poraccio che ha provato a fare qualcosa per la città. Ma ora sono stanco. A un certo punto uno si chiede se valga davvero la pena provarci” e tanto altro ancora), sentendosi in qualche modo vittima di attacchi inopinati che vengono portati strumentalmente alla sua persona, è bene fermarsi a riflettere e affrontare la realtà per quella che è.

Giacché tutto ciò che sta accadendo non è perché Filippo Rossi, o il suo amico assessore alla cultura Giacomo Barelli, abbiano o meno commesso crimini o malefatte. Assolutamente no. Almeno fino a prova contraria. Ma c’è un peccato originale – che era facilmente prevedibile ed era stato (su queste colonne) ampiamente previsto – di cui ora si percepiscono forti tutti gli effetti.

E il peccato originale (vale a dire quello di aver voluto abbinare la lodevole attività per produrre Caffeina e un altrettanto lodevole impegno in consiglio comunale) ha la sua origine proprio nell’enorme successo ottenuto fino a ieri dalla kermesse cultura estiva. Insomma, se Caffeina fosse stata una delle tante manifestazioni di basso profilo che si svolgono a iosa nel corso dell’anno a Viterbo, nessuno forse avrebbe avuto alcunché da ridire. E invece. E invece l’appuntamento di giugno e luglio ha oscurato tutto il resto (meno, forse, la Macchina di Santa Rosa) e di conseguenza ha provocato e provoca mal di pancia in coloro che temono come l’impegno delle istituzioni si concentri sempre più su Caffeina a danno di tutto il resto. Una reazione spesso non condivisibile, ma frutto dell’animo umano.

Ed è chiaro allora che nel momento in cui, all’esposizione dovuta all’iniziativa culturale si è aggiunta quella politica, i fucili puntati sono venuti fuori un po’ da ogni dove. A torto o a ragione. Pronti a colpire al minimo sospetto, anche quello di un indirizzo in comune tra un’associazione e un’attività ginnica. Perché, al di là di tutto il resto, quella che conta è la percezione. Dicono a Napoli: “Fatte ‘o nome e fottetenne”. Ecco, a Viterbo è successo proprio questo e adesso togliere questa incrostazione è quasi impossibile.

Nessuno mette in dubbio le buone intenzioni del “filippino”. Il quale, forse un po’ troppo gasato dall’indiscutibile successo di Caffeina, ha pensato di poter fare di più per la propria città. Ma – non essendo tra l’altro a digiuno di politica – avrebbe dovuto e potuto prevedere cosa sarebbe accaduto dopo la sua discesa in campo.

Tutto questo ovviamente, al di là delle smentite di comodo, non può non portare imbarazzo al sindaco e a tutta l’amministrazione. E forse non è un caso che Caffeina stia ancora aspettando risposte concrete dal Comune, mentre le ha già avute dalla Regione (a proposito: il voto contrario di Viva Viterbo all’ordine del giorno presentato dal Movimento 5 Stelle sui rifiuti, con tutto il resto della maggioranza che s’è astenuta, la dice lunga sui condizionamenti politici cui la lista civica è sottoposta).

Si dirà. Ma adesso è possibile metterci una pezza? Forse sì. Ma sta al buon senso e all’intelligenza del “filippino” trovare la soluzione.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Se ne vada pure, con la “sua” kaffeina e ammennicoli vari, l’arrogante e vittimista Philip Red from Trieste. Non lo rimpiangerà nessuno, neppure i suoi pentitissimi elettori, statene certi.

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