21072017Headline:

Unioni civili? Me l’hanno fatta pagare

Coppie-di-fattoAlcuni mesi fa un amico consigliere mi fece notare che la questione unioni civili nella città di Viterbo, sarebbe stata una bella gatta da pelare e che senza dubbio avrebbe scosso molti animi. Ho concordato in pieno su questa riflessione, ma allo stesso tempo ho confidato sul fatto che anche Viterbo, oramai, è una città aperta. Il tessuto cittadino è cambiato, gli dissi, abbiamo accolto molti immigrati, che si sono integrati, in più l’università ha portato molta gioventù da tutta Italia. Inoltre, l’informazione, internet portano chiunque lontano e vicino a fatti e luoghi in un battibaleno. Secondo me Viterbo è pronta ad accogliere la diversità. E così fu. Tanti giovani, tante famiglie hanno firmato, parlato e lottato con noi per avvalorare la mozione promossa dal Pd sulle unioni civili.

Il mio buon amico, allora, mi disse che veramente qualcosa si stava muovendo, ma mi fece notare che tutto questo trambusto non avrebbe fatto piacere a chi questa città la vuole volutamente ottusa e bigotta. Viterbo è così, si sa, in mano a pochi. Il potere, i soldi, girano nelle mani dei soliti che non hanno a cuore le sorti dei cittadini, ma solo i propri interessi. Volutamente lasciano vie di comunicazione, posti di lavoro e sviluppo economico nel dimenticatoio, in modo da governare i poveri sudditi come si faceva nel Medioevo. Quindi una persona che risvegliava gli animi, invitava la gente a pensare con la propria testa e in più avvalorava la tesi che anche a Viterbo ci fossero omosessuali, che volevano anche diritti, sarebbe stata di intralcio.

Sorrisi, anzi risi a crepapelle di questa sua idea mafiosa. Che mi possono fare? Gli dissi. Vedrai, mi rispose. Bè, devo riconoscere che mio nonno aveva ragione: mai mettersi contro preti e polizia. Ma quali, dei due, sono i più pericolosi? Senza dubbio i preti, mi disse. Ed infatti, preti pretini, pie donne e chierichetti sono veramente tremendi. Da quando è iniziata questa storia delle unioni civili e da quando si è avuto lo scontro con la curia diciamo che ho cominciato ad avere vistose difficoltà a Viterbo. A parte, stupidi atti vandalici all’auto, prontamente denunciati, ma la cosa che mi ha lasciato veramente esterrefatta è che non si lavora più. Contratti bloccati, progetti rimandati. Colloqui dove neanche ho avuto il tempo di sedermi e dove mi vedevo liquidata soltanto dopo che era stato appurato chi veramente fossi.

Certamente c’è un deus ex machina perché non avrei mai pensato a un stop del genere. Come se Emanuela Dei fosse soltanto quella lesbica. Magari, la mia vita girasse intorno alle belle donne. Magari. Insomma, devo riconoscere che sì, me la stanno facendo pagare, a loro modo, segandomi le gambe, colpendo sulla cosa che serve per vivere: il lavoro. Da novembre non lavoro più a Viterbo. Nulla, tabula rasa. Sono stanca di vedere sorrisetti, gomitate, segretarie che come se avessero davanti la peste e senza guardarmi negli occhi, rifiutano qualsiasi forma di comunicazione. Ma, per me che credo in quello che faccio e sento ed è difficile farmi cambiare idea. E allora si continua ad andare avanti, si continua a dire che sì, le unioni civili servono a questa città. Che gli omosessuali ci sono e valgono tanto quanto gli eterosessuali. Si continua a confidare su chi sta in Comune, anche se si capisce benissimo che questa questione gli è veramente scoppiata in mano e che forse, se non fosse stata per un ‘opposizione illuminata, il registro già sarebbe bello e sepolto. Purtroppo ce l’ho dentro. È quello che mi hanno insegnato all’università: restituire, continuare a lottare per le nuove generazioni e per chi, soprattutto, non ha la capacità di farlo. Viterbo è veramente una bella città, visibilissima, piena di risorse e bellezza. Anche se da qualche mese sono costretta a fare la pendolare continuo a pensare che le cose stiano cambiando.

Devono cambiare se non si vuole far svuotare Viterbo per lasciarla in mano a quattro vecchi mafiosi. E si perché poi la fregatura è quella: tu te ne vai per riuscire a sopravvivere e poi, il sole, la porchetta e i boccaloni al lago di Bolsena se li mangiano loro.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Cara Emanuela, questa sua scabra testimonianza dimostra quanto ci sia ancora da lavorare – in una città, come la nostra, popolata da demagoghi e esibizionisti che si riempono la loro sozza bocca di parole d’ordine libertarie – per acquisire diritti altrove considerati elementari e basilari.

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