23062017Headline:

Beno, passione e simpatia

Salvatori_Fioroni

Beno Salvatori con Beppe Fioroni

Negli anni ruggenti del Psi craxiano fu sicuramente uno degli esponenti politici di quella “Viterbo da bere” imperante in quel periodo. Lui, figlio di Alpinolo, che fu anche vice presidente della Provincia, prese una strada diversa, quella del garofano, diventando in breve un personaggio di peso nella politica viterbese.

Vicesindaco nelle giunte di Pio Marcoccia e di Beppe Fioroni, dovette assistere suo malgrado al disfacimento del partito in cui credeva, colpito anche a Viterbo da una Tangentopoli devastante (chi non ricorda l’inchiesta sulla discarica di Tarquinia?).

Fu proprio in quei frangenti che lo incontrai per la prima volta, nella sede del partito in via Matteotti. Eravamo alla vigilia dell’arresto del senatore Roberto Meraviglia e lui, col suo fare un po’ da guascone, se la prese coi giornalisti presenti nel salottino dicendo. “State qui perché dovete scrive le cazzate!”. Già, perché Beno era fatto così. Senza mezze misure. Pane al pane e vino al vino. Con quel suo fare da spaccone che lo rendeva il più simpatico dei simpatici. Perché alla fine, dopo che lo avevi conosciuto un po’ più da vicino, capivi che dietro quel suo atteggiamento c’era una grande passione. Quella per la politica.

Sfaldatosi il Psi, Beno andò alla ricerca di un suo centro di gravità permanente, militando prima in Forza Italia, poi nella lista che portò Ugo Gigli alla provincia, infine nel Pd. Facendo non uno ma più passi indietro, ma senza mai perdere la voglia di interessarsi alla politica.

Era un buono Beno. Uno a cui non potevi non voler bene. Uno che potevi apostrofare come “cazzaro” (e lui ti rispondeva: “I giornalisti in galera”) giacché aveva – come tutte le persone intelligenti – un alto senso dell’ironia e dell’autoironia.

Uno che mancherà a Viterbo e ai viterbesi. Ciao Beno. Ciao “cazzaro”. Ciao amico mio.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Qualcuno si chieda perché in molti rimpiangiamo i politici della cosiddetta Prima Repubblica, animati tutti o quasi da una passione sincera per la politica, e non questi della cosiddetta Seconda (e Terza) Repubblica, animati quasi esclusivamente da una passione malcelata per i soldi e i privilegi.

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