15122017Headline:

Centro storico, divisi alla meta

Il sindaco e la giunta

Il sindaco e la giunta

Cantami, o diva, di questa maggioranza in Comune. Che sia più sciatta o più spaccata? Che campi di ripicche e dispettucci – come i bambini dell’asilo – o che invece sia destinata ad arrivare presto alla frutta? Perché, citando il Guzzanti, pere più pompelmi non fanno mica mele. E in fondo questo consiglio straordinario sul centro storico ha avuto soltanto una cosa di straordinario: i mal di pancia tra quelli che comandano.
Perché sulla ciccia, poco o niente. Intanto perché tra il pubblico non c’erano residenti e commercianti e curiosi e nemmeno stalker di professione. Appena una settimana fa il centro sembrava il Grande Dramma Cittadino, poi il Comune ha fatto la retromarcia famosa, ha tolto la transenna da via Cavour accontentando il popolo bue. Che degli altri problemi e delle strategie di sviluppo, dei quartieri dentro le mura, evidentemente, se ne frega.
Pronti via e il consiglio rischia subito di saltare: la maggioranza non ha i numeri, è ferma a quindici, la minoranza esce e ottiene un rinvio di mezz’ora. Arrivano un paio di consiglieri e si può partire: il classico salvataggio in calcio d’angolo. Ma è verso la fine che succede digna memoratu notare. Quando il presidente del consiglio Filippo Rossi si smarca, scende tra i banchi della maggioranza, e interviene clamorosamente. Dice che così come è stata pensata, la mostra dei due pezzi di Sebastiano Del Piombo per Natale non serve a nulla, che andava pubblicizzata meglio, e fuori città. Che oggi il turismo si muove per gli eventi, non più per i posti in quanto tali. Che dunque bisogna creare qualcosa per cui valga la pena venire a Viterbo: “Se ritinteggiamo le facciate degli edifici storici ai romani non gliene frega nulla”. Ora, la cosa può anche essere logica, ma stona un po’ detta da chi ha in maggioranza una consigliera e in giunta l’assessore Barelli, che tra l’altro quella mostra la pensò e organizzò. Doppia fronda interna (per maggioranza e Viva Viterbo)? Boh. Comunque, un segnale inedito e preoccupante, specie dal punto di vista politico: chissà come l’avranno presa nel Pd, dove si voleva scaricare Rossi e i suoi dalla maggioranza appena poche settimane fa.
Ma quello che succede dopo è anche peggio, perché coinvolge i due azionisti più pesanti dell’amministrazione Michelini, lo stesso Pd (dodici consiglieri) e Oltre le Mura (sei), più Livio Treta della lista civica per i diritti di Viterbo. L’ordine del giorno prodotto dalla minoranza – escluso il Movimento Cinque stelle – viene bocciato, e fin qui tutto regolare. La maggioranza neanche presenta un suo documento scritto – e qui sta la sciatteria di cui sopra – e decide di esprimersi sulle parole di Ricci. Quando però si tratta di votare la relazione orale di Alvaro piuttosto Corsaro, arriva il sorpresone: in quattro (Ciorba, Moltoni, Taborri e lo stesso Treta) si astengono. Con duro scazzo tra lo stesso ex presidente del Coni e il vicecapogruppo Pd Fabbrini.

I motivi? Ufficialmente perché ai delegati non sono stati concessi dei fondi. Ufficiosamente, almeno per quello che riguarda Oltre le mura, c’è puzza di una bella ripiccuccia nei confronti di Ricci e del suo rapporto tormentato con Lella Saraconi, assessore “forte” della lista civica. Sarà vero, o è solo la solita dietrologia da quattro centesimi?
Di certo le cose in maggioranza non possono andar bene, con tre scricchiolii pesanti in meno di un mese: prima sulla verifica e la redistribuzione delle deleghe, poi sul consiglio urgente sul cimitero di Grotte, fatto e annullato (“Questi non sanno fare le cose più elementari”, urlava un navigato esponente di Oltre le mura) e poi ieri.
Peccato. Perché il consiglio comunale sul centro storico poteva anche servire a qualcosa. E invece Ricci ha parlato, ha spiegato le sue ragioni, le sue idee, le sue prossime mosse, ammettendo anche i suoi errori. La minoranza lo ha compatito, prima dei due colpi di scena dagli alleati. Questi sì, straordinari.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Alvaro Vitali Ricci sfoggi la più micidiale delle sue barzellette (quella della chiusura, seguita dall’immediata riapertura, di via Cavour, non è che facesse molto ridere) e vedrà che successo di pubblico e di critica!

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