27052017Headline:

Coppie di fatto, il momento della verità

Il sindaco e la giunta

Il sindaco e la giunta

Fusse che fusse la volta buona. Mica perché il registro delle coppie di fatto serva o non serva a Viterbo e ai viterbesi (su questo già si scannano abbastanza le due opposte tifoserie). No, non è una questione di opportunità né di necessità. Semmai di decenza, perché la storia va avanti da agosto, rimbalzata come una pallina nel flipper della prima commissione, discussa sui giornali, nelle associazioni laiche e in quelle cattoliche, nelle parrocchie e nei circoli. Avvelenatasi ancora di più col tempo – il vino, si sa, prende d’aceto – e grazie alle ultime tormentate puntate.

Tipo il 13 marzo ultimo scorso. Quando tutti immaginavano che finalmente il consiglio si sarebbe cimentato nell’attesa prova. E invece, visto che il consiglio era stato convocato d’urgenza per discutere dell’ampliamento del cimitero di Grotte Santo Stefano, non appena risolto questo punto i consiglieri, interpretando in modo sopraffino (leggi: paraculo) il regolamento, rimandarono il resto a data da destinarsi. Cioè stamattina a partire dalle ore 9, con la possibile appendice di dopodomani giovedì, quando è previsto un altro consiglio.

Proprio quel rinvio in zona cesarini provocò non pochi mal di pancia. Specialmente per il consigliere Cinque Stelle Gianluca De Dominicis, che quel regolamento lo ha scritto, corretto e spinto sin dall’estate, e che giustamente si era trovato a dover subire l’ennesimo rimpallo, a un metro dal traguardo, e protestò prima a parole (“Questa è una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini, sono otto mesi che parliamo del registro”) e poi nei fatti, restando fuori palazzo dei Priori fino a sera inoltrata. Per mettere una pezza alla figuraccia, si decise allora che le coppie di fatto sarebbero state anticipate al primo posto dell’ordine del giorno nel consiglio di oggi: un patto tra gentiluomini, e vedremo se sarà rispettato nei fatti. “Speriamo che sia davvero la volta buona – dice adesso De Dominicis – Sono pronto a occupare l’aula finché non  verrà discusso l’ordine del giorno”. Forse scherza o forse no.

E qui entriamo nella parte più delicata del discorso. Perché visti i precedenti è meglio non dare per certo che ci sarà il numero legale per dare il via alle danze. Numero legale già mancato un paio di volte nell’ultimo mese, con la minoranza pronta a sottolinearlo uscendo dall’aula e imponendo una seconda verifica delle presenze dopo mezz’ora di attesa. Giochini psicologici che ci stanno tutti. Sarà così anche oggi? Chissà. La concomitanza con la fiera dell’Annunziata, che bloccherà il centro e i parcheggi, rendendo meno comodo del solito raggiungere l’aula consigliare, potrebbe essere un ottimo alibi per chi non muore dalla voglia di affrontare la questione.

Ci si immagina giri di telefonate dei vari capigruppo per serrare le fila ed evitare assenze impreviste. Anche perché se la maggioranza fosse incompleta, l’approvazione del registro sarebbe a rischio, visto che alcuni nel Pd – il vicecapogruppo Fabbrini e Troili,  per esempio – hanno già detto che non la voteranno (astensione o contrari). Lo stesso può succedere in Oltre  le Mura: Marco Ciorba è per il no, ma potrebbe non essere l’unico.  Ma prima del voto, ci sarà la discussione, che si preannuncia infuocata e lunga, visto che diversi consiglieri hanno già promesso battaglia sui vari articoli del regolamento. Già, battaglia o ostruzionismo?

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Gli alibi sono finiti, iniziano le prese per il c.

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