30042017Headline:

Il pesce? Si può coltivare. A Capranica

NSAcqua (2)A Capranica c’è lo squalo (non il film, ma quello vero). E poi ci stanno la razza, i coralli e un’infinita varietà di guppy. I ricci, i pagliacci (senza naso rosso), i neon privi di elettricità e altre quattrocento specie di pesce. Non si trovano né sui menù dei ristoranti, né sui banchi parcheggiati ai bordi delle carreggiate. Risiedono piuttosto (per un breve periodo) all’interno della NSAqua. Nostra acqua, per dirla in modo sofisticato. Un team di esperti, sbarcati in provincia per motivi più o meno casuali, che vanta un’esperienza decennale nel campo dell’acquacoltura e dell’acquariofilia. Che dette così sembrano quasi parolacce, ed invece rappresentano due branche della biologia applicate alla tutela, alla conservazione, alla riproduzione e allo studio degli abitanti dei fondali.
Il quartier generale si trova verso Vejano, nel cuore della campagna. Ed è uno dei pochissimi esempi (una mosca bianca, magari quelle per pescare) di imprenditoria a basso impatto ambientale. “Riempiamo le vasche con acqua di fonte trattata da noi – dice Sergio Rabbai, biologo romano – attraverso un processo che la filtra, la sterilizza, e la riporta al principio con le stesse caratteristiche di quando è uscita. Un circuito chiuso ecologico. Riscaldiamo inoltre l’ambiente col combustibile di casa, la stufa che gira a gusci di nocciole”.

Nsaqua (3)L’azienda è un’autentico cilindro (il cappello). Che quotidianamente sforna idee all’avanguardia. Sfruttando e le competenze. E, soprattutto, l’estro degli attori protagonisti. “Non è facile sopravvivere nel nostro campo – ora parla Nacho Pardo Manuel, la sponda ispanica del branco – Poiché seppur la concorrenza non è altissima, riuscire a fornire ai negozianti un prodotto di qualità risulta complicato”.

Ed ecco l’inganno all’italiana. Vuoi la crisi, vuoi la prassi di semplificare sempre tutto, sovente succede che i grossisti acquistino pescetti dall’estero e li ripropongono a costi stracciati. Non assicurando però ai fruitori una garanzia che porta il nome di sana e robusta costituzione. Come i certificati medici di noialtri bipedi.

“Qui invece si sviluppa il passaggio della cura – chiude per il trittico, non in ordine d’importanza, l’altra capitolina, Camilla Avantario – Che ci costa non poco, ma sul lungo tempo può portarci a risultati sorprendenti”. Come ad esempio il rapporto (ormai di simbiosi) con l’università di Bologna. Come gli Erasmus, che arrivano per approfondire la materia. Come gli addetti ai lavori che tempestano la NSAqua di telefonate per consulenze. O ancora, come le visite in sede di testate colosso quali Repubblica. O meglio, come i rapporti costanti con strutture di largo calibro distribuite su scala internazionale.

Il tutto inserito in un contesto rurale che non guasta affatto. Laddove un paio di stivali da contadino si intrecciano a dovere con conoscenze biologiche applicate all’ornamentale. Un hobby, ok. Ma anche una passione che alberga in un numero spropositato di case.

Buona pesca signori. E ricordate che a volte un acquario silenzioso è molto più piacevole di una tivù ciarlona.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Questa è la Tuscia che ci piace, che lavora duro e, a differenza dei soliti ignobili, non chiede sovvenzioni statali.

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