17112017Headline:

Io, speriamo che non faccia acqua

Enrico Panunzi

Enrico Panunzi

Se il buongiorno si vede dal mattino lo si capirà (forse) proprio stamane, quando – all’incubatore di valle Faul – si terrà l’incontro organizzato dal Pd sulla nuova legge regionale in materia di “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, che stabilisce un principio sacrosanto, già oggetto di referendum negli anni scorsi. Vale a dire che la gestione idrica in tutto il Lazio sarà pubblica. Una legge di principi, che ci vuole poco a definire sani, ma che poi dovrà essere resa operativa con un altro provvedimento (la Regione s’è presa sei mesi di tempo per adottarlo) in base al quale mettere in atto – nero su bianco – quello che si è stabilito nelle linee guida, su cui è facile mettere tutti d’accordo.

Certo è che, soprattutto nella Tuscia, in questi anni la gestione idrica s’è rivelata fallimentare, con la politica dimostratasi totalmente incapace di governare un Ato già di per sé debole e abbandonato a se stesso dal progressivo e pervicace assenteismo dei sindaci (nonostante i ripetuti e accorati appelli del presidente Marcello Meroi) e di far funzionare a dovere quella società pubblica (al secolo la Talete Spa) fortemente voluta dalle forze politiche, poi rivelatasi una vera e propria macchina mangiasoldi.

Ora, con questa nuova legge, la Tuscia – come il resto del Lazio – potrebbe essere alla vigilia di una vera e propria rivoluzione copernicana. Ma la domanda del cittadino comune, ormai abituato a non fidarsi della politica, è la seguente: sarà tutto oro quello che luccica? Giacché, vanno benissimo i principi di base, ma poi bisognerà vedere all’atto pratico come funzionerà il gioco.

E allora, al momento della discussione del secondo provvedimento, quello che dovrà deliberare sulla vera e propria “ciccia” della questione, si dovrà capire ad esempio se la Regione opterà – come già si vocifera – per l’Ato unico; e se, a questa decisione, ne conseguirà una seconda che vedrà affidata la gestione vera e propria di tutto il bacino a una sola società. Giacché le solite indiscrezioni fanno riferimento all’Acea, società mista che gestisce già gli Ato di Roma e Frosinone; e la cui struttura azionaria, secondo dai Consob, al 18 ottobre 2012 era la seguente: 51% del Comune di Roma, 11,51% del GDF Suez S.A.; 15,035% di Francesco Gaetano Caltagirone; 22,45% sul mercato. Insomma, società pubblica fino a un certo punto, dal momento che il 49% è in mano ai privati. Che in questo modo, usciti dalla porta, rientrerebbero dalla finestra.

Ma non è tutto. Perché rimane in piedi anche un’altra serie pesante di interrogativi che la Regione dovrà sciogliere. Ad esempio: che fine farà Talete? Sarà messa in liquidazione? E i debiti (che non sono pochi) accumulati fino a oggi chi li pagherà?

Comunque, oggi se ne potrebbe sapere qualcosa in più, giacché all’incontro organizzato dal Pd parteciperanno il consigliere regionale Enrico Panunzi e l’ingegner Paolo Piciucchi, membro del cda di Talete spa,  che illustrerà lo stato attuale della società e il lavoro che la stessa sta costruendo rispetto alla gestione attuale del servizio idrico integrato.

Ma il cittadino ha il dovere di essere pessimista. E di temere che il “buco” di bilancio accumulato dalla società viterbese possa finire nella bolletta. I superstiziosi comincino a toccare ferro.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Pubblica o privata che sia, noi cittadini continuiamo a pagare una schifosissima acqua all’arsenico, che in teoria non sarebbe buona – ripetiamo il concetto, così magari qualcuno che fa finta di non capire capisce – neppure per fare il bidet.

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