22092017Headline:

La prima, vera, vittoria di Michelini

L'intervento di Gianluca De Dominicis

L’intervento di Gianluca De Dominicis

Ce l’hanno fatta. Dopo otto mesi bagnati di burocrazia (parecchia) e polemiche (di più), dopo rinvii tattici e altri per cause di forza maggiore. Dopo i timori che alla fine qualcosa sarebbe andato storto nel momento più importante, quello del voto. E invece, all’ora di pranzo di ieri, dopo un consiglio comunale lungo e dibattuto, ecco la conferma ufficiale: l’istituzione del registro delle coppie di fatto, e del relativo regolamento, è realtà. Viterbo si allinea a tanti altri comuni italiani (e tre della Tuscia: Canepina, Soriano e Tarquinia), benché a livello nazionale la cosa sia ancora di là da venire.
A spanne: è la prima vittoria dell’amministrazione Michelini, ed è curioso che sia un’affermazione sui diritti (quindi su questioni tutto sommato astratte), mentre sulle cose concrete finora non è che ci sia stato tanto da festeggiare. Anzi.
E allora, che vittoria sia. Benché anche ieri, nell’ultima tappa, il percorso sembrava potesse mettersi in salita sin dai primi chilometri, quando nel gruppo non c’era neanche il numero legale. Molti consiglieri di maggioranza erano sì presenti a palazzo dei Priori, ma ancora impegnati chissà dove, forse alla fiera dell’Annunziata, che intruppava piazza del Plebiscito con le sue bancarelle di carciofi di stagione. La minoranza lo vede e lo sente, e esce dall’aula (Giulio Marini, svelto come la polvere, ordina: “Raga’, uscimo”). Si passa al secondo appello, e sono le dieci: stavolta i numeri ci sono, anche se prima di discutere l’ordine del giorno bisogna affrontare un’ora tonda di interrogazioni spesso surreali.
Si comincia, allora, e subito sul registro delle coppie di fatto, col consigliere De Dominicis (Cinque Stelle) che ne chiede l’anticipazione. Allo stesso tempo, la mozione viene sostituita da una deliberazione di giunta: si parlerà e si voterà su quella e sul regolamento del registro compilato dalla prima commissione. La cui presidente, Melissa Mongiardo, riassume i mesi di lavoro e li conclude citando il memorabile discorso del presidente americano Lyndon Jonhson al Congresso, sul diritto di voto agli afromaricani: “Era il 1965 – dice Mongiardo – e si parlava di diritti. Come oggi”.
La maggioranza ha i numeri, nonostante l’assenza di Quintarelli (uno dei primi firmatari della proposta, ieri assente giustificato). Ci sono due contrari, che non sono però una sorpresa visto che avevano avuto modo di esprimere la loro posizione da tempo: si tratta del vicecapogruppo Aldo Fabbrini – comunque molto discreto nella sua contrarietà – e del battagliero Arduino Troili, che inonda il dibattito di obiezioni e provocazioni. Una per tutte: “Questo regolamento serve soltanto per far dire a gay e omosessuali che sono una famiglia”. Anche in Oltre le mura c’è chi dice no, e pure questo si sapeva: Maurizio Tofani e Marco Ciorba, entrambi provenienti da aree politiche di riferimento ben precise. Ma quello che perde dentro di sé, la maggioranza lo recupera tra i banchi dell’opposizione, coi voti favorevoli del Cinque Stelle e di Chiara Frontini di Viterbo2020. La quale presenta una raffica di emendamenti quasi tutti sensati, e poi spiega: “Come movimento civico ci sentiamo vicini alle esigenze di tutti i cittadini. Accogliamo persone provenienti dalla destra e dalla sinistra, e tanti cattolici. Perciò la nostra posizione favorevole scaturisce da un percorso interno e da un sondaggio on line per recepire la volontà dei nostri elettori”.
A votare sempre contro, invece, Forza Italia e Fratelli d’Italia. I berluscones – se ancora si possono chiamare così – lasciano l’onere e l’onore di spiegare il loro pensiero ad Antonella Sberna: “Nessuno di noi è contrario ai diritti, e ci teniamo a specificarlo visto che la questione delle coppie di fatto qui ha assunto i tratti di una battaglia ideologica e non politica. Non abbiamo preclusioni né ordini di scuderia, semmai mi sembra che l’ideologia sia da ricercare altrove, tra quelli che sono favorevoli sempre a prescindere ad un registro che serve a poco che poteva essere fatto molto meglio, specie dopo tanti mesi di gestazione. E comunque, meglio lasciare queste tematiche al Parlamento, perché un consiglio comunale può incidere davvero poco su una legislazione che è nazionale”.

Un cartello (a favore) a palazzo dei Priori

Un cartello (a favore) a palazzo dei Priori

Replica Cristian Scorsi, che conferma come i giovani del Pd tengano parecchio a questo passo: “Anche papa Francesco ha concesso un’apertura sul tema. Dite che il registro serve a poco? A volte anche una bandierina, tante piccole bandierine sul territorio, possono contribuire al cambiamento”. E il sindaco, tirando le somme: “Qui non si tratta di cambiare le leggi, ma di stabilire un principio. Cioè che le coppie di fatto sono uguali a quelle sposate. Se ci occupassimo di tutto il resto perderemmo solo tempo. Oggi dobbiamo avere la maturità di dire se siamo d’accordo o no”. E il sindaco dà l’esempio, visto che vota compatto – come il presidente del consiglio Rossi, del resto – tutti i provvedimenti pro.
Si vota su ogni singolo articolo (sono cinque) e sui punti e gli emendamenti. Passa l’istituzione del registro, l’iscrizione gratuita, la possibilità di recedere dall’iscrizione dopo richiesta di uno o di entrambi i componenti della coppia, la disponibilità di una sala di palazzo dei Priori (a pagamento secondo tariffe) per la registrazione. Sono le due passate, il discorso è chiuso. E in attesa di capire quali effetti pratici avrà sulle persone che si amano – di qualsiasi sesso, in qualsiasi condizione -, si può anche uscire in strada. E andare a comprare i carciofi.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Siamo sicuri che Michelini, pro bono pacis e pro bono clericalis, avrebbe fatto volentieri a meno di questa vittoria. Da segnalare, una volta di più, la figura italianissima e albertosordesca del consigliere Arduino Troili, passato dall’estrema sinistra più intransigente al baciapilismo più ostentato e ridicolo.

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