28052017Headline:

L’economia reale per un’Europa sociale

bancaI cittadini europei hanno dovuto pagare per gli errori e l’irresponsabilità di un settore finanziario non adeguatamente regolamentato; basti considerare che il salvataggio delle banche è interamente gravato sulle tasche dei contribuenti.

Deve essere nostro preciso compito assicurarci che gli errori commessi nell’ultimo quinquennio dal settore finanziario siano diventati un tale bagaglio di esperienza da garantire che le banche non azzardino più con la vita dei cittadini. Contemporaneamente, dobbiamo agire attivamente per porre in essere un quadro di riferimento normativo che consenta al settore in questione di lavorare per l’economia reale e di mettersi al servizio della società. Il primo scopo di questa normativa dovrebbe essere quello di obbligare gli istituti di credito a servire le comunità invece di impoverirle: in tal senso gli investitori dovrebbero essere considerati responsabili per le perdite e non soltanto per i guadagni delle banche. Una buona regolamentazione del settore bancario deve voler dire porre un freno alla speculazione finanziaria e disporre di adeguate barriere tra le banche commerciali e le banche d’investimento. Fissare un tetto per i bonus ai banchieri, oltre ad accelerare l’introduzione dell’imposta sulle transazioni finanziarie; insistere sull’istituzione di una agenzia di rating del credito pubblica e indipendente; continuare a impegnarci a favore della realizzazione di una solida Unione bancaria, concepita per tutelare i cittadini europei e garantire un accesso paritario al credito in Europa.

Le misure finora elencate, lontane dall’essere lo sgualcito manifesto politico riproposto per l’ennesima volta ai cittadini votanti, stanchi di rappresentare quella platea plastica che nei decenni ha finito con il prender polvere incastonata in un ruolo imposto, indicano una fase di quel percorso di risanamento al quale da tempo si fa riferimento da più parti. Questo è l’atteggiamento positivo, propositivo e costruttivo che dobbiamo sforzarci di assumere in ogni ambito del quotidiano, lasciandoci ispirare dai principi che muovono le realtà associative che, come Confartigianato appunto, impongono a quanti le abitano di adottare un principio inclusivo e non esclusivo. Bisogna andare in direzione diametralmente opposta rispetto a quelle politiche che, ricorrendo a sistemi neoliberisti, tagliano gli aiuti che devono servire ai cittadini per riprendersi in seguito a un periodo difficile. Bisogna battersi per un’Europa e, prima ancora, per un’Italia che non lasci indietro nessuno.

Un reddito dignitoso, un’istruzione di qualità e accessibile, la qualità degli alloggi (compresi quelli popolari) e dell’assistenza sanitaria, all’infanzia e agli anziani, nonché l’adeguatezza delle pensioni. Queste sono le componenti fondamentali delle nostre società che vanno tutelate e garantite e proprio per questo l’UE è chiamata a sostenere gli Stati membri negli sforzi volti a garantire una ridistribuzione equa ed efficace della ricchezza e delle opportunità. Adoperandosi in una logica di sinergia e cooperazione, è fondamentale fissare obiettivi inderogabili in materia di occupazione, istruzione e coesione sociale.

Gli obiettivi di politica sociale devono essere rispettati in tutte le politiche comunitarie. È imprescindibile garantire che l’UE sia una reale Unione sociale, oltre che un’Unione economico e per raggiungere questo scopo bisogna comprendere l’importanza dell’inclusione attiva dei cittadini, che devono necessariamente tornare a prendere parte di quella res publica di cui sono primi e principali custodi.

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