27072017Headline:

C’era una volta… la domenica

Lucio Matteucci

Lucio Matteucci

Se c’è una cosa sulla quale ci si trova tutti d’accordo è che più si va avanti e più si va indietro. Non è tanto una questione di progresso, anche se poi il discorso è strettamente legato all’innovazione. Quanto di isolamento. Di allontanamento. Di mancanza di rapporti umani. “Si passano ore e ore sui social network – dicono quelli di Viterbo Civica, attraverso il portavoce Lucio Matteucci – Si fa amicizia con gente che risiede dall’altro capo del mondo, e si finisce per non frequentare più nemmeno il vicino di casa”.

È una delle nuove patologie. Quelle strettamente connesse alla velocità del vivere e all’accrescimento dei diabolici poteri della rete. Si naviga per espandere i propri orizzonti, non comprendendo invece che poi in rete ci si finisce sul serio. Intrappolati però. Chiusi in casa dinnanzi ai propri schermi. Col risultato che il quotidiano-cittadino diventa un miraggio. E anche le tradizioni, non necessariamente le più articolate o complesse, cadono nel dimenticatoio.

Ecco quindi la più semplice (ma efficace) delle iniziative. “C’era una volta… La domenica”. Messa in piedi proprio da Viterbo Civica, col supporto dell’amministrazione. Battesimo stamattina, a partire dalle undici e fino al tramonto, in uno dei luoghi chiave all’ombra della Palanzana. Pratogiardino, o parco Lucio Battisti (se si preferisce). Cosa bolle in pentola? “Si parte dall’idea di riappropriazione degli spazi. Quello pubblici – prosegue Matteucci – al fine di riacquisire il senso di appartenenza. Per essere social nel vero senso della parola. Lontani dai non luoghi sempre più frequentati”.

La rivoluzione (più di pensiero che di altro) si pone quindi l’obiettivo di far uscire il comune mortale di casa. Ok, ma perché si dovrebbero lasciare incustoditi pantofole e telecomando? Soprattutto di domenica? “Per conoscere magari quartiere in cui si vive – parola di listone, non al debutto in iniziative di questo genere – per scambiare due chiacchiere, per imparare a essere parte attiva della città, per godere del bello che non siamo più abituati a vedere. Ma anche per alleggerire il brutto che spesso vediamo”. Magari per quello ci vorrebbe più di mezza giornata… Comunque. L’appello è partito. E già in molti si sono dimostrati sensibili e propositivi. Anche perché in fin dei conti il costo non ci sta ed il divertimento (quello sano) è assicurato. In più non dovrebbe nemmeno piovere (e qui è ammesso ogni scongiuro). “Cambiamo volto alle piazze e ai giardini. Incontriamoci. Prepariamo un dolce, condividiamo una bevanda, un sorriso, portiamo un pallone o un aquilone per giocare insieme. Se la cosa funziona, e funzionerà, ripetiamola più volte possibile”.

E questo è l’ordine disordinato del giorno: picnic collettivo sui prati. Riscoperta dei giochi di una volta. Piccola fattoria degli animali. Tiro alla fune. Ruba bandiera. Corsa dei sacchi. Con l’incentivo per i bambini. Ai quali sarà offerto lo zucchero filato. Altro che hot dog e patatine fritte.

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