23102017Headline:

Che fine faranno i rifiuti romani?

Il sindaco di Roma Ignazio Marino

Il sindaco di Roma Ignazio Marino

Roma rischia di essere invasa dai rifiuti e a Viterbo è legittimo preoccuparsi. Non per facile allarmismo, ma perché i precedenti insegnano, se è vero che negli impianti viterbesi la mondezza romana è già arrivata e continua arrivare in parte tuttora. Ma la nuova emergenza che si profila per la capitale potrebbe aggravare la situazione nella Tuscia, e non solo. Andiamo con ordine.
Tutto nasce dall’interdittiva del prefetto di Roma che impedisce al Campidoglio di usare gli impianti di trattamento (a Malagrotta e a Rocca Cencia, che trattano insieme il 70 per cento dei rifiuti romani) con la Colari, il gruppo imprenditoriale di Manlio Cerroni. Un atto necessario viste le inchieste e i provvedimenti giudiziari che vedono al centro il Supremo. Il sindaco Marino, però, ha scavalcato questo veto con un’ordinanza di emergenza, che consentiva di utilizzare comunque quei due impianti ma che però scadrà il 26 maggio prossimo. Da quel momento in poi “Roma rischia di essere sepolta da tonnellate di rifiuti”, come ha detto il sindaco Ignazio Marino. Che ha chiesto aiuto anche al Governo, ricevendo un secco no: “Comune di Roma e Regione si prendano le loro responsabilità – gli ha risposto il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – visto che la legge affida loro ampi poteri sui rifiuti”. No – almeno per ora – anche alla richiesta di Marino e Zingaretti di nominare un commissario straordinario che avrebbe la facoltà di requisire i due impianti e di continuare a farli funzionare.
Dunque, se davvero dovessimo arrivare al 26 maggio senza una soluzione, cosa succederebbe alla mondezza romana? Intanto va detto che parliamo di trattamento dei rifiuti e non di smaltimento. Ci sono in ballo varie ipotesi, come ha spiegato Mauro Evangelisti sul Messaggero. L’intervento di un commissario, appunto, oppure il trasferimento dei rifiuti in altre regioni, benché la legge non lo preveda. E allora ecco che potrebbero entrare in gioco gli altri impianti di trattamento del Lazio (“comunque insufficienti”, precisa Evangelisti), tra cui per esempio quello di Casale Bussi, in nome degli ormai celebri principi regionale di solidarietà e prossimità. Su questo sito, poi, non c’è alcuna interdittiva, almeno per ora, nonostante l’ex amministratore delegato di Ecologia 2000, la società che gestisce Casale Bussi, sia finito agli arresti domiciliari proprio nell’inchiesta Colari con Cerroni. Per il momento, però, il prefetto di Viterbo Antonella Scolamiero non ha emesso alcun provvedimento interdittivo, anche se fino alla fine di marzo stava valutando la questione. E’ chiaro che un atto del genere debba essere motivato, da dimostrati legami tra Ecologia Viterbo (che dal canto suo si è sempre detta estranea alle vicende giudiziarie di Colari). Ma se dovesse arrivare potrebbe scongiurare il rischio di ritrovarci altri rifiuti romani trattati nella Tuscia.

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