26092017Headline:

“Grazie alla Lega rilancerò Viterbo”

 

Umberto Fusco

Umberto Fusco

No, non è un pesce d’aprile. La Lega Nord ha appena aperto un ufficio al centro di Roma (or non più ladrona, a quanto pare). Una sede. Fisica. Addirittura in zona Parioli. Per volere del segretario Matteo Salvini (con la sua immancabile tutina col nome della città ospitante parcheggiato tra tette e panza). Per lungimiranza (quantomeno chilometrica) del senatore Raffaele Volpe. Perché il panorama politico sta mutando, e quindi è bene non perdere il treno. Perché (prima o poi capiremo anche come mai) i figli dell’Umberto sono seminati un po’ in tutto lo Stivale. In senso figurato, sia chiaro. Di fisico ci basta il Trota… E quindi il movimento padano può (anzi, deve) essere preso da modello sia qua che là.
Comunque. Tra le altre motivazioni ci sta pure il fatto che le Europee sono dietro l’angolo. E quindi ogni cordata tenta di spingere il proprio candidato. Un po’ come i giudici di X Factor. Ed è notizia di ieri (ufficiale) che per la Tuscia, fronte Lega, il nome da mandare al televoto sarà quello di Umberto Fusco. “Stiamo creando una struttura forte – dice lui stesso, di ritorno dal meeting capitolino – che non si fermerà alle prossime votazioni. Avremo una sede a Viterbo, ed un programma concreto che maturerà nel futuro. Basta con Forza Italia, è morta. Basta col Nuovo Centrodestra, sarebbe un passo indietro. È giunto il momento di sposare un progetto lungimirante e innovativo. Che dia risalto a questo stupendo territorio. Ahimè, tutt’altro che conosciuto e sfruttato. Utile solo per le passerelle”.
Si parte coi (sempre di moda) gazebo nelle piazze. E con un incontro pubblico nel quale interverrà lo stesso Salvini. Probabilmente con una felpetta con su inciso “Viterbo”. Punti all’ordine del giorno: abrogazione della riforma Fornero, della legge Mancino sui reati di opinione, di quella Merlin, delle Prefetture, e stop ai concorsi pubblici per gli immigrati. Questo il piano d’attacco. E se si dovesse aprire la strada verso Bruxelles si passerà alle faccende locali. “Abbiamo un petrolio chiamato termalismo – prosegue – da anni sento parlare di investimento a tal proposito. Solo promesse. Siamo una terra dimenticata. La terra di nessuno. Non va bene. Basta”.
Fusco è quindi convinto che qualcosa di buono si possa fare. Che la Lega può arrivare a quel cinque, sei percento utile all’entrata nell’Europa delle cravatte che contano. D’altronde con la medesima fazione anche il fratello, su Latina, sta ottenendo risultati confortanti. “Ho il mio stipendio – chiude – Non punto ad una poltrona o al potere. Vorrei solo vedere le Terme funzionanti. Capaci di dare lavoro a tanta gente. Se sarò eletto giuro che “investisco” (letterale) tutto quello che prendo. E’ una promessa”.
E che Dio ce la mandi buona.

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