24022020Headline:

Il Tuscia in jazz è internazionale

tuscia in jazz (2)C’era uno di Torino che batteva le mani sulle cosce. A tempo. Seduto di fianco un napoletano. Con le dita mimava nell’aria un sax. Appresso due israeliani, più composti ma comunque appagati. E giù giù un groviglio di facce e di razze che manco al mercato Boqueria di Barcellona. In tutto comunque si potevano contare oltre trecento teste. Considerando il giovedì sera polare, il tema trattato, il biglietto a pagamento, varie ed eventuali, si può tranquillamente parlare di un mezzo miracolo. Ed invece, a quanto pare, questa è la consuetudine. O almeno, la consuetudine del Tuscia in jazz. Che nel giorno del debutto all’ombra della Palanzana ha registrato tale pienone dopo le 21, al teatro San Leonardo.

Più altri trecento “c’ero” nel pomeriggio gratuito al Museo delle ceramiche. Ah, mancano cinquanta superstiti notturni della jam al Blitz. Un esercito, in sostanza. Silenzioso, educato e ritmico. Col valore aggiunto della provenienza. Che segna novanta punti percentuali di stranieri, rispetto ad un misero (ma significativo) decimo sul totale rappresentato dal fronte viterbese.

“Ci siamo iscritti ai seminari parecchi mesi fa – dice un trittico di Bologna – prezzi popolari, insegnanti di altissimo spessore, cittadina piacevole. Questa manifestazione si conosce in tutta Italia. Basta dire Tuscia nell’ambiente, non serve altro”. Incredibile. “Con poche ore di treno siamo arrivati – ora tocca ai partenopei – Stiamo conoscendo ragazzi provenienti da ogni parte del mondo. Gli istruttori anche sono internazionali. Per noi è il massimo. E quel tipo che suona l’Hammond sul palco, ormai famosissimo, è partito proprio da qui”. Ecco, il tipo che suona(va) l’Hammond (versione ridotta del colossale organo) è Leonardo Corradi. Ad oggi uno dei migliori sul pianeta Terra nella sua specialità. Decollato grazie alle cure della banda Leali. Parcheggiato sul palco alla destra del padre (spiritual-musicale) Rosario Giuliani. Con Marco Valeri a carezzare la batteria e quell’altra colonna di Aldo Bassi alla tromba. E per chi non conoscesse Giuliani… Male. Andatevelo a cercare. Perché ogni presentazione è superflua.

tuscia in jazz (1)La performance del trio (più uno) è scivolata via rapida. Indolore. Un brivido lungo la schiena. Un aperitivo in piena estate. Così come tutto il giorno seguente (ieri), coi seminari che hanno aperto la mattinata (proseguiranno fino a domani), e Peter Bernstein, Alberto Marsico e Roberto Gatto che l’hanno chiusa. Oggi invece antipasto (più vino) alla sala degli Anselmi: incontro e dibattito con Peter Bernstein, “La chitarra nel jazz” (ore 18, ingresso 5 euro).

Massimo Davola trio (ore 19, gratuito) al Museo delle ceramiche. E poi di nuovo al teatro San Leonardo: Aaron Goldberg, Ruben Rogers, Eric Harland trio (ore 21.30, ingresso 15 euro).
Avanti così.

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