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Indimenticabile Pasqua grazie al jazz

tuscia in jazz (3)Devo dire che, di musica, ne ho sentita tantissima e ne ho fatta fare altrettanta… in questa città e fuori… ma quello che ho vissuto in quest’ultima settimana a Viterbo – come consigliere comunale per giunta – ha battuto ogni mia più ottimistica previsione.

Lo dico subito, perché non  voglio usurpare meriti a chicchessia: non ho organizzato niente in prima persona… diciamo che ho fatto in modo che si verificasse quell’allineamento di pianeti che ha portato, nella nostra città, il Tuscia in Jazz Spring Festival.

Quanto invidiavo, fino ad una decina di giorni fa, quelle località limitrofe a Viterbo che avevano la fortuna di avere un concerto dietro l’altro per una settimana di fila.

Perché a Viterbo no?

Così, una delle primissime cose che mi ero ripromesso – parlo sempre al singolare perché questo è il “mio” blog… nevvero? – subito dopo la mia elezione era: bisogna fare il Festival a Viterbo.

Non qualche concerto – già sarebbe stato molto – proprio il Festival… quello con i corsi di formazione, con i ragazzi che vengono da mezzo mondo e portano in giro per la città il contrabbasso sul carrellino… quelli con gli strumenti a tracolla che mangiano la pizza fuori ai locali e che passano da una location all’altra, da una lezione ad un concerto senza soluzione di continuità.

Ed è andata proprio così… è stata scelta la settimana di Pasqua… 130 allievi – ma le cifre le fornirà Italo Leali, direttore artistico di Tuscia in Jazz – tre concerti al giorno, dalle 18 alle 24, oltre alle jam session fino alle 2 di notte.

Dopo le polemiche estive,  avevo portato avanti l’operazione “riappacificazione” tra Italo (Leali) e Giacomo (Barelli, allora assessore alla Cultura), con la “paterna benedizione” di Leonardo (Michelini… il sindaco, no?!)… poi il cambio di Giacomo con Antonio (Delli Iaconi) e poi… i mille problemi organizzativi… che lo staff di Tuscia in Jazz ha saputo brillantemente superare.

Poi le paure della vigilia: davvero verranno 250 persone da fuori Viterbo, per partecipare al Festival? E i viterbesi, a Pasqua e a Pasquetta, avranno voglia di venire a sentire i concerti?

Io che dicevo a Italo: oggi “sold out” (che soddisfazione attaccare quel cartello fuori al teatro – tutto esaurito – chiuderne la porta e andare sul palco), ma domani la gente andrà a fare la scampagnata. Prepariamoci a non avvilirci per sale mezze piene (o mezze vuote, dipende dai gusti). E invece il pieno pure a Pasquetta, anche al concerto delle 11 di mattina!!!

Poi la “bellezza” del pubblico, quanto mai eterogeneo come età e provenienza. Perché il jazz è così. Sarà pure una musica “di nicchia”, ma appassiona a tutte le età. Basta sapersi mettere in ascolto.

Sapete che vi dico? Io me li sono goduti quasi tutti, questi concerti. Ognuno con una sua caratteristica e identità, ognuno a suo modo memorabile, con “mostri sacri” italiani ed internazionali, e future “star” della nostra città.

E quando sono andato sul palco – solo una volta, non sono invadente – non ce l’ho fatta a non dire che, sì!… il Tuscia in Jazz Spring Festival dovrà diventare un appuntamento fisso della Viterbo che ama la buona musica e la cultura.

Il giorno dopo – saputolo – è intervenuto anche Leonardo Michelini che ha detto che, perché no, si organizzerà qualcosa anche in estate. Fosse intervenuto anche qualcun altro, magari avremmo avuto anche un Primo Maggio in jazz.

Eh, però… peccato che ci sia poco tempo per organizzare… altrimenti… chissà?!

Ps: ho accuratamente evitato di citare anche uno solo dei tantissimi artisti che si sono esibiti nei 15 concerti. Per quello c’è il programma, che testimonia della qualità siderale delle esibizioni a cui Viterbo ha potuto assistere. Avrei collaborato anche da privato cittadino ma, permettetemelo, per una volta sono stato orgoglioso di essere consigliere comunale.  Il compianto Ivan Graziani lo diceva in senso negativo, ma io… “questa Pasqua non la scorderò!”.

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