23102017Headline:

La Piergentili vince il derby “della fusione”

Un momento del derby

Un momento del derby

Quando manca una manciata di secondi al suono della sirena, s’alza a destra una voce: “La fusione mettevela in quel posto”. Così finisce il derby dei canestri tra Piergentili e Ilco, con una battuta di chiaro stampo biancoverde, e i successivi festeggiamenti fortitudini. Baci a abbracci sul parquet (dirigenti compresi) per un successo (77-67) che conta poco per la classifica ma molto, evidentemente, per l’orgoglio della Piergentili. E’ da qui che bisogna ripartire.
Da qui, e dall’anticipazione che Viterbopost ha pubblicato venerdì: quella di un’ipotesi di fusione – e i relativi approcci già iniziati – tra le due massime realtà del basket maschile cittadino.
Una notizia che non ha trovato smentite ufficiali e che anzi è stata confermata in via ufficiosa da alcuni esponenti di entrambe le parti. E che ieri è stato uno degli argomenti di conversazione tra il popolo del PalaMalè. Un popolo che ha interpretato il derby in maniera sostanzialmente corretta, con le due tifoserie – se così si possono chiamare – che si sono rispettate, a parte qualche innocente coretto di ragazzini. La Piergentili era padrona di casa, e si è notato, visto che molti simpatizzanti della Stella Azzurra hanno occupato una parte insolita della platea (defilati sulla destra della tribuna d’ingresso), così come la squadra è stata costretta a cambiare panchina, essendo “ospite”. C’erano anche gli striscioni, di entrambi i colori, e uno – di stampo fortitudino – si riveriva proprio al tema caldo di un ipotetico matrimonio: “Noi felici da soli”, c’era scritto. Come dire: la fusione non la vogliamo.
I malumori dei tifosi (se così si può chiamare quel cartello, e bisogna vedere se rappresenta i pensieri della maggior parte), trovano conferme anche sui social network. Basketintuscia, che è il portale di riferimento del movimento viterbese da anni, ha infatti ripreso il pezzo di Viterbopost sulla fusione e ha chiesto un parere ai lettori e addetti ai lavori. E’ intervenuto subito Daniele Aronne, arbitro di serie A, che ha accolto la provocazione sull’eventuale figura che potrebbe ricoprire la carica di presidente della nuova realtà, proponendo (“per freschezza, autorevolezza e competenza”) Luciano Tola, ex arbitro internazionale e attualmente al vertice della Nuova Fortitudo. A rispondergli, e ad allargare il dibattito, ci ha pensato Lillo Ferri, allenatore delle giovanili e dirigente storico della Stella Azzurra: “E’ nota la mia posizione da sempre distante a questi discorsi anche sulla base oggettiva dei risultati negativi che hanno avuto le recenti fusioni – ha scritto Ferri – La Stella ha impiegato 25 anni per strutturarsi e arrivare dove si trova e i vari presidenti che si sono succeduti con i dirigenti hanno dato prova di efficacia e competenze creando una struttura completa di settore giovanile mai avuta a Viterbo . Su questa solida base si continua senza fretta nel processo di crescita senza la necessità di fondersi con nessuno come d’altronde è nelle nostre intenzioni”. Resta da capire se la posizione di Ferri è quella di tutta la società.
Interessante anche l’intervento di Andrea Scaramuccia, altro pezzo importante della storia del basket viterbese (la sua famiglia è proprietaria delle Ants, squadra femminile di serie A2, e suo papà Carlo è una specie di monumento per tutto l’ambiente): “Che dire, Viterbo ha espresso, negli anni, tante buone realtà cestistiche ma mai un giocatore è uscito dai settori giovanili (Marco Tirelli a parte che ha giocato nella 3 serie a partire dall’alto). Se si esclude il periodo degli anni 70 in cui diversi viterbesi hanno giocato ai vertici nazionali, nessun viterbese ha mai giocato nella seconda o terza lega. Se la fusione andasse nel senso di strutturare e rafforzare la cantera sarebbe ottimo, altrimenti ha ragione Ferri, non servirebbe a nulla”.
Insomma, l’ipotesi di una fusione fa discutere, e questo è un punto di partenza. Che poi arrivi anche da qualche parte, si vedrà nei prossimi mesi. L’impressione è che non finisca qui.

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