24052017Headline:

L’orgoglio cimino e la fame gialloblù

Laurent Amassoka e il presidente della Sorianese Francesco Torroni

Laurent Amassoka e il presidente della Sorianese Francesco Torroni

L’orario è l’unica cosa che ti può far venire il mal di pancia, anche se in questa stagione maledetta ci si è pure abituati al calcio mattutino, occhi gonfi eppur bisogna andar. Ore 11, tutti a Soriano. Il derby più derby che c’è, con tutto il rispetto per Canino (la trasferta che ha aperto la stagione, una bella vendemmia settembrina), Montefiascone (troppo vicino, troppi amici, da Venanzi a Del Canuto al Principe Grimaldi) e Monterosi, che ormai è più Roma caltagironica che roba nostra.
Zoriano invece è una faccenda diversa. Intanto perché lassù sono orgogliosi a palla. Hanno una storia, e non solo calcistica, e lo ricorda il Castello Orsini che ti guarda fiero dall’alto. Col pallone ci sanno fare, e da un pezzo: a lungo terza e seconda squadra della provincia, proprio alle spalle della Viterbese. Eccellenza di vertice, con nonno Carloni in panchina e Graziano “Lupetto” Mannari, ex Milan di Sacchi, in campo. Poi la promozione in serie D, trionfale, con quel Sergio Pirozzi che i sorianesi ancora amano. Qualche vicissitudine poco chiara nel recente passato, presidenti biscazzieri, debiti con la pala, il fallimento, la fusione. E la rinascita, col progetto serio di Francesco Torroni, sorianese che vive e lavora a Viterbo, professionista che unisce alla competenza dei numeri (fa il commercialista) la passione del tifoso. Per capirci quanto sono seri i rossoblu di oggi: hanno vinto e scalato i campionati (dalla Prima categoria fino a qui) nonostante per tre anni di seguito si siano ritrovati a competere con la famiglia Camilli, nella versione Castrense. Sono stati duelli appassionati, stagioni esaltanti: Grotte sempre in testa, Soriano ad inseguire da vicino, e alla fine a salire comunque. Onore ai secondi.
Quello di oggi è l’ultimo atto. Perché la Viterbese è destinata a volare sempre più in alto – la serie D, i professionisti – e la Sorianese resterà giocoforza in una dimensione più umana, senza comunque rinunciare a nuove soddisfazioni, nuovi traguardi. All’andata i gialloblu fecero una faticaccia: i cimini sono quadrati, hanno un allenatore di categoria superiore (Daniele Scarfini, lanciato a Marta e poi approdato anche in serie D), bei giocatori come quell’Amassoka che farebbe comodo a tutti. La Sorianese è la terza forza del torneo, anche a Rieti lo sanno, e temono che possa diventare persino la seconda, in questo finale di campionato che promette meraviglie. Della serie: oggi servirà una grande prestazione per fare bottino pieno, una prova di tecnica ma anche di umiltà, perché se Federici e compagni scenderanno in campo con presunzione, il rischio figuracce diventa altissimo.
Stamattina il Casalaccio sarà pieno, magari come quindici anni fa, quando ospitò la Roma di Zeman. Un campo che non ha perso il suo fascino, nonostante l’arrivo del fondo in sintetico: costruito su un pianoro che guarda alla valle del Tevere, e più oltre fino al Terminillo, esposto al vento d’inverno (unico modo per resistere: abbondanti rifornimenti di grappa al bar), due tribune opposte, il calore dei tifosi di casa e dei tanti che saliranno da Viterbo. Un’altra domenica particolare, in questo anno di ricostruzione, di espiazione dei peccati (altrui) e di speranza. La speranza che dalla provincia possa ripartire un progetto grande.

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