25022020Headline:

Manager donne: è rivoluzione culturale

4 nominate PresidentiLa nomina di quattro donne di spessore come Emma Marcegaglia, Patrizia Grieco, Luisa Todini, Catia Bastioli ai vertici di Eni, Enel, Poste e Terna viene salutata da più parti come un cambiamento epocale perché riguarda le più importanti società pubbliche, che pesano molto sul Listino di Borsa Italiana e segna l’inizio di una grande era per lo sviluppo della Governance femminile. La scelta di designarle come Presidenti non era obbligata da regole o norme per il Governo, ma è stata una decisione coraggiosa ed innovativa, all’insegna del rinnovamento e della valorizzazione delle competenze femminili.
Il premier Renzi , infatti, non si è limitato a rispettare la Legge 120/2011 sulle quote di genere, che prevede il 20% di donne al primo rinnovo nei CdA delle società controllate, ma è andato oltre: le donne sono il 40% dei nomi scelti di Poste Italiane , il 33% di quelli di Enel ed Eni e il 28% di Finmeccanica. Per comprendere il peso del cambiamento occorre ricordare che, prima di queste nuove nomine, le sei società oggetto di rinnovo degli organi sociali avevano in totale 48 consiglieri di amministrazione e di cui solo 2 erano donne, mentre Eni, Enel, Terna e Ferrovie avevano CdA interamente maschili, né si era mai parlato di avere un Presidente o un AD donna.
Riguardo alle criticità sollevate la più ricorrente è che sono state assegnate tre Presidenze, ossia incarichi di facciata, mentre risulta evidente la mancanza di donne nei ruoli di Amministratore Delegato, cioè in posizioni esecutive e di comando più strategiche per le aziende. E’ vero che in Italia la figura del Presidente delle Società è stato spesso di rappresentanza, ma in realtà si tratta di ruoli di grandi responsabilità in tre colossi pubblici italiani. Le Presidenti avranno il compito di condurre e indirizzare i lavori del CdA ed essendo donne di grandi competenze e doti manageriali, daranno sicuramente il loro contributo alla Corporate Governace delle aziende. Altre critiche hanno riguardato l’appartenenza a lobby di famiglia di alcune prescelte, nominando persone che rappresentano il modello di Governance in Italia, sempre dominato da società a controllo familiare. A tal proposito occorre segnalare che il family business non è un fenomeno esclusivamente italiano e il livello di professionalità delle manager nominate è eccellente : provengono tutte da esperienze industriali importanti dove hanno dimostrato di avere personale talento e competenze e questo sarà un importante test per il modello di leadership femminile.
Nel nostro Paese la legge sulle quote di genere è stata molto utile, ma non è ancora riuscita a superare il famoso “tetto di cristallo”, scontrandosi spesso con la dura realtà delle cose. Più in generale, le pari opportunità tra uomo e donna è un traguardo che l’Italia deve ancora raggiungere pienamente, come ribadì lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenendo al Quirinale in occasione della Giornata Internazionale della Donna l’8 marzo scorso. Impossibile non ricordare certe sue importanti parole: “Troppo spesso –disse il Capo delle Stato – si sente dire che il tema delle pari opportunità è superato perché viviamo già in una condizione di uguaglianza giuridica e materiale tra i sessi. Ovviamente non è vero. In particolare non lo è in Italia, dove riconoscimenti e successi femminili crescenti nell’istruzione si traducono solo in parte in una maggiore presenza nei vertici delle varie professioni e soprattutto non bastano a produrre tassi di attività comparabili a quelli di altre economie avanzate”.
Un monito forte per il nostro Paese è stato lanciato anche da Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, secondo la quale l’Italia in UE è quella che ha fatto meno per incoraggiare il lavoro femminile, mentre un cambiamento avrebbe effetti benefici sulla produzione di reddito aggiuntivo e sull’uscita dalla stagnazione.
Al di là della denominazione poco felice “quote rosa”, è innegabile però che il tema della parità di genere ha creato un movimento di opinione inarrestabile. Inoltre, la sensibilità a favore dello stesso, mostrata dal Governo con un Esecutivo composto per metà al femminile e la nomina di donne-manager ai vertici di grandi aziende pubbliche, ci fanno ben sperare che la rivoluzione culturale si stia affermando anche in Italia. E’, infatti , dalla piena collaborazione tra competenze differenti e complementari di eccellenze maschili e femminili che arriverà un contributo fondamentale per affrontare la sfida decisiva al rilancio del nostro Paese.

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