14122019Headline:

Un successo ogni oltre aspettativa

tuscia in jazzÈ un po’ come quando la domenica ci si sveglia un quarto all’una. Vestiti. Sul letto. Con la lingua felpata e mezzo chilo di spicci in tasca. Che non ci si ricorda con quanti soldi si era usciti la notte precedente. I conti non tornano. O meglio, sono indecifrabili. L’unico in grado di quantificare la spesa potrebbe essere il barista di fiducia. Gli spagnoli la chiamano resaca. In Inghilterra si dice hangover. Qui è semplicemente il dì seguente alla sbornia.
Ecco. Così si è chiuso il Tuscia in jazz. Con una sbronza (non alcolica). Con un bagno di folla. Con la lacrimuccia scesa sul viso di Italo. Il direttor Leali. Che ha tentato di mascherare qualsiasi emozione ma poi non c’è riuscito. La sua creatura, per la prima volta a Viterbo ma per la tredicesima sul pianeta Terra, ha fatto boom. Ha centrato ogni obiettivo. Ha addirittura raccolto più di quanto previsto.
I soli cinque concerti serali hanno raggiunto ad occhio e croce sulle duemila persone. I meeting pomeridiani gratuiti non sono calcolabili. Porte spalancate e gente stile sardine in scatola fino all’uscio. Un paio di cento i ragazzi provenienti da tutto il mondo quelli che si sono dilettati nei master class. Ovverosia i seminaristi venuti per studiare. E giù giù, fino al Blitz sempre gonfio per le jam notturne.
E questo è solo il profilo legato agli spettatori. Interessante sarà ora comprendere quanti “mi piace” su Facebook piuttosto che quanti alberghi hanno sorriso. I cosiddetti flussi turistici. E magari anche visionare un piccolo grafico che descriva incassi, costi, contributi e partnership. Per tutto ciò basterà aspettare i primi giorni del mese prossimo. Quanto occorre per far riprender fiato alla macchina organizzativa. Il tempo giusto che la resaca abbia fatto il suo corso.
Di confortante ci sta comunque che il sindaco Leo Michelini ha già chiarito a tutti un concetto: la conferenza stampa è d’obbligo. Così come il suo fido Paolo Moricoli ha assicurato la permanenza del Tuscia da queste parti negli anni a venire. Non si sa mai che qualche toscanaccio tenti di rubarci un’eccellenza da sotto il naso.
E per quanti non si fossero resi conto della portata qualitativa dell’evento i nomi da andare a cercare su Wikipedia, in ordine sparso, sono i seguenti: Rosario Giuliani. Aldo Bassi. Peter Bernstein. Alberto Marsico. Roberto Gatto. Aaron Goldberg. Reuben Rogers. Erica Harland. Fabrizio Bosso. Enrico Mianulli. Enzo Pietropaoli. Adriano Viterbini. Peppe Servillo. Javier Girotto. Natalio Mangalavite. E buono studio.

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