08122021Headline:

Il pronto soccorso arriva dai sindacati

Il pronto soccorso di Belcolle

Il pronto soccorso di Belcolle

Due emergenze in contemporanea, in un settore delicato come la sanità, con risvolti critici sia sull’assistenza dei viterbesi sia sul livello occupazionale. Sarebbe una storia da candidare all’Oscar della sfortuna, se solo non fosse tremendamente seria: il pronto soccorso di Belcolle da una parte e Villa Buon Respiro dall’altra turbano questo inizio estate della Tuscia. E turbano le notti dei sindacati, quelli che si prendono la responsabilità di ragionare, di fornire suggerimenti a quegli amministratori pubblici di ogni ordine e grado, tutti così spaesati di fronte all’emergenza. Nella speranza che certe idee possano diventare soluzioni.

SOCCORSO IN ROSSO E poco importa che qualche proposta sia al limite della provocazione. Qui la situazione è allarmante. Tipo Belcolle, il pronto soccorso di riferimento della provincia, ridotto ai minimi termini in quanto a personale, con i relativi problemi di attese, servizi, funzionalità: “Un esempio arriva dal triage, il punto dove si definisce il codice del paziente. Secondo normativa ci dovrebbe essere due infermieri. Da un anno a Belcolle ce n’è uno solo, e tenete conto che qui arrivano anche i casi più gravi, come gli arresti cardiaci – racconta Antonella Ambrosini, segretaria della Cgil sanità – La cruda verità è il pronto soccorso deve garantire l’attività d’emergenza, ma ormai gli infermieri sono pochi, i tempi delle vacche grasse sono finiti da un pezzo. E viene da sorridere ascoltando chi, demagogicamente, dice che il paziente debba essere sempre al centro: su questo siamo tutti d’accordo, peccato che ormai, intorno al paziente, non ci sia più nessuno…” Già, è il risultato di anni di tagli, di pensionamenti non sostituiti, di blocchi delle assunzioni, di concorsi promessi e non fatti. Gli esempi di buchi da tappare che diventano voragini, di ritmi di lavoro assurdi, di cittadini esasperati (e anche armati, come è accaduto la settimana scorsa) sarebbero infiniti

LA PROPOSTA Così, la stessa Cgil e la Cisl, con Mario Malerba, hanno fatto due conti con il Gipse (gestione informazioni pronto soccorso emergenza) e hanno elaborato una proposta che ad un primo sguardo potrebbe anche sembrare provocatoria, ma che invece potrebbe essere una risposta di buonsenso alla crisi. “Abbiamo rilevato gli accessi dal 1 gennaio al 30 aprile scorso – spiega Ambrosini – Al punto d’intervento di Montefiascone sono stati 1289, a quello di Ronciglione 1656, e di notte la percentuale media è di 1.5 accessi al giorno. A Belcolle invece parliamo di oltre 15mila accessi nello stesso periodo. Questi sono numeri, non smentibili, così come non è smentibile il fatto che si sta parlando di strutture diverse: quelle di Montefiascone e Ronciglione non sono attrezzate per le emergenze, e a loro volta debbono rivolgersi a Viterbo per i casi più gravi, ma anche per una semplice frattura che necessita di radiologia durante la notte”. Di qui, dunque, l’idea: trasferire il personale infermieristico di questi due posti periferici, per i turni notturni, a Belcolle, per integrare il pronto soccorso e agevolare le turnazioni. Una soluzione che consentirebbe di rinvigorire il reparto, e anche di risparmiare circa 800mila euro l’anno per i turni dei medici.

TUTTO SU BELCOLLE “Non chiediamo di chiudere questi due pronto soccorso – sostiene Antonella Ambrosini – semplicemente perché sono già stati chiusi da un pezzo. Come la prenderanno i sindaci di Montefiascone e Ronciglione? Capisco il rischio, ma spetta alla Asl la competenza di quei due ospedali, così come la Asl deve garantire l’attività in piena sicurezza al pronto soccorso di Belcolle. Come sindacati ci preoccupiamo di privilegiare Belcolle perché il momento è critico, al limite della disperazione: ci vuole buonsenso e soluzioni rapide, anche perché i risvolti sociali e di tutela dei pazienti non sono da sottovalutare”. La proposta di Cgil e Cisl è già stata formalizzata ai vertici della Asl, al prefetto Scolamiero e al sindaco Michelini.

villa buon respiroVILLA BUON RESPIRO Altro giro, altra situazione disperata. A pochi chilometri da Belcolle c’è Villa Buon Respiro, clinica privata all’avanguardia per riabilitazione e altri trattamenti, pedina strategica (sulla carta) per la sanità viterbesi. Qui 135 dipendenti, tutta la forza la forza lavoro, è in mobilità dal 1 giugno, per decisione della proprietà, San Raffaele Spa della famiglia Angelucci. Ieri anche la riunione romana, con gli stessi Angelucci e i rappresentanti sindacali regionali, ha partorito una fumata nera, anzi nerissima: confermata la volontà di chiudere. “Qui il problema è di accreditamento – spiega Ambrosini – e se davvero si andasse fino in fondo i 135 lavoratori viterbesi non avrebbero neanche la ciambella di salvataggio della cassa integrazione. E’ stato un fulmine a ciel sereno, visto che un mese fa la faccenda sembrava risolta, con tanto di annunci ufficiali dalla Regione, forse anche in buona fede. Poi non so cosa sia successo”. La segretaria della Cgil sanità avverte: “Bisogna che sindaco e prefetto intervengano subito, per capire se stavolta il rischio di chiusura è davvero concreto e non soltanto una tattica già vista. Occorre prepararsi a fronteggiare lo scenario peggiore, dal canto nostro è probabile che andremo in stato di agitazione”. Centotrentacinque famiglie in bilico, così come tutto da chiarire il destino dei pazienti di Villa Buon Respiro, alcuni ricoverati da anni, senza neanche più parenti in vita. Che fine faranno?

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